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2 luglio| 1705 Tomaso Morosini

Dispaccio del 9| luglio| 1705|


N. (senza numero)

Serenissimo Principe,
in ordine all’atenzione mia verso il publico interesse, con la quale ho intrapreso il peso di questo reggimento, ho trovato subito pronta l’occasione d’essercitio del dacio de vini di questa città, e della provincia per terre aliene, mentre spirata l’ultima condotta l’ultimo del passato mese di zugno senza alcuna offerta per la condotta nuova, che è di due anni l’una, mi son portato sopra l’incanto per promoverne l’abboccamento, e li continuarò anco per ogn’altro dacio ch’andasse succedendo. Ma come sono state accresciute in questi ultimi tempi all’estremo le mude arciducali assunte nella Camera di Gratz, che ha fatto acquisto delle giurisdizioni confinanti, e che restano per consequenza più rigorosamente custoditi li passi, per obligare quei sudditi a farne la provisione a Trieste, così resta grandemente interrotto e diminuito il comercio delli Cranzi et altri arciducali con questa città. Vado però disponendo gli’essattori per detto dacio, et invitando per la provincia li concorrenti per raccogliere quell’occasione che portasse l’uso delle diligenze, e sugerisse l’aspetazione delle nuove vendemie.
Estesa l’atenzione mia anco alli confini, come godo tutto il contento di poter assicurare l’Eccellentissimo Senato di sentirli in pace, e la rapresentanza in buona corrispondenza con gl’esteri, così provo qualche ramarico di sentir infestata la provincia interna dai banditi, che per l’universale povertà non hanno modo di ricorrere all’invito delle publiche grazie con la liberazione alla Dominante, et il pegio che sotto il loro pretesto si accresce il numero de malviventi, che senza dei banditi si restituirebbero alli loro mestieri, e li sudditi rigoderebbero la bramata tranquillità, come l’esperienza ha fatto conoscere nelle passate occasioni; onde questo humilissimo cenno lo credo indispensabile oggetto tanto del mio debito, quanto più della sovrana paterna pietà dell’Eccellentissimo Senato. Havendo visitato il castello a mezo il lungo ponte che divide la città dalla terra ferma, l’ho osservato con qualche fissura bisognosa d’accomodamento, come anche la torre della publica munitione di tanta gelosia con qualche rotura; il che essendo facile da rimediare nel suo principio avanti che si avvanzi maggiormente il male, e la spesa, ne humilio la notizia a Vostre Eccellenze per scarico del mio humilissimo debito.
Capodistria, 9 luglio 1705.

Tomaso Moresini, Podestà e Capitanio.

AS Venezia, Senato, Dispacci, Istria, b. 86.
Trascrizione di Umberto Cecchinato.