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3 novembre| 1706 Giovanni Foscarini

Dispaccio del 31 luglio| 1707|

N. (senza numero)

Serenissimo Principe,
in mezo all’essercitio incessante delle proprie benemerite et fruttuosissime applicationi, che va contribuendo l’Eccellentissimo signor Inquisitor Grimani in Friuli, a tutella de’ publici patrimonii e divertimento de’ contrabandi, si è compiaciuto con somma bontà d’estendere un riflesso sino a questa parte, e comunicarmi le diffese decretate dall’Eccellentissimo Senato colle pallade alle parti e boche della Livenza viva, morta et anco della Piave, come pure che tre galeotte con quattro felucche, chiudendo li passi di Lignan, Saoba (?), Grao, Fiumere di Monfalcon, Tagliamento, Lisonzo et ogn’altro lito, guardino il littorale, onde si renda a’ trasgressori totalmente impedita la libertà dannatissima di contrabandare.
L’oggetto però della premessa comunicatione riguardando due punti essentialissimi, cioè che publicandosi l’accennate diffese servano di cogliere un buon vantaggio nel vicino abboccamento del datio dell’oglio di questa città, e che dandosi mano da questa carica alle diffese medesime, vagliano le dilligenze delli due publici legni che qui s’attrovano ad impedire che non s’avanzi l’introdutione d’illeciti negotii in Trieste.
Per il primo, che concerne il datio, sono in positura le mie applicationi di cogliere quanto prima il frutto possibile, non cessando dall’uso degli intrapresi incanti e maneggi a parte, a norma del comando replicatamente ingiontomi, e per il secondo potendolo credere fruttuoso, attenderò di venerare la publica volontà. Dirò bene che, quando gl’accennati publici legni habbino a tenere (?) l’acque della punta detta di Salvore, sino alla punta grossa sarà di necessità indispensabile di far seguire l’escavatione del molo situato dietro la stessa punta grossa, chiamato apunto delle Galere, e presentemente incapace, per essere atterrato, di ricevere alcun benché picciolo legno, quand’egli è l’unico ricovero in caso di alcuna molesta sopravenienza in mare, come ben di frequente succede.
Affinché dunque possa seguire l’operatione importantissima, non lascia l’ossequio mio d’esponere la necessità a’ riflessi sapientissimi della Serenità Vostra, e nello stesso tempo rifferirò di non haver perduto di vista il temerario e scandaloso soggiorno de’ banditi in Pirano.
Mi sono desiderato di poter praticare l’unione delle forze a nome (?) della Publica Volontà, ma non potendosi havere a questa parte le barche armate che servono all’Eccellentissimo Inquisitor Grimani nel punto che può cogliersi del vantaggio, come ne ho fatto l’esperienza, m’è convenuto valermi delle naturali della carica, e m’è anco riuscito d’havere Giacomo Picenin, uno de’ stessi scelerati banditi, che fra brevi giorni passerà all’essecutione della sua sentenza capitale. In tanto che ciò segua, e che l’essempio operi per la sua parte, non lascierò l’attentione per nuovi tentativi, onde resti snidata intieramente quella gente mal nata, sperando pure che un altro delli principali, rimasto nell’atto del premesso arresto mortalmente ferito, e che non ostante ha saputo sotrarsi alle dilligenze de’ ministri, chiuda in pochi giorni la sua abominevole vita.
Può anco succedere che le rissolutioni della giustitia faciano cangiar pensiero alli rimanenti contumaci, ne’ quali per hora sarà frenato il frequente esercitio de’ contrabandi, mentre m’è riuscito di farli levare l’instromento di loro sceleragini, cioè la brazzera con tutti gl’armizi, della quale si servivano tutti assieme. Non si leverà mai però l’apprensione in cui tengono molti di quegl’habitanti, né l’essempio potrà mai essere migliore, sino che non si proceda a spiantarle i riccoveri, cioè le case da loro habitate, ne’ quali tengono coll’ultima disperatione preparata la più gagliarda diffesa ad ogni tentativo.
L’effetto quanto sarebbe salutare, tanto lo trova la mia riverenza necessario, e lo rendo alle publiche ponderationi colle suppliche più divote, perché vi sia donato un particolare riflesso; persuadendomi che, come in tutta la provincia v’è bisogno d’un passo rissoluto della Publica Auttorità, già che anco l’essecutione de’ fischi non può haver più il suo luogo, così l’accennato sarebbe il salutare per tutti.
Fra li riguardi premessi m’è a cuore quello de’ Segnani, che hauta già la permissione per armarsi colla voce di passar a Napoli, operano alla gargliarda ne’ preparamenti. Per havere una certa relatione della vera positura in cui si trovano, già che mi sono mancate le speranze concepite d’ottenerla per altri mezi, ho spedito in quelle parti ufficiale degno di fede e d’habilità, così che al suo ritorno, che seguirà fra pochi giorni, saprò rendere buon conto alla Serenità Vostra, alla cui notitia mi persuado giunta la morte di Nicoletto (?) Grego Coffalonietto, Capo principale de’ legni medesimi, tanto infesto, accadutale la vigilia di San Giovanni Battista nel dar fuoco ad un cannone. Altresì di momenti sarà levato il Baron Terzi dal comando di Fiume, Buccari, e vi sarà sostituito il Conte Adelmo Petazo, come la mia riverenza studiarà sempre con maggior attentione, per tutto ciò che potesse far apparire la premura che mi conduce per meritare publico generoso gradimento. Gratie etc.
Capodistria, 31 luglio 1707.

Giovanni Foscarini, Podestà e Capitanio.

AS Venezia, Senato, Dispacci, Istria, b. 88.
Trascrizione di Umberto Cecchinato.