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30 aprile| 1716 Francesco Battaggia

Dispaccio del 26 giugno| 1716|

N. (senza numero)

Serenissimo Principe,
sodisfatto un obligo di questa carica con la visita della Provintia, ne rendo il dovuto conto a Vostra Serenità in atto di rassegnatione, e d’ossequio.
Ho havuto compagno indefesso nell’applicationi, e nella fatica il nobil huomo ser Marin Morosini Consigliere, che in ogni luogo è sempre stato pronto alla consolatione e soglievo di chiunque ha bramato veder il fine delle sue prettese in cause spettanti alla giudicatura del Magistrato; così che più volte ho io dovuto rubbar l’hore al necessario riposo per non lasciar indecise altre cause di materie specialmente delegate a questa Carica. Prevedendo che il breve tempo solito impiegarsi nella medesima visita, sufficiente per iscoprire i disordini, non può bastare per ripararli del tutto, l’ho effettuata in questo principio del mio Reggimento, posponendo il riguardo del proprio incomodo, in staggione molto avanzata nel caldo, all’oggetto di ben instruirmi d’ogni materia, ed haver poi campo di versare coi proprii studii sopra d’ogni esiggenza che riguardi il miglior publico servitio, et il più buon governo de’ sudditi. In fatti, havendo scoperti col mezo delle revisioni varii abusi, ho proveduto sul fatto, nelle misure possibili, all’indennità de’ medesimi, et a quel più che non m’han permesso d’effettuare le presenti angustie de’ popoli, in ogni luogo abbattuti dalle sofferte disgratie et afflitti da estraordinaria penuria, supplirò col progresso di poco tempo, procurando che sia saldato ogni debito, e che ogni direttore e ministro de’ medesimi Luoghi Pii eserciti le sue incombenze con la dovuta pontualità et esatezza. Ho specialmente ritrovato in molto disordine in resto di più rate il dacio delle publiche rendite di Dignano, vertendo anco accerime discrepanze tra gl’interessati nella condotta del datio stesso. Astretili al pagamento di qualche parte del loro debito, ho per il rimanente assicurato, nella più cauta maniera, l’interesse di Vostra Serenità; per quello riguarda l’avenire mi riservo d’humiliare all’Eccellentissimo Senato opportunemente li miei riverentissimi sentimenti a riparo dei pregiuditii, quali vedo pur troppo esposto questo publico patrimonio.
Data alle Cernide universale rassegna, ho reclutate le centurie con gioventù la più atta alle militari incombenze, lasciando incarichi rissoluti ai Capitani e Sargenti delle medesime, perché non manchino all’obligo di frequentemente instruirle nel maneggio dell’armi; una di quste essendo priva buona parte delli soldati, crederei molto conferenti et oportuni nelle congionture presenti li publici provedimenti.
Ancorché la mortalità degl’olivi tenga per anco questa Provintia nel bisogno d’esser soccorsa d’ogli della Dominante, non ho trascurato l’obligo d’inquirire al divertimento de’ contrabandi, esiggendo da tutti, e confrontando le note dell’entrate, e consumo dei loro ogli, quali si sia d’anno in anno facendo meno scarso il raccolto, mentre crescono gl’olivi rimessi, e li germogli delle piante già estinte.
Prima di terminare la visita mi giunsero in Parenzo le commissioni del Magistrato Eccellentissimo alla Sanità, in ordine alle quali mi sono rassegnato all’incombenze esercitate con molto merito dal zelo dell’Eccellentissimo Bortolo Gradenigo 6°, eletto alla Pretura di Padova, e se ben di gran lunga inferiore di forze, e col peso d’una carica che non lascia respiro, vado supplendo al nuovo incarico con quell’applicatione che ricerca l’importanza della materia, sperando che sian fra poco per cessare le gelosie che tengono in grand’angustie queste povere genti coll’interdition del comercio.
