25 luglio| 1709 Aurelio Contarini
Dispaccio del 13 settembre| 1709|
N. (senza numero)
Serenissimo Principe,
l’inserta lettera dell’Eccellentissimo signor Generale di Dalmazia abbatte ogni speranza havevo che il Fontico di questa città potesse esser da quella parte soccorso di formento, requisito indispensabilmente necessario, comprendendosi che in quella provincia ancora si penuria, et che i formenti della Turchia, che vengono ordinariamente condotti nelli Stati di Vostra Serenità, non sono per altro raccolti. M’è capitata essa lettera hieri mattina, portatami dal patron Zorzi Zamarin, a cui Sua Eccellenza non ha potuto permettere il carico, per far il quale lo spedii in quelle parti immediate che hebbi intrapreso il reggimento; comprobando pure la lettera stessa le mie zelanti dispositioni anco prima della mia partenza dalla Patria, così che nella tormentosa afflittione che crucia il mio animo, ho almeno il contento di haver anco preventivamente adempite dal canto mio le parti tute della più essata attentione. M’accresce il ramarico la mala fortuna che non sia qui capitato il patron Marco de Rossi dalla Zuecca con li seicento stara formento, spediti benignamente già un mese dal sudetto Eccellentissimo Generale, come m’accenna nella sua premessa lettera; né si sa se detto patron Rossi siasi infedelmente diportato o se sia stato costretto di condurlo alla Dominante dalle fuste dell’Eccellentissimo signor Capitanio in Golfo, che a tal’oggetto tessono le acque di questa provincia, nella quale non ho notitia che nel tempo della mia permanenza al reggimento sia capitato alcun bastimento, né di fortuna, né altro con carico di formento. In tali anfrati, fatto certo che qui né in provincia non vi siano granari e tanto meno inchiette, ho procurata una prestanza dalli Fontici di Pirano et Rovigno, ma non ho potuto conseguirla, accennandomi quegl’Illustrissimi Rettori riddursi essi ancora in bisogno, emergendo pure colà quello succede in questa città, che lo spazzo sia assai maggiore del solito, a causa che, oltre la povertà, anco quelli che si mantenevano d’entrata, non havendone in quest’anno raccolto per esser morti li seminati, convengono provedersi al Fontico; onde ne segue che riescan scarse le proviggioni fatte, le quali per altro sarebbero state sufficienti secondo il methodo degl’altri anni, nelli quali, capitando frequentemente bastimenti in provincia, potevasi agevolmente di quando in quando far le comprede, non havendo alcun Fontico capitale sufficiente per provedere in una sola volta adequatamente al bisogno del presente anno sommamente spinoso, et è tale la carestia di formento, che molti terreni di questo territorio, et forse anco nella provincia, non saranno seminati, con pregiudicio per l’anno venturo. In tante e tali calamità però è invocata humilmente e dalla mia riverenza e dalla devocione della città la clemenza della Serenità Vostra, perché degnandosi di rifflettere alla necessità di pronto soccorso, et all’impossibilità di conseguirlo dalla Dalmazia o Albania con quella sollecitudine che richiede la premura del bisogno, molto meno poi dal Friuli, dove pure si penuria, habbia la pietà di far godere a questi suoi sudditi gl’effetti della publica carità, mediante la pemissione dell’estrattioni dalla Dominante di quella quantità paresse alla sapienza dell’Eccellentissimo Senato.
Dalla mia debole cognitione non si ravvisa per hora alcun’altro mezo in così tormentose angustie che mi tengono nel più affannoso travaglio, considerando essere le medesime di quella natura che cagiona commotione di popolo, quando vede mancarsi il pane, com’è per succeder in questa città, non trovandosi in Fontico che soli novecento stara circa di formento, bastante per un solo mese, mercé la risserva che faccio pratticare nella distributione, come ho pur accennato nel mio ossequioso foglio di primo corrente, al quale è forza di necessità aggionga il presente. Gratie etc.
Capodistria, 13 settembre 1709.
Aurelio Contarini, Podestà e Capitanio.
AS Venezia, Senato, Dispacci, Istria, b. 89.
Trascrizione di Umberto Cecchinato.