5 marzo| 1708 Nicolò Contarini
Dispaccio del 20 maggio| 1709|
N. (senza numero),
Serenissimo Principe,
continua la penuria de’ grani per tutte le parti della provintia e, già consumate le provisioni dei Fontici, si è estesa l’estrema neccessità contro il solito, dal litorale a tutte le parti interne, onde tutti ricorrono a questa carica superiore per esser soccorsi a vicenda, con miserabile spetacolo del mostro orrendo della fame, che ogni giorno va crescendo con pericolo iminente di una general solevatione di questa città, contado, et altre terre e luochi, littorali et interni, della provintia; onde, con le voci universali dei popoli che cridano pane, imploro genuflesso dalla pietà della Serenità Vostra la permissione di poter fare le solite provisioni dai bastimenti di fortuna che capitano a posta con grani per farne l’essito in questa provintia, e che hora s’astengono e vano a scaricar a Fiume et altri littorali austriaci, per schivare l’incontri e la forza che li vien usata dai legni armati di Vostra Serenità.
Nell’aspettatione della dispensa di qualche denaro obligato dei soldi per lira, vado acquietando l’impatienza dei soldati della barca armata, creditori di molte paghe, e dell’altri stipendiati e salariati che sospirano i loro avanzi. Soliti d’esser consolati nel fine d’ogni Reggimento, io pure, constituito nei ultimi periodi della carica, e circondato dalle angustie di questa povera gente, spero dalla clemenza di Vostra Serenità il modo di poterla consolare, stante che il grave sbilancio della publica Cassa non ha mai permesso a gl’altri, né permette al mio proffondissimo ossequio di godere questo honore, se non discende dall’alto trono della Serenità Vostra, fonte inesausto di gratie etc.
Capodistria, 20 maggio 1709.
Nicolò Contarini, Podestà e Capitanio.
AS Venezia, Senato, Dispacci, Istria, b. 85.
Trascrizione di Umberto Cecchinato.