25 luglio| 1709 Aurelio Contarini
Dispaccio del 16 febbraio| 1710|
N. (senza numero)
Serenissimo Principe,
pervenutemi nel proposito dell’affittanza da me fatta di questo dacio delle beccarie, principiata nel giorno di 7 genaro decorso, le riverite ducali primo corrente, ho il contento di vederle essequite dalla mia rassegnata obbedienza, essendomi riuscito, se bene con difficoltà, di persuadere Pietro Andri, abboccatore del medesimo, a riceverlo per la summa già esibita, colle stesse sole conditioni colle quali lo hebbero li passati conduttori; così che egli s’è rimosso da quella, che come nelle mie humilissime di 27 decembre pretendeva gli fosse accordata, cioè che da beccari gli venisse pagato il dacio con quella stessa qualità di valute che lui, in conformità del solito, doverà fare le paghe nella publica Cassa, contentandosi di riscuotere da’ beccari a moneta corrente di piazza. Rimosso per tanto, come dall’inserta sua scrittura, questa novità, né emergendone verun altra, e cauttellato anco da esso Andri in valida maniera il dacio stesso, non può però haverne il possesso senza la sovrana approvatione dell’Eccellentissimo Senato, onde imploro humilmente le venerate deliberationi del medesimo. Gratie etc.
Capodistria, 16 febraro 1710.
Aurelio Contarini, Podestà e Capitanio.
Allegati: fede della fiscal camera di Capodistria (1 c.); polizza di Pietro Andri (1 c.).
AS Venezia, Senato, Dispacci, Istria, b. 90.
Trascrizione di Umberto Cecchinato.