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3 novembre| 1706 Giovanni Foscarini

Dispaccio del 26 aprile| 1707|

N. (senza numero)

Serenissimo Principe,
il desiderio d’ubbidire precisamente alla publica volontà nelle misure del comando già esteso con più decreti a questa carica, mi stimola ad implorare dalla Serenità Vostra lume e scorta a’ miei passi.
Fra le molt’inspettioni de’ publici riguardi in questa provincia, la più gelosa et importante è stata quella sempre de’ confini, et per ogn’insorgenza de’ tempi andati furono dirette le commissioni agl’Illustrissimi miei precessori.
A questo fine sono anco eletti due di questi cittadini col titolo di Proveditori, et in mancanza loro la Publica Auttorità vi va sostituendo delli soggetti più idonei e capaci. Tale carico fu stessamente essercitato dal signor dottor Raimondo Fini, che pieno di fervore e di zelo ereditato da’ suoi maggiori, che lo precessero nel medesimo impiego, come lo fa presentemente l’unico fratello rimasto, rimostrò quanto inutili potessero essere li studii di versare sopra la materia in caso di necessità, quando non era raccolta alcuna scrittura o dissegno concernente li confini medesimi, ma sparse e in questa città e per gl’altri luoghi della provincia. Essaminato però dalla sovrana maturità dell’Eccellentissimo Senato il raccordo, le parve d’ordinare, con le ducali 26 febraro 1694, al Rappresentante d’allora, che col mezo d’uno de’ Proveditori fossero raccolti tutti i lumi, scritture e dissegni che potessero ritrovarsi ne’ luoghi a questa giurisdittione soggetti, con desterità e senza osservatione, per esser il tutto riposto e custodito con buon ordine e regola in quest’Archivio a chiarezza delle publiche raggioni.
Così è stato prontamente essequito, ma per operare colle destre formalità comandate, rillevo che, particolarmente al Reggimento d’Albona, sono ricercate le mentovate scritture, nella guisa che degneranno l’Eccellenze Vostre raccogliere dall’ingionto foglio numero 1.
D’allora sino in presente niente più è stato innovato, ma già qualche settimana l’Illustrissimo signor Podestà d’Albona ha spedito a questa parte uno de’ Giudici di quella Communità, per rihavere le carti una volta rillasciate in veneratione al publico comando. La mia riverenza altresì col documento di questo, espresso nelle mentovate ducali 26 febraro, le ha rimostrato l’impossibilità di compiacerlo, e perché m’accennava esservi urgenza d’usarle per motivi collà insorti, l’ho richiesto a rifferirmi l’emergente, onde si potesse versare col fondamento de’ lumi antichi nel conciliar il miglior publico servizio. In vece mi replica ciò che contiene il foglio numero 2, unendomi anco l’altro numero 3, e mentre credo superfluo, anzi inutile, ogn’altro passo, mi rassegno alla Serenità Vostra per supplicare documenti alla mia ubbidienza. Osservo che la carica d’Albona va elegendo due soggetti col titolo di Proveditori ai Confini, e l’asserisce in virtù di ducali 23 luglio 1633, senza che qui vi sia alcuna partecipatione o communicatione.
Altresì vedo eletti in questa città due Proveditori dalla Serenità Vostra, quali di tempo in tempo hanno versato sopra tutti li confini della provincia; dipendendo da questa carica mi hanno rifferito i loro passi, e dalla medesima sono stati rassegnati alla Publica Sapienza. Che tutti li Rappresentanti della provincia stessa hanno sempre d’ogni successo partecipato questa carica, dalla quale hanno ricevuto instruttione per dirigersi, come lo fano per ogn’altro riguardo, e finalmente m’assicurano gl’attuali signori Proveditori ch’ogni passo in tale materia è sempre stato da essi e da’ loro precessori maneggiato, senza che sia stato tentato di più, il che pure si comprende dalle carti.
Hora dal preaccennato Rappresentante si ricusa di communicare a questa carica l’emergente, si vuole la restitutione delle carti e si mostra la facoltà d’elegere due altri Proveditori, quasi che fosse l’intentione di dirigersi separatamente con misure diverse da tutto il passato, e che li soggetti da lui destinati possedessero maggior facoltà delli creati dalla Serenità Vostra.
In questo stato di cose è manifesto l’assurdo e l’inconveniente che nascerebbe, tanto più che fato alcun passo potrebbe essere difficile il rimedio. A sgravio dunque del mio dovere, e dell’impegno con cui servono lodevolmente questi signori Proveditori, con quali ho havuto conferenza per la novità della quale si tratta, mentre non si potrebbe rispondere dell’altrui operationi, humilio senza ritardo agl’arbitrii dell’Eccellenze Vostre la serie intiera della faccenda, perché la dilation del rimedio, potend’alle volte essere pregiudiciale, intende il mio ossequio di meritare anco con la pontualità dell’ubbidienza.
Suplito a ciò m’honoro d’accusare la ricevuta delle ducali 15 cadente con il precetto di far seguire la peritia sul luogo da persona habile e sufficiente, circa la qualità dell’escavationi necessarie nelli due porti di San Pietro e San Martino, suggerite dalle mie divotissime applicationi. Come però questo passo deve precedere all’essame della spesa, che non può precisamente liquidarsi senza la fissation dell’operationi, mi duole non poter far seguire la peritia medesima, quando qui non v’è alcuno capace, il che è la maggior infelicità del publico servitio a questa parte. Imploro dunque da nuovo l’honore che sia spedito di costì lo stesso publico perito, perché compito questo primo passo si possa disponere li rimanenti nella guisa c’ho minutamente rifferito al Magistrato Eccellentissimo al Sale, in veneratione al publico comando, e giungere a tempo di cogliere l’opportunità preciosa della staggione per l’effetto in novembre venturo. Sarà pure condotto principalmente il mio oggetto per conciliare il possibile publico risparmio, come spero mi sia per riuscire e mi rassegnerò allora con fondate misure al sovrano intendimento dell’Eccellenze Vostre con l’intiero della materia, per venerare le loro supreme deliberationi. Gratie etc.
Capodistria, li 26 aprile 1707.

Giovanni Foscarini, Podestà e Capitanio.

Allegati: n° 1, copia tratta dalla filza delle lettere del nobiluomo ser Anzolo Balbi, podestà d’Albona, esistente nella cancelleria (1 c.); n° 2, copia tratta da altra simile scritta dal podestà d’Albona, esistente nella cancelleria di Capodistria (2 cc.); n° 3 copia tratta dal libro delle terminazioni del podestà di Albona (1 c.).

AS Venezia, Senato, Dispacci, Istria, b. 88.
Trascrizione di Umberto Cecchinato.