25 luglio| 1709 Aurelio Contarini
Dispaccio del 1| settembre| 1709|
N. (senza numero)
Serenissimo Principe,
nelle poche settimane che mi ritrovo alla carica non è capitato in questa provincia alcun bastimento con carico di formento, mediante il quale, come si è fatto sempre, si potesse provedere il Fontico di questa città di cinque milla stara almeno, che per tutto il verno sono necessarii, in quest’anno massime che, riuscito assai più dell’ordinario sterilissimo il raccolto, sarà ben anco maggiore lo spazzo, come a quest’hora s’isperimenta, essendo che, se bene sia fatto con ogni possibile parsimonia e con tutta la risserva, ad ogni modo, delli stara due milla e cinquecento che vi ho ritrovati non ne sono in essere tanti che possino esser sufficienti per l’entrante settembre. La sterilità del Friuli, ancora, leva ogni speranza di soccorso da quella parte; né si può rivogliere le applicationi che nella sola Dalmatia et Albania. Tali angustie pongono ragionevolmente, non meno la mia persona che li Rappresentanti questo publico, in apprensioni molestissime, essendo evidenti li pessimi effetti che ne provenirebbero, se il Fontico medesimo non fosse a misura del bisogno sollecitamente proveduto; né parlo di quelli della provincia nel provedimento, de’ quali qui non s’ha alcuna ingerenza, ma è supplito da cadauna delle Communità con la sopraintendenza di quei publici Rappresentanti; et poca quantità supplisce all’ordinario bisogno, al quale, per quanto intendo, è stato anco già proveduto; sì che per questo solo della città è l’urgenza, alla quale in parte haverei riparato col valermi come divisavo di ottocento stara, che di ragione di mercante di Dalmatia, condotti già mesi a Pirano, penetrai fossero in custodia di Giovanni Antonio Tartino, se egli col condurli alla Dominante non havesse prevenuto il mio dissegno. In questa strignente necessità, che con sensibile mio dispiacere m’ha levato sino il modo di soccorrere di soli dieci stara il Fontico di Raspo, come me n’haveva fatta premura quell’Eccellentissimo signor Capitanio, precedentemente servito di trentacinque, il Coleggio dello stesso Fontico ha deliberato di spedire in Dalmatia persona espressa per un’adeguata investita in quelle parti; et se bene si speri nella clemenza di quell’Eccellentissimo signor Generale la permissione, della quale io pure efficacemente lo supplico, trattandosi di sovvenire una intera città et divertire a’ tanti sudditi la pena tormentosa della fame, ad ogni modo è tale l’apprensione, che nel Consiglio della città medesima hoggi sono stati eletti con l’unita parte due soggetti, li quali con titolo d’Ambasciatori capitino ad humiliare alla Serenità Vostra le supplicationi della città stessa, perché gli sia concessa sufficiente estrattione di formento dalla Dalmatia et Albania. Havendo però io assicurati della publica benignità li Sindaci, ho di tal modo divertita la mossa degl’Ambasciatori, insinuando loro che dal Noncio può esser adempito a quest’essigenza, la quale veramente è della maggiore importanza et premura; così che io ancora a quiete del mio animo imploro ossequiosamente la gracia supplicata. Gratie etc.
Capodistria, primo settembre 1709.
Aurelio Contarini, Podestà e Capitanio.
Allegato: parte del consiglio di Capodistria con cui si eleggono gli ambasciatori inviati a Venezia (1 c.).
AS Venezia, Senato, Dispacci, Istria, b. 89.
Trascrizione di Umberto Cecchinato.