3 novembre| 1706 Giovanni Foscarini
Dispaccio del 9| maggio| 1707|
N. (senza numero)
Serenissimo Principe,
delli tre dacii, per i quali il mio humilissimo debito ha versato nell’uso de’ soliti incanti, atteso il spirare delle loro condote, m’è riuscito sin hora deliberarne due, l’uno detto della cornaria sive pascoli di Grisignana per anni cinque, e l’altro de’ vini che s’estragono da questa città e provincia per terre aliene, per anni due, con le conditioni giust’alle passate condotte.
Così ho il contento di veder il primo sostenuto più di tutto il passato, et l’altro ancora migliorato dall’ultima locatione, che spirerà nel prossimo venturo giugno.
Tale verità, mentre sarà espressa nel tenore de’ fogli ingionti, formati da questo Scontro di Camera, a me non resta che rassegnare alla Serenità Vostra l’atto delle mie divotissime applicationi, che sin qui hanno goduto la buona sorte di presservare et accrescere li publici patrimonii in ogn’una dell’affittanze, sopra quali ho dovuto impiegarmi.
Sia pure un breve argomento del vivo oggetto che mi conduce nel ben servire, le notizie procuratemi per rillevare gl’andamenti de’ Segnani circa il prepararsi ad uscire novamente con loro legni nel golfo, e l’ammassamento di militie ch’a quella parte vi fosse, antecipando in tal modo l’ubbidienza al precetto inchinato nelle ducali 30 aprile spirato, hieri solamente pervenutemi.
Da persona però degna di fede e d’habilità sono stato assicurato che, sino la dominica 17 dello stesso scaduto aprile, in cui staccò da Segna, tutti i legni armati de’ Segnani stavano in quell’arsenale mal in ordine, a segno che per usarli abbisognavano prima di concia. Che non v’era alcun unione di militie, e meno apparenza che dovessero succedere simili novità.
Tratti bensì dal naturale avido genio, Tomaso Erlianovich e Gianco di Melli, due delli Capi principali d’essi legni armati, si sono trasferiti a Gratz per chiedere da quella Camera compenso e ristoro alli dispendii sofferti nell’ultima passata campagna.
Il ricorso, in vece di frutto, ha riportato tutta la disaprovatione, anzi che mostrando que’ Ministri ciò essere stato contro la volontà di Cesare, hanno fatto arestare essi Capi, e li hanno condannati allo sborso di doicento cechini nella publica Cassa. Terminate in questo modo le loro premure, si sono restituiti in Segna senza che di poi siasi inteso di più. Tuttavia, per havere nuovi et indubitabili rincontri, ho replicato immediate la spedittione dell’accennata persona, che per fortuna ho potuto qui havere, onde spero di breve per la via di terra o di mare poterli raccogliere, et indi renderli alla Serenità Vostra, con quella pontualità che richiede il mio debito, niente più sospirando per animare le mie fatiche che l’humilissimo gradimento dell’Eccellenze Vostre. Grazie etc.
Capodistria, 9 maggio 1707.
Giovanni Foscarini, Podestà e Capitanio.
Allegati: nota sul dazio del vino (1 c.); nota sul dazio della corneria di Grisignana (1 c.).
AS Venezia, Senato, Dispacci, Istria, b. 88.
Trascrizione di Umberto Cecchinato.