21 ottobre| 1702 - 1704 Ferdinando Priuli
Dispaccio del 12 agosto| 1703|
N. (senza numero)
Serenissimo Principe,
anco da questa parte chiamano i commandanti degli esserciti cesarei gli agiuti possibili a loro rinforzo, e sono però in procinto di prender la marchia gli haiduchi da Trieste, non attendendo che l’ultimo ordine. Non può argomentarsi che gran debolezza, quando a vista e sotto le continue minacce de vascelli francesi risolvono di osservare quel presidio, che si va ogni giorno ridducendo a più ristretto numero. È vero che dicono subintreranno in loro vece mille tedeschi di nuove leve, condotti dal Conte Giuseppe Rabatta, da esser però ripartiti con Fiume; ma a buon conto la marchia degli attuali è vicina, e l’arrivo del cambio è incerto.
Sia però per caso di necessità o di nuova massima, più non si vuole che trionfino i legni francesi a diversioni, col trattenere a questi confini grosso numero di militie, dove non havendo quelli gran gente da sbarco, si crede bastare ogni numero di diffensori, e sufficiente la sola artigliaria a tenerli lontani.
Combattuta con tutta la malignità da triestini alla Corte Cesarea la condotta dell’Herbestein, ha superato tuttavia la sua riconferma con mio sommo contento per il suo natural dolce e trattabile che mi rende facile il ritrarne la migliore corrispondenza. Mercordì decorso è passato a divertirsi in questa giurisditione al convento de’ padri Benedettini, in poca distanza da questa città, con la moglie che parte poi per Vienna; dama che per la sua rara bellezza e singolari conditioni girerà in quella corte la ruota della fortuna favorabile per il marito. L’essentiale de suoi discorsi ha versato in condannare la condotta di Puchene per la vile e barbara impresa d’Aquileia, vantando essersi già staccati li quaranta vascelli olandesi per il Mediterraneo a reprimere le loro insolenze; e per portarsi a ricever l’Arciduca Carlo, sperando che habbi a seguire l’imbarco a Trieste, cosa che non so quanto habbi del verosimile, e nel qual porto non potranno fermarsi con sicurezza più di dieci o dodeci vascelli. Ben è vero, che per gli altri vi sarebbe buon fondo nella valle di Muggia, ma sotto il calor del cannone di quel nuovo forte ultimamente erretto, quando però ve ne fosse, non attrovandosi al presente, che quattro falconetti da tre e sei, e quando si havessero a verificare i supposti dell’Herbestein, io non mancarò d’humiliare alla somma maturità dell’eccellentissimo Senato quei riflessi che fossero necessarii per quella parte.
Ha invitato quel predetto rettore a vedere le rimostranze d’allegrezza che si faranno in Trieste per le vittorie di Baden contro Villari, che già se lo figura battuto, solite però millantarie e sfoghi imprudenti della passione, con quali s’alimentano più sensibili i cordogli degli esiti inaspettati.
Da questa parte della provincia si ritrova il golfo libero da’ legni esteri; ben vi è qualche rapporto, che non sia così il Quarner, ma come da quei vicini rappresentanti non ho alcuna relazione, ché le diriggono unicamente all’eccelletissimmo signor Capitanio alle Rive, così dal di lui puntual zelo ne haverà sicure le notitie la Publica Sovrana Maestà. Gratie etc.
Capodistria, 12 agosto 1703.
Ferdinando Priuli, Podestà e Capitanio.
ASVe, Senato, Dispacci, Istria, b. 84.
Trascrizione di Umberto Cecchinato.