29 dicembre| 1714 Nicolò Contarini
Dispaccio del 10 marzo| 1716|
N. (senza numero)
Serenissimo Principe,
non ha già il Capitanio di Trieste, oltre li vinti soldati spediti, come in altre mie ossequiose di 2 istante umiliai a Vostra Serenità, restituito alcuno delli diecisette che mancano dal suo intiero numero. Accenna, nell’unite dirette a questa Carica, riuscito loro lo scampo, e se ben promulgò editti et estese diligenze per rihaverli nelle forze, ad ogni modo sentesi caduta ogni speranza di frutto. Include in esse altra nota di spese, et oltre le lire 972, ricerca il pagamento di lire trecento e nove e soldi 4, e d’altre lire cento quaranta cinque, soldi 2 per occasione di detti soldati in alloggio, custodia e mantenimento. Come ebbe assunto le proprie dispositioni l’Eccellentissimo Proveditor alla Sanità in questo particolare, così scrissi allo stesso, riddotto alle parti de(l) porto di Quieto per l’acconcio della publica nave, e rescrissi con l’ingionte in copia a quel commandante Cesareo. Vero è, che Sua Eccellenza Proveditore diede l’ordine al Davardo in Trieste per l’esborso delle lire 972, soldi 2, ma il Davardo medemo, vedendo mancante il numero de’ soldati, celò l’ordine e sospese l’essecutione. Mi si traspira per tanto che vi sia qualche rimostranza di rincrescimento nel commandante dal ritardo di quest’esborso, e quando più vanno d’haver contribuito a tale restitutione, ad onta d’altri Capi de città, che intendevano mantener la parola data di sicurezza a’ soldati, e contro ogni compatimento e favore che s’havevano attratto gli stessi dal popolo, sì che habbi usato il più dell’arte e della forza per adempire il commando imperiale, si dolga d’haver dato ai dubbii et alle censure le note per un risarcimento che non è suo. A Vostre Eccellenze rassegna il mio riverentissimo debito la notitia del tutto, perché il tutto ponderato dalla loro matura prudenza, si degnino dar ad essequire il proprio volere, e non meno per questo pagamento che per la ricupera degli arnesi venduti colà a scarso prezzo da’ soldati, con che poss’attendersi di rihaver altresì gli effetti, e publici e privati, rimasti in quest’oficio. In questa mia Cancelleria vi è il processo formato sino ad offesa, né m’avvanzo ad alcun atto in esso, sinché dalla suprem’auttorità dell’Eccellenze Vostre non riceva la rassegnatione mia espresso l’onor del commando per ciò riguarda a’ principali auttori rei dell’enorme delitto. Gratie etc.
Capodistria, 10 marzo 1716.
Nicolò Contarini, Podestà e Capitanio.
Allegati: dispaccio, datato 2 marzo 1716, di Marzio di Strassoldo, Capitano di Trieste, al Podestà e Capitano di Capodistria concernente la cattura di alcuni disertori veneti e nota delle spese sostenute per l’arresto (3 cc.); dispaccio, datato 5 marzo 1716, del Podestà e Capitano di Capodistria a Marzio di Strassoldo sulla vicenda dei disertori (1 c.); corrispondenza tra il Podestà e Capitano di Capodistria e il Provveditore sopra la Sanità Bortolo Gradenigo per le spese da risarcire a Strassoldo per la cattura dei disertori (1 c.).
AS Venezia, Senato, Dispacci, Istria, b. 94.
Trascrizione di Umberto Cecchinato.