3 novembre| 1706 Giovanni Foscarini
Dispaccio del 21 gennaio| 1707|
N. (senza numero)
Serenissimo Principe,
inchinato sempre l’ossequio mio al publico sovrano comando, ho studiato anco d’ubbidirlo a norma dell’ingiontomi nelle venerate ducali 4 del passato decembre. Così, fatt’essaminare l’indigenze puramente indispensabili di questo publico castello, rillevo che con la spesa di lire duecento settanta sei, come dall’ingionta nota n° 1, si potrebbe riparare in qualche parte al gravissimo discapito che mostra pocco lontano. Per altro, chi volesse porvi la mano con i migliori riguardi, sarebbe prima indispensabile la visita d’alcun ingegnere, per prendere poi il consiglio più confacevole al serviggio della Serenità Vostra. L’altro pure inserto foglio n° 2 dimostra li letti di risserva per l’artigliaria che s’attrovano in queste monitioni, tutti sferrati con suoi rodoloni et incapaci all’uso senza tale requisito.
Altresì gl’altri sopra quali essiste l’artigliaria medesima sono stati rimessi già sei anni circa, mentre rissiedeva in questa carica l’Illustrissimo signor Marco Zeno, e fu parimenti all’hora che seguì l’ultimo taglio. Mi viene detto che fosse pratticato nelle vicine campagne, come di presente non vi sarebbe più il caso, e mentre non serve qui il rovere, all’effetto si sono posti in quell’occasione in opera nogare et olmi.
Per nuovo taglio e per valersi della conditione di questi non si potrebbero havere che dalla Valle di Montona, valendosi dell’opportunità della staggione.
Ad oggetto di supplire con proprietà all’occorrenza, è stato nel tempo premesso spedito un capo per sopraintendere, che vi vorebbe nel caso di nuove operationi, come la mancanza d’un proto o perito publico a questa parte è la maggior infelicità che si provi. Se vi fosse, rivederebbe ogni minutia, et insensibilmente vi si anderebbe suplendo, ma, riducendosi le cose all’ultima necessità, convien poi operare gravosamente e reportarsi agl’operari ordinarii del paese. Ad ogni modo ciò ch’è inevitabile vuole il mio debito che lo rassegni alla Serenità Vostra nella guisa che faccio delli due altri fogli n° 3 e 4, perché la publica intelligenza conosca l’occorrenze del magazino dell’artigliaria, e della fabrica del Monte di Pietà, l’uno di lire cento quattordeci, l’altra di lire duemille cinquecento sessanta.
Questa veramente, minacciando in una facciata ruina, mi fa vivere con somma gelosia, ma non servendo l’auttorità della carica per disponere del suo capitale, che ascende a lire sessanta sei mille seicento quaranta, venerarò in questa parte ancora le publiche dispositioni, supplicate parimente perciò che riguarda gl’esborsi che dovessero seguire dalla publica Cassa, impotente per ogni minutia di denaro libero e senz’altra natura d’obligato che de soldi per lira.
Egualmente imploro il senso dell’Eccellenze Vostre sopra la costitutione di questa compagnia de Bombardieri, atteso che nel numero di cento e vinti che la compone, non compresi gl’uffitiali, ne ritrovo vent’uno di forastieri, cioè fatti habitanti da poco tempo, et altri d’estera natione, per sapere se quest’ordine sia consonante a’ publici riguardi, o se vi debba esser supplito con altretanti sudditi naturali, quali per soministrare è ben capace questa popolatione.
Ero poi nell’atto di passare alla deliberatione accennata nell’altre ossequiosissime 26 del spirato decembre contro il Cancellier del Podestà di Due Castelli, per la licenza de’ grani rillasciata contro i publici divieti, quando col chiudere della carica s’è presentato avanti di me lo stesso Podestà, ch’è il signor Gabriel Grisoni, con la sicurezza di non haverla lui segnata, e colle suppliche più vive, perché mi sia rimessa l’auttentica, onde al confronto s’identiffichi il dovuto castigo, a fronte del quale sia palese e costante la pontualità che protesta.
Persuaso dunque dall’honestà del ricorso, lo rimetto agl’arbitrii della Serenità Vostra, da quali attenderà la mia riverenza la norma de passi ulteriori.
Sarà però sopra tutto il più beneffico influsso alla ristretta costitutione di questi sudditi il rimedio alle mude arciducali, onde le ritorni la perduta facilità d’essitare (?) le loro rendite de sali, e mentre io non ho lasciato far comprendere i publici benignissimi riflessi sopra l’importanza della materia, devo a sodisfattione del vero rifferire, che quanti sono questi popoli, altre tanti sono li voti che la sospirano. Gratie etc.
Capodistria, 21 gennaio 1706, m.v.
Giovanni Foscarini, Podestà e Capitanio.
Allegati: n. 2, nota del legname del taglio dei legnami eseguito sotto il regime di Marco Zen (1 c.); n° 3, nota dei lavori da eseguire per la restaurazione del magazzino dell’artiglieria (1 c.); n° 1 nota dei lavori da eseguire per il restauro del castello di San Leone (1 c.); polizza dei lavori di restauro delle mura (1 c.).
AS Venezia, Senato, Dispacci, Istria, b. 87.
Trascrizione di Umberto Cecchinato.