5 marzo| 1708 Nicolò Contarini
Dispaccio del 12 aprile| 1709|
N. (senza numero)
Serenissimo Principe,
mentre attendo da San Lorenzo la peritia del stato delle publiche mura di quel castello in parte cadute, ricercata a quell’Illustrissimo Rappresentante per essecutione delle riverite commissioni di Vostra Serenità in ducali 23 marzo passato, humilio con miei profondissimi ossequii sotto l’occhio dela publica pietà l’infelice stato di Città Nova, che hormai non conserva che il solo nome, a solievo della quale con decreto dell’Eccellentissimo Senato 14 aprile 1694, permesso il taglio e vendita di tanti roveri secchi et innabili da’ suoi boschi di Monte e Cavallier, che furono, d’ordine del Reggimento Eccellentissimo dell’Arsenal, con spesa della città segnati dal proto Bortolo Veruda, che presentemente s’attrova in questa provincia, per il valor de ducati quattro mille, per l’escavatione del porto e restauratione delle mura, che non ha mai havuto effetto, è pegiorata la conditione dell’infelice luogo. In prossecutione però di quanto fu da me humilmente promosso, e dall’auttorità di Vostre Eccellenze comandato in ducali 19 maggio, suggerì il nobil huomo ser Baldisera Marin, Podestà, per riccordo et instanza dei Giudici di quella Communità, che come continua sempre maggiore la neccessità dell’escavatione del porto imbonito, et incapace de’ barcolami, e di peote, da che nasce la privation del comertio, la depopolatione del luogo e la miseria dei pochi habitanti, così riuscirebbe molto più proffittevole riccoglier la spesa del resto del legname, che ancora esiste imperfetto nei detti boschi, e serve d’impedimento ai novelli, in vece della reparatione delle mura, che non ne hanno tanta neccessità, nella restauratione e fabrica de’ casali, et assegnarli gratuitamente per anni dieci col privilegio della cittadinanza a chi si portasse ad habitarla. Questo esser unico mezo di redimere e far rinascere una lia(...) poco men che perduta, e perciò anco abbandonata della residenza del suo pastore, retiratosi ad habitare nella terra di Bu(ie) di quella diocese.
Penetrato qualche disordine nel Santo Monte di questa città, rissolsi di visitarlo, e diligentemente essaminarlo, trovata con infinita confusione d’ordine, mancanza de’ pegni et alteratione de’ prezzi sotto la massaria di don Nicolò Barbo, ho creduto per minor male levarlo come incapace della carica, e farne elegger altro più idoneo, sotto il quale si va facendo la consegna purgata dell’intiero numero dei pegni, e rimettendo i degradi a giuste stime. Così restarà purgato, offitioso et utile il suo capitale di lire 68.810, quando habbia effetto la terminatione da me formata sotto il dì 10 marzo passato. Che dai Cassieri e Presidenti sian per l’avvenire messi in scrittura e scritti in libro di giorno in giorno li pegni che veniranno rimessi, e scossi, e rilasciato subito il bolettino a dovuta cautione dei patroni, la qual ommissione per il passato è stata causa della confusione e disordine scoperto di presente.
Li passati giorni fu battezzata a Trieste una figliola del Conte Martio Strusoldo, Capitanio, compadre l’Imperatore e comadre la città. Fu dall’Imperatore mandato per comissario della funtione il Conte Francesco Lantieri di Goritia, et Domino di Lubiana, che fu perciò celebrato con gran solennità, con spari del castello della città; anzi, nata un poca di disparità nel cerimoniale, perché li Giudici della città non facessero il loro debito, col portarsi al tiro del cannone a riceverlo alle porte come Commissario Cesareo, fu poi anco aggiustata. Pochi giorni avanti questa solennità fu a Trieste, con gran secretezza, il signor Plektener Refferer, Dacio di Gratie di Sua Maestà, qual arrivò privatamente in castello. Fu penetrato da sua bocca che l’Imperatore, sul respiro dell’imminente pace, voglia assolutamente far scala franca il porto di Trieste, e far penetrare nel golfo di Vostra Serenità vasselli anglolandi, per scorta delli bastimenti di negotio dei Stati della sua casa, liberamente e senza ricognitione del transito maritimo che li vien concesso da questo Reggimento mediante il pagamento in questa Camera di ducato mezo per miaro delle mercantie per sottovento, che consistono la maggior parte in ferrarezza e qualche legname. Che acquietata la guera con la Francia, Sua Maestà voglia portarsi a visitar i suoi Stati, far il viaggio che fece l’Imperator Leopoldo suo padre, et arrivare anch’esso a Trieste; cosa che forse l’invaghirebbe maggiormente nel presente dissegno. La materia gelosa, rifferitami da confidente accorto e sagace, che innosservato pratica intimamente per Trieste, parmi di non dover esser taciuta dalla mia pontualità alla notitia della publica prudenza. È ben certo che s’attendono in breve 8 in 9 milla soldati per passare in Regno di Napoli, li quali s’avanzaranno probabilmente ad imbarcarsi a Fiume più tosto che a Trieste, dove però si sta in attentione del passaggio per quei Carsi, perché con questo preciso mottivo quei Giudici e Rettori, ringratiatomi della provisione di 5 in 600 stara di formento che io gli ho permesso dal porto di Pirano, come ho riverentemente partecipato a Vostra Serenità, mi han fatto insinuare di haverne dell’altro in caso che soprabondasse al bisogno delli Fontici della provintia; al che ho fatto rispondere, con cortese dispositione, che dipendarà però dal supremo comando di Vostre Eccellenze.
Alli confini arciducali del contado di Pisin, stante la reciproca restitutione de quell’huomeni e de quell’animali, passano cose in quiete; ma non resta che ancora non vi sia dell’alteratione incerta dei veri siti, che con altra mia humilissima relatione risservo a più precisa notitia di Vostra Serenità. Gratie.
Capodistria, 12 aprile 1709.
Nicolò Contarini, Podestà e Capitanio.
Allegati: dispaccio del podestà di Città Nova Baldassarre Marin, sullo stato del porto di Città Nova (2 cc.); relazione della visita al monte di pietà di Capodistria, contenente una terminazione che corregge l’amministrazione del luogo (1 c.).
AS Venezia, Senato, Dispacci, Istria, b. 89.
Trascrizione di Umberto Cecchinato.