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3 novembre| 1706 Giovanni Foscarini

Dispaccio del 13 giugno| 1707|

N. (senza numero)

Serenissimo Principe,
con il giro di brevi giorni, condotto dallo stimolo dell’ubbidienza, ho suplito alla visita solita farsi da questa carica per la provincia, e mentre mi trovo restituito in città coll’oggetto incessante d’andar servendo negl’altrui (!) incarichi, de’ quali mi trovo honorato, rassegno alla maturità dell’Eccellentissimo Senato l’effetto de’ miei passi.
Ho procurato d’aministrare a’ sudditi ragione ne’ loro ricorsi con indefessa attenzione in ogni matteria, e trovo in questa parte di non haver alcun rimorso, che sia rimasto momento di tempo ozioso. Da’ Raggionati meco condotti ho fatto essaminare sotto il mio ochio li maneggi de’ Fontici, Communità e Luoghi Pii, e negl’incontri de’ disordini ho procurato di suplirvi con quella breve mano che la ristretezza del tempo m’ha permesso.
Per li più importanti però, che richiedono una più matura applicatione, mi sono risservato di provedervi a questa parte a norma delle memorie raccolte, onde m’anderò essercitando a sodisfatione del debito che mi conduce. Fra gl’altri luoghi ho ritrovato il Fontico e la Communità di Rovigno, terra la più popolata et osservabile di questa provincia, in una summa confusione, a segno che sul piede corrente de’ loro maneggi è ormai reso impossibile il rimedio. Perché questo succeda con buona mano e durabilmente, ha conosciuta la mia riverenza necessario che da un Raggionato di cotesti senza aderenze o riguardi sia fatto un fondo di capitali, e con questi l’impianto ed una nuova scrittura, ordinata e senza artificii. Per li debiti rillevanti, provenuti principalmente delle dispense col Fontico, vi vorrebbe un oggetto rissoluto per obligar li debitori pertinaci a rissarcirli, e negl’intachi procedere con essempio, mentre il compatimento e l’habilità sono vehicoli a’ mali magiori.
Cert’imprestanze poi, che si praticano dalla cassa dello stesso Fontico a quella della Communità, si doverebbero interdire assolutamente, send’hora in summa rillevante, sempre con aumento d’impotenza per il rissarcimento. A ciò succederebbe una regolatione propria nelle spese et aggravii, così che l’utile dovesse esser bastevole, et in tal modo si leverebbe l’avidità in molti di cercare e volere quasi con violenza l’essercizio di quelle cariche.
Questo termine, introdotto usualmente in quel popolo numeroso che ben di sovente si divide in fattioni coi motivi de’ privati riguardi, fa che si rissenta ogni volta che quella Rappresentanza va studiando alcun compenso, e come ho dovuto restar intieramente edificato del nobil huomo ser Antonio Corner, che collà rissiede in qualità di Podestà, così m’ha fatto conoscere impotente l’auttorità della sua carica ad essequire le di lui savie intentioni nella defficienza di forze. Ogn’altro pure de’ Rettori in provincia si vede vestito d’ottima brama per opporsi agl’inconvenienti, ma in ogni luogo vi sono le sue difficoltà, che bisognerebbe ventillar(e) con particolarissimo studio, per dar rifforma agl’abusi, e condurre i pertinaci alla rassegnat’essecutione delle leggi ben salutari ne’ tempi andati disposte.
Come però tutto in con tempo non è facile di combinarsi, così quando la Serenità Vostra si compiacesse dispormi il Raggionato per i riguardi di Rovigno, cercherei di rimettere il male a quella parte, affinché il documento servisse agl’altri di moderatione. Mi sono consolato nel vedere anco la città di Parenzo quasi rissor(ta) dall’infelicità in cui giaceva, e mentre la situatione è migliorata fra i riguardi della provincia, così, quando fossero ristaurate quelle mura lacere e nella magior parte ruinose, acquistarebbe una magior riputatione et accrescerebbe riflessi d’una più forte inclinatione. Il passare a più minuti racconti sopra ogn’altro luogo veduto, mentre mi traccierebbe dal sentiero che mi sugerisce i motivi della presente divotissima rellazione, trovo proprio dispensarmene per chiuderla colle naturali incombenze. Colla norma dunque di queste ho rassegnato tutte le centurie de’ soldati cernide, e nel dar a’ vechi diservitio consumato secondo la dispositione delle leggi il suo respiro, non ho mancato di rimeterne de’ nuovi per mantennere li rolli colla proportione dovuta.
Mi sono anco desiderato d’havere una descritione di tutte l’anime della provincia medema per ogni distretto soggetto a questa carica, ma la moltiplicità de’ luoghi impedendo una celere unione, mi risservo di renderla a’ publici oggetti tosto che mi riesca di conseguirla.
Sarebbe sopra tutto ciò desiderabile che nei riguardi delle Scuole e Luochi Pii vi fosse una migliore condotta, ma in vece una coscienza troppo abbandonata quasi in tutti che v’hanno interesse. Dell’essenziale havendone già reso conto colle mie humilissime 26 del spirato, attenderò che sia somministrato vigore dalla Publica Volontà a’ miei divotissimi studii, pocco essendo stato il frutto riuscitomi di conseguire in tale riguardo per li motivi già rifferiti.
Pochi mossi appunto dallo stimolo efficace della coscienza, sono venuti ad esponermi la necessità del riparo, et havendo ordinato che siano qui tradotti li libri de’ maneggi, giunti che siano, non ommetterò l’adempimento del mio debito.
In mezo poi delle cose premesse, ho dovuto con spiacere sentir turbata la quiete della magior parte de’ sudditi da molti banditi che con sfrenata temerità, nulla curando le pene ingiontele nelle sentenze degl’Illustrissimi precessori, oltre passano i limiti del confine, e con mano armata s’usurpano impunemente la perduta libertà. La qualità delle genti vuole ch’il paese sia ferace di delinquenze, per le quali, non havendo poi corraggio di presentarsi alla giustitia, soggiaciono al bando, che rimane facilmente violato. Quando la situatione gelosissima del confine non acconsentisce che li sudditi non perdessero la cognitione di trattar l’armi, sarebbe l’unico rimedio un rigoroso (…), o l’uso produrebbe non sprezzabile vantaggio nella publica Cassa, quando vi fosse l’obligo di munirsi delle licenze come si pratica per la terra ferma. Nel sistema però presente, o vi vorebbe un rissoluto e forte bracio per estirparli, e proceder all’essecutione de’ fischi che verso alcuni fatti prepotenti non si possono praticare, mentre impediscono il possesso de’ loro beni a’ compratori, o presservando li sudditi dinare con indulgentissima carità il modo alli contumaci di restituirsi alla publica grazia che la sospirano. Quale possa essere il migliore ripiego ben è espresso alla sapienza dell’Eccellentissimo Senato, cui il mio ossequio rende l’attestato della propria attenzione.
Questa pur vuole che rassegni l’ingionta fede, implorando le dispositioni per il provedimento degl’apprestamenti in essa espressi, necessarii all’uso de’ publici legni qui destinati, e con la medema ho intrapreso gl’incanti per il dacio de’ soldi tre per lira degl’ogli che s’estragono da questa provincia, patrimonio il più rillevante di questa parte, e nella nuova affittanza del quale spero conseguire non sprezzabile vantaggio. Tutto essendo testimonio di riverenza, e del zelo fervidissimo che regola ogni mio moto, l’imploro gradito dalla Serenità Vostra, cui dimando perdono se ho dovuto per pura necessità essere soverchiamente diffuso. Gratie etc.
Capodistria, li 13 giugno 1707.

Giovanni Foscarini, Podestà e Capitanio.

AS Venezia, Senato, Dispacci, Istria, b. 88.
Trascrizione di Umberto Cecchinato.