2 dicembre| 1708 Stefano Pasqualigo
Dispaccio del 13 marzo| 1709|
N. (senza numero)
Serenissimo Principe,
con altre mie humiliai i miei osequiosissimi rispeti alla Serenità Vostra, rapresentandoli il stato deplorabile del publico pallazo ove al presente risiedo, il qualle tiene il tetto disfato in stato talle, che quando piove non si può praticare nel medesimo, e da’ venti impetuosi lo stesso si scuote. Li pavimenti sono rilasciati levando la pratica sopra quelli. Il fogolaro di cucina sta cadente, minaciando ruvina, in stato talle che si rende impraticabile, e per non vedersi a pricipitare ci conviene abbandonarlo, restando privi del servitio necessario. Li scuri de’ balconi quasi tutti rotti senza alcuna sorte de cadenazi, ochieti, bertoele et anco mancanti di qualche polese. La salla poi tiene una scala che descende nel magazeno senza alcun appoggio di sopra, che inavedutamente da quella si può ricevere qualche inconveniente. Ricoro perciò a’ piedi della Serenità Vostra, acciò si degni di far cometere a chi s’aspeta il restauramento dello stesso, che sucedendo li anni venturi la regideza de’ tempi, come è stato presente non ritrovo forma di potere in quello habitare. Significo distintamente alla Serenità Vostra il stato dello stesso acciò non precipiti totalmente e per mia conservatione che della gratia etc.
Portole, li 14 marzo 1709.
Steffano Pasqualigo, Podestà.
AS Venezia, Senato, Dispacci, Istria, b. 88.
Trascrizione di Umberto Cecchinato.