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1651 Francesco Bragadin di Nicolò

Dispaccio del 10 novembre| 1652|

N. (senza numero)

Serenissimo Principe
Li tentativi insidiosi del Bassà Jusufbegovich di Scutari per avanzarsi colle suue forze alla destruttione di popoli di Zuppa, Pobori e Maini furno da me in precedenti humilissime lettere motivati a Vostra Serenità, con aggiunta dei disegni del medesimo Sanzacco di conseguire dalli Cuzzi e Clementi il passo per l’essecutione di quest’impresa, o colla forza dell’armi o col mezo degli uffitii, che tutti tendevano al puro oggetto di divertire li stessi popoli dalla divotione dell’Eccellenze Vostre et riddurli di novo nel grembo della protetione del Gran Signore a che certamente s’applicò questo Ministro turchesco con apparati considerabili per guadagnare il merito d’un attione che poteva grandemente conferir a questi confini. Et perché all’aviso di queste mosse del Bassà nacque tra li Zuppani tumulto considerabile per la diversità di sensi nel modo di reggersi et per qualche opinione ancora in alcuni di loro di rendersi al medesimo Bassà et di subordinarsi alle sue sodisfattioni per non provare gl’effetti delle violenze di lui, mi fu subito spedita notitia di ciò da persone che tengo a quella parte, onde per divertire ogni male et render vani tutti li tentativi d’esso Bassà, non ho lasciato diligenza per conservar questi sudditi nella costanza d’una vera divotione verso la Serenità Vostra, havendomi subito abboccato con li Conti et altri principali di detti Zappani a quali con espresso uffitio ho insinuato gl’ingani et la fallacia delle promesse dei Turchi che insistono nel pensiero di vederli alienati dala divotione proffessata dalli predetti popoli all’Eccellenze Vostre, perché conseguito l’intento loro in questa parte facile poi riuscirebbe loro l’effetto di quella vendetta alla quale aspirano contro il sangue albanese contumaci del Gran Signore, che però in riguardo a questi et altri raggioni da me portateli con soavità e con publico decoro, rinovai le considerationi dell’impossibilità di fidarsi delle promesse del Bassà, né d’altri et la necessità di diffendersi in ogni caso et di reprimere la violenza de nemici con altre tanto vogore, sicuri di viver sempre felici sotto l’ombra della Serenità Vostra, dalla quale sono stati abbracciati come figli e sarano assistiti con poterno affetto in ogni occorenza.
Questa pur qualità di voci ho fatte passare col mezo di diversi pratici et interessati a questi confini che hanno confidenza colli Capi predetti di Cuzzi e Clementi e tra gl’altri mi sono anco valso dell’opera del Cavalier Bolizza, che havendo scritto d’ordine mio in maniera propria alli Capi medesimi, ha riportata risposta che sarà aggionta alle presenti insieme con altre a me dirette per intiero lume dell’Eccellenze Vostre, così da tutte le parti vengo anco assicurato esser restati gl’uni et gl’altri di detti popoli consolatissimi delli miei uffitii et rimostranze rincorati al maggior segno, risoluti e bramosi di metter le loro vite ad ogni cimento per il servitio di Vostra Serenità et per meritare la Publica gratia, resta però deluso ogni tratto et vana ogni hostilità di Jusufbegovich, che si tratene più giorni a quest’effetto col nervo intiero delle sue armi a Pogdorizza, confinante con Monte Negro una sola giornata distante da Zuppa et altre parti di questo territorio, havendosi anco informato della vigilanza con che qui si vive con buoni ordini e che quando fosse venuto il caso sarebbe stato incontrato con atti d’intrepidezza e di coraggio, come in tante altre occasioni ho testimoniato con veri effetti con publico gratioso agradimento, si che incerto egli Bassà del buon evento si è astenuto da qualunque tentativo che haveva premeditato a pregiuditio di stessi popoli; onde parmi poter assicurare fermamente l’Eccellenze Vostre che mediante questi uffitii e diligenze siano risoluti più tosto li detti popoli et altri di perder le sostanze, li figlioli e le vite che di sotto metersi al giogo della tirranide turchesca, mentre si veggono abbracciati e proteti dall’Eccellenze Vostre, come di Publica comissione li ho tante volte assicurati, non essend’io restato d’ispedire per la revisione di posti più riguardevoli e gelosi d’essi popoli Zuppani, il Governator Martinoni, ben instruito da me di quanto doveva colà operare, nel qual impiego ha egli con pontualità adempito a miei ordini e resosi sempre più meritevoli della gratia di Vostre Eccellenze.
Di tutto ciò si è fatta da me la debita comunicatione all’eccellentissimo signor Ambasciator Capello, così eccitato dagl’ordini di cotesto Eccellentissimo Senato. Gratie etc.
Cattaro li dieci novembre 1652.

Francesco Bragadin Rettor et Proveditor.

Allegati: lettera indirzzata al cavalier Bolizza dai voivoda Lalevich, Drekovich e Illicovich (c. 1); lettera di frà Benedetto al rettor Bragadin (c. 1); ricevuta dei tre voivoda (c. 1).

ASVe, Senato, Dispacci, Cattaro, b. 3.
Trascrizione di Giulia Giamboni