3 novembre| 1706 Giovanni Foscarini
Dispaccio del 8| dicembre| 1706|
N. (senza numero)
Serenissimo Principe,
nell’atto delle mie intiere applicationi per appaltare li quattro publici dacii ritrovati al mio giungere inafittati, come in altre humilissime mie ho rassegnato alla Serenità Vostra, mi vien essibita d’Alvise Toso di Montona l’ingionta scrittura.
Il suo tenore, che riguarda un notabile vantaggio del publico interesse, m’ha dato motivo d’essaminarla, e l’essame m’ha prodotto il debito di presentarla a’ sapientissimi riflessi dell’Eccellenze Vostre. Io trovo che nelle passate locationi il dacio dell’acquavita sia stato deliberato per summe inferiori all’appalto corrente, ch’è di lire quattromilla novecento valuta corrente, per anni cinque.
Benché però questo tempo vada a spirare col fine del prossimo genaro, hanno creduto le dilligenze dell’Illustrissimo mio precessore con incanti antecipati di non perdere l’incontro delle vantaggiose offerte ridotte alle lire settemilla pur valuta corrente, per il tempo degl’anni cinque, e con le condittioni dell’attuale condotta.
Sono altresì persuaso che non havrà ommesso di rifferire i proprii passi alla Publica Maturità, ma non essendo tuttavia pervenute le solite ducali dell’approvatione, e per conseguenza non ballottate le pieggiarie già offerte, non ho voluto abbandonare apunto il migliore vantaggio che nasce dalle sette alle otto milla lire, come risulta dalla mentovata scrittura.
Trattandosi dunque del particolare interesse della Serenità Vostra suplire la mia riverenza coll’attentione dovuta, egualmente che venererò perfettamente il publico comando nelle misure che mi verà disposto. Gratie etc.
Capodistria, 8 decembre 1706.
Giovanni Foscarini, Podestà e Capitanio.
Allegato: scrittura riguardante il dazio dell’acquavite (1 c.).
AS Venezia, Senato, Dispacci, Istria, b. 87.
Trascrizione di Umberto Cecchinato.