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21 ottobre| 1702 - 1704 Ferdinando Priuli

Dispaccio del 1| agosto| 1703|

N. (senza numero)

Serenissimo Principe,
sin’hora non sono inutili le mie aplicazioni per essimere questi sudditi dalli sfoghi di sdegno de triestini, concepiti ingiustamente per l’incendio d’Aquileia; ho fatto destramente intimare all’Herbestein l’inocenza di questi, che con tutto il dissenso del loro animo hanno convenuto soggiacere alle violenze de francesi in quelle attioni; onde continua il comercio, benché in qualche parte riguardato, havendo stimato bene, per divertir in questi principii ogni sconcerto, far contenere li muggesi lontani da quella parte, volendo sperare che, raffreddato il bollore in questi primi giorni, si ridduchino le cose alle solite corrispondenze.
Variano a Trieste a misura delle congionture giornalmente: massime si sente deliberata la marchia di tutti i crovati e haiduchi verso il Tirol, e atendersi in loro cambio solo un reggimento de tedeschi, che diviso ugualmente tra Fiume e quella città, la sperano in questa forma a bastanza presidiata, e sollevati gli habitanti dalle troppo avanzate violenze di quelle due nazioni.
Mi vien rifferto destinarsi a Duino nuovi magazeni di proviande, e che venghino procurate l’inchieste da un suddito di Grau di casa Dottori, del che voglio credere che, quando sia il vero, ne haverà già l’eccellentissimo Senato da altre parti più distinte le notitie.
Ho veduto poi con sommo contento il recinto di Muggia interamente restaurato, se non in quanto una piccola parte dello stesso è in stato poco durabile, al che non si è potuto supplire, consumato già il soldo essibito da quella Camera, che ho voluto resti maneggiato da due cittadini, elletti da quel Consiglio, con titolo di Sopraintendenti alla Fabbrica. Si è riddotta anco un’antica e mezza caduta torre, afatto inutile, e che guardava il porto, in un fortino terrapienato, capace di dieci pezzi di cannon, col suo quartiere per li soldati, alla qual fontione non solo suppliscono volentieri quei sudditi, ma è inesplicabile l’universal concorso delle loro fatiche prestate a quell’opera; ogni sesso e condizion di persona ha voluto contribuire, senza stimoli, i loro sudori, mandando le persone civili altri in luoco. Vero è che vi è unito anco l’oggetto del proprio interesse per la sicurezza delle loro case e famiglie; con tutto ciò non si può desiderare sudditi confinanti né più sviscerati, né più obedienti.
Il Maggior Visconti, soggetto di buona cognitione, vi ha indefessamente assistito, e humilia alla grandezza di Vostre Eccellenze li due uniti dissegni, che non credo indegni de publici sapientissimi riflessi. Uno contiene le piazze di Muggia e Trieste, con tute le fortificationi ultimamente erette, con la valle che le divide e territori confinanti. L’altro poi è la piazza di Muggia, dissegnata in quel stato che dovrebbe essere quando si volesse terminar di riddurla in stato di buona diffesa; fattura che mi accerta non eccederebbe la spesa di ducati seicento. Io non devo promover i dispendii, né riflettere alla Publica Sapienza, che tutto vede, il sistema delle correnti congionture; solo dirò che non vi è altra piazza dal capo di questa provincia, situato al confine, che possi esser sostenuta. Poi considero l’assistenza del sudetto benemerito officiale, senza spesa, il geniale e universal concorso di quei sudditi a contribuire con soli sei soldi al giorno le proprie fatiche; la raccolta che s’attrova già fatta dall’illustrissimo mio precessore di calcine a questo oggetto, per il quale erano già dispensati ducati cinquecento, che da me poi insinuato a’ sudditi di Muggia l’essibir il soldo di quella comunità, restò sollevata la publica Cassa. Rifletterà la somma prudenza dell’eccellentissimo Senato al suo proprio interesse, ch’io ubidirò con tutta humiltà alle prudentissime prescrittioni che si degnasse impartirmi. Gratie etc.
Capodistria, primo agosto 1703.

Ferdinando Priuli, Podestà e Capitanio.

ASVe, Senato, Dispacci, Istria, b. 84.
Trascrizione di Umberto Cecchinato.