19 aprile| 1702 Antonio Dolfin
Dispaccio del 26 maggio| 1702|
N. (senza numero)
Serenissimo Principe,
aprodatta sotto questa città il giorno d’heri una felucha armatta di vinti e più persone imperiali, con la conserva di altre due similli, una galleotta grande et un tartanon che in pocha distanza si attrovavano, né quelli, per quello potei richavare, potevan atrovarsi 240 de presielte persone di detta nattione, et preso da medesimi il sbarcho ne restelli della sanità, restò per parte del diretore di quella esposto a questa caricha le sue instanze di venir alla mia presenza, alch’essendo io concorsso, fu con le cautelle et riguardi di sanità introdoto, ove comparsso, mi espose ch’essendole statto, anchor li 19 aprille decorsso, levato il proprio fregadone da bastimenti francesi sotto questa città, et essendolle acidentalmente rimasto in terra il copano, con diverse altre robe dentro, che perciò si erra qui portatto per ricever li sudetti proprii effetti; io serenamente et lontano da qualunque impegno le risposi, che mentre vi fosse la roba accenatami effetuasse pur il più confacevole al suo interesse, mentre che la caricha, stante la neutralità che la Serenissima Republica tiene con li Prencipi contendenti, non puolle per alcuno de loro partiti minimamente manumetervi, et poi destramente procurai con tal’espressioni farli apparire la indipendente nostra corispondenza, così che, dopo haver più volte replicato che mai haverebe creduto sotto l’ochi d’una città del Prencipe le fosse fatto tal torto si partì, et in questo fra tempo fui puntualmente tutto il posibile per radunarsi la roba stessa, che disperssa in molti di questi sudditi s’atrovava, et quella ge la feci sempre con le debite oservationi portare, dove unitosi alli altri suoi compagni, cominciorono tutti asieme, col pretesto non esser tutta la roba, tumultuosamente et alla comun presenza, esprimere di voler che questa città et il publico rapresentante che si atrova nella stessa ge la pagio, et che già si ha permesso alli francesi poterli tor il loro bastimento, vogliono al loro ritorno che faranno lasciar un aricordo, dimodo che cadauno di questi habitanti non si scorderanno per un gran tempo di loro; onde non pensando tutta l’agevoleza usatagli con tal forma, si partirono con segni di tal dimostranza et per quello richavo presero il camino verso Trieste; ho stimato però di mio riverentissimo debito portarne alla Serenità Vostra minutamente del acadutto le notittie, perché si degnino far a talli sucessi quelle considerationi che da loro intendimenti fossero stimate più proprie; già dalle altre mie di 19 aprile cadutto havrà la Serenità Vostra compreso il statto periclitante (!) di questa città, che altro non sospira se non dalla regia sua mano quel rimedio che in tal’insorgenze fosse stimatto più opportuno; per altro, lassado qualche acidente, non potrò se non sacrifichar me stesso, ben con tutto il fervore per la difesa di questa città, et perché resti illeso il decoro del mio adoratto Prencipe, al qualle riverentemente m’inchino. Gratie etc.
Parenzo, 26 maggio 1702.
Antonio Dolfin, Podestà.
ASVe, Senato, Dispacci, Istria, b. 83.
Trascrizione di Umberto Cecchinato.