Anco dal Magistrato Eccellentissimo all’Armar hebbi la commissione assai ardua, che non ha potuto essequire il sudetto Eccellentissimo Gradenigo, di raccogliere da’ luoghi littorali della Provintia duecento marinari per servitio delle publiche navi. Col pietoso riguardo della publica carità di non metter in disperatione e desolar le famiglie privandole degl’amogliati e dei loro capi, havevo rillevata in occasion della visita l’impossibilità di ritrovarne un tanto numero, essendo di già passati all’armata molti che non havevano ripugnanza al servitio della medesima, e, pieni di tanta costernatione, li pochi liberi, quali sono rimasti, che per sottrarsi dall’estrationi s’erano o appigliati precipitosamente al partito di prender moglie, o disposti all’abbandono delle loro case. Nel tempo stesso ch’ho raguagliato d’ogni difficoltà il sudetto Eccellentissimo Magistrato a giustificatione della mia obbedienza, mi son disposto con piena rassegnatione a far tutto il possibile nel prestarla, e partito appena da questa città, doppo del mio ritorno, l’Eccellentissimo Gradenigo, ho fatta mia prima cura il procurar di levar la concepita aversione di queste costernatissime genti, e l’animarle ai volontarii concorsi, facendo publicare in ogni luogo le vantaggiose clementissime conditioni con le quali in congiontura sì premurosa esercita la Serenità Vostra sopra suoi sudditi il dritto della sua auttorità. Questo metodo di placidezza, uniforme alla sovrana intentione, è l’unico da cui posso sperare in servitio publico qualche frutto, e me ne son meglio assicurato coll’esperienza delli due ultimi passati giorni, ne’ quali ho dato principio in questa città, e nella terra d’Isola, alla prescrittione raccolta. Tuttoche con le maniere più blande, e più soavi mi sia sforzato di riuscirne in maniera la più quieta, e la più proficua, ha non ostante dovuto restar pur troppo contaminato il mio animo dai clamori, o di madri che restan prive di un figlio, o di sorelle che non sanno aquietarsi ad una breve separatione dei lor frattelli. Non ben sicuro della mia salute in staggione tanto pericolosa, proseguirò dimani a Pirano, per poi passare a Rovigno, luoghi ne’ quali consiste tutta la speranza della prescritta raccolta. La continuerò col mettodo incominciato, siam già che la forza, oltre il non apportare alcun frutto, sarebbe anzi di perniciosissima consequenza, e che presso gentaglia indocile, irregolare, et in eccesso ardita porrebbe in contingenza il decoro della publica rappresentanza.
Per il miglior servitio dell’adorata Patria in occorrenza tanto suprastante impegno tutta l’accuratezza, e sollecitudine con quanta premura può nodrire un buon cittadino. Se non riuscirò, come ardentemente desidero, protesto all’Eccellenze Vostre con tutto l’ossequio che la colpa non sarà solo dell’impossibile, perché io certamente non mancarò a’ miei doveri senza riguardo a fatica, incomodo e patimento.
Farò che serva quest’occasione anco all’adempimento dell’altro commando di Vostra Serenità, venerato nelle ducali 20 corrente, tanto per quello riguarda la custodia di queste spiaggie, et il premunimento delli siti più esposti agl’insulti et infestationi nemiche, quanto per quello concerne il riempimento della galeotta grande, qui fabricata coll’assistenza del sunominato Eccellentissimo Gradenigo, valendomi di quel numero che occorresse de’ soldati di queste Cernide, con li quali assumerò l’impegno che terminata la campagna saran licentiate, e corrisponderò alli medesimi l’ordinaria pagha da fante durante il loro servitio.
Rendendosi necessario al loro armo, e respetivamente a quello della sudetta galeotta grande e dell’altra del Capitan Nicolò Bramovich, esistente all’obbedienza di questa carica, quanto esprime l’ingionta nota, l’humilio a Vostre Eccellenze, supplicandole a disponere di lor comandi per tale premuroso provedimento. Gratie etc.
Capodistria, li 26 giugno 1716.

Francesco Battaggia, Podestà e Capitanio.

Allegato: nota degli armamenti necessari per i soldati delle cernide e per la galeotta di Nicolò Brancovich (1 c.).

AS Venezia, Senato, Dispacci, Istria, b. 94.
Trascrizione di Umberto Cecchinato.