1651 Francesco Bragadin di Nicolò
Dispaccio del 1| novembre| 1652|
N. (senza numero)
Serenissimo Principe
Riflettendo la Publica infinita pietà al stato miserabile di questa piazza, finalmente con la galera dell’illustrissimo signor Governator di Condanati Barbaro sono arrivati ducati tre mille cinquecento settanta sette, ispediti per qalche puoco sollevo dell’angustie che di presente si provano, io con le voci di questi miserbaili soldati et altri creditori m’humilio alla Publica carità perché in tutti senza distintione o partialità, sarrà ugualmente compartito questo sussidio, la picciolezza del quale non ha potuto dar vigore alle mie strettezza, perché essendo insensibile il loro suffraggio in riguardo al grandissimo numero di creditori, non potrano certamente suplire alle proprie necessità; et io tutta via restarò nel morso di languori et afflittioni, tormentato dalle loro dolutioni onde mi passa l’anima convenire rinovare et accrescere la molestia all’Eccellenze Vostre, quali humilissimo suplico condonare a queste replicate instanza, partorite da pura necessità e da una certa previdenza di qualche disturbo, mentre il debito della Camera che sormonta la summa di ducati cinquanta mille non può con 4 mille prender respiro, anzi accrescer li clamori e le doglianza, come ben può comprender l’infinita Publica prudenza, alla quale deve esser noto che questo danaro deve anco esser ripartito fra le militie di Budua, sette barch’armate et due di Pastrovichi; attendo però et imploro di nuovo gl’effetti della pietà dell’Eccellenze Vostre con altra pronta e celere proviggione di danaro, senza la quale non vedo certamente modo di poter divertire quei mali effetti che dalla qualità delle congionture vengon pur troppo minacciati; suplico anco celere missione di cinquecento stara di formento già delliberati, come benignamente resto avisato con ducali di 12 ottobre. Di biscotti pure se ne tiene tutto il bisogno, come ho raguagliato nelle mie humilissime precedenti, non essendone in queste monitioni che per soli otto giorni. Qualch’espeditione di formenton riuscirebbe molto aggiustata a Publici interessi, per il vantaggio che verebbe a ricavare la Serenità Vostra coll’esito di medesimi coll’esempio di quanto ho io incontrato li mesi adietro nella vendita di quelli che qui ho trovato di mala conditione, havendo il publico sentito oltre l’ordinario augumento di monete tre lire per ogni staro, per le dilligenze da me usate quali restorno anco ultimamente approvate benignissimamente da Vostra Serenità, con quell’espressioni di gradimento che portano al più ossequente segno il debito di mie divote humialitioni.
Il Sangiacco Giusufbegovich haveva fermato il piede per qualche settimana a Pogdorizza non senza oggetto di volger le sue armi contro questa giurisdittione, ma non essendo poi altro accaduto et informato forse della vigilanza, con che qui si vive con ottimi ordini, voglio creder con buoni fondamenti che sia per astenersi di qualunque tentativo et lasciar inquieti questi confini, senza portar causa di provocatione, in tanto da per tutto ho impartite le più proprie commissioni per le debite vigilanza, perché quando fosse venuto il caso, si potesse incontrare l’inimico con atti d’intrepidezza e di coraggio.
Intendo anco ch’il Sangiacco di Herzegovina tenga secreto rodine di coglier potendo la congiontura per rifabricare et ridur in buona forma la piazza di Risana, con diffese et sicurezze proportionate; io vi tengo fisso l’occhio, ma quando vi fosse nel nemico un apparato di genti e materie che si va divisando per il prossimo verno, io starò ben avertito, ma altretanto bramoso di ricever in tempo quegl’ordini che pargono d’avantaggio alla Publica infinita prudenza, d’impartirmi per regolar in tutto le attioni mie con le sensi infalibili di Vostra Serenità.
Li dieci migliara di