21 ottobre| 1702 - 1704 Ferdinando Priuli
Dispaccio del 26 novembre| 1703|
N. (senza numero)
Serenissimo Principe,
ho ubidito le sovrane publiche commissioni col internarmi nella conditione et andamenti di Bortolo Naveu, che si fa chiamare Console di Francia in Rovigno. Questi, di nascita francese, restato essule dalla patria e da quel regno per homicidii et altre scelleraggini, si ridusse in Levante a servire sopra vascelli mercantili e nolleggiati al publico servizio in figura di ceroico. Nel 1688 pose piedi in Rovigno, dove risoltosi fermarsi hebbe incontro in poco tempo d’esser sostituito al chirurgo di quella terra passato d’altra vita, ma come costui è di genio torbido e sanguinario, così anco in quel luoco recise un suddito di Vostra Serenità, e da questa carica dellegata restò absente bandito. Continuò però colà la sua permanenza munito d’un salvo condotto di cotesto Ambasciador francese, intraprendendo l’assistenza a’ legni di quella natione, e finalmente con l’ultimo indulto concesso a’ banditi restò con insensibile condanna di tre huomeni al campo liberato. Capitate poi in golfo l’anno decorso le fregade francesi comandate da Forbin, approdorono in drittura a Rovigno, dove seguirono i primi altre altercamenti col detto Naveu, dal quale instigato quel comandante a pratticare forme superiori e violente, non sono stati pochi i sconcerti seguiti in queste aque, le contrafattioni nell’importante materia di sanità, senza il qual riguardo ha ricevuto le prede di quegli armatori, e particolarmente le spoglie del saccheggio d’Aquileia, opponendosi con ingiurie e minaccie di far bombardar il paese nei casi che fu ammonito a pratticare i riguardi proprii, e le cautele universalmente consuete. Ha la sua habitatione alle rive di quel porto dove, approdati i legni di quella natione, riceve di notte tempo nella propria casa i comandanti e altra gente militare, e vicendevolmente si porta sopra de vascelli. Nelle sue mani capitano gli ordeni e lettere di cotesto detto Ambasciador, che restano da lui spedite, o anche portate in persona sotto verso o dove si trovano gli armatori, prattichissimo di tutta questa provincia molto contribuisce e a disegni, e all’esecutioni, e dubito che sia stato la principale pietra dello scandalo e degli inconvenienti passati, e Dio voglia, non sia anco per l’avvenire, tanto più quanto che, abbandonato al presente l’impiego di chirurgo, si è intieramente rivolto al servitio di quella corona, dalla qual si publica stipendiato con quattrocento ducati annui.
Dall’inclusa relatione havuta da penna fedele haverà Vostra Serenità il più distinto, et io nelle mie precedenti ho stimato bene darne un toco all’eccellentissimo Senato di queste emergenze, scoperte nella visita da me intrapresa in obedienza a’ venerate ducali 21 luglio decorso, e per giusti riguardi ho pratticata in quel luoco tutta la dolcezza; non havendo voluto che la stessa costi a qualsisia suddito o un soldo, o una lacrima; riuscita solo lacrimevole per i miei ministri, tenuti da me lontani da ogni profitto, come io pure ho recusato tutti i legittimi dritti.
Conosciutomi poi immeritevole di aggiongere alcun mio debole sentimento a’ tanti decreti de prudentissimi miei precessori, mi sono ristretto a lasciare qualche ordine in voce, dove ho veduto la necessità, come quello di maneggiar il giro di scrittura de’ pubblici luochi coll’ordine del giornale, e quaderno, in molti luochi malitiosamente trascurato. Con sommo poi mio rincrescimento ho ritrovato in Parenzo aggiunti tanti aggravii alle comprede de formenti al capricio, e incompetenti a quel Fontico, che non vi può esser caso habbino quei sudditi in alcun tempo a godere abondanza; essendo al presente sostenuti a prezzo di lire 18. Come però tali disordinati accrescimenti sono seguiti senza decreto di questa carica, come per legge è stabilito, così mi son risservato, restituitomi alla residenza, di aplicarvi quell’opportuno compenso che dependerà dalla sovrana sapienza dell’eccellentissimo Senato, qual resta da me humilissimamente supplicato a credere che non vi è cosa più fruttuosa in questa provincia per il publico interessamento, quanto la solita visita, dalla quale depende il rispetto a’ patrimonii di Vostra Serenità, la sussistenza de luochi pii, e la consolatione de poveri oppressi dalla sforza de prepotenti. Con quest’oggetto il serenissimo Magistrato Console, con suo sovrano decreto 18 maggio 1636, ha comminato l’esclusiva dall’andar a capello a chi non porterà fede privata all’ubidienza, come faccio ad ogni altra parte delle publiche venerate commissioni. Gratie.
Capodistria, 26 novembre 1703.
Ferdinando Priuli, Podestà e Capitanio.
Allegato: relazione riguardante la vita di Bortolo Naveu (3 cc.).
ASVe, Senato, Dispacci, Istria, b. 84.
Trascrizione di Umberto Cecchinato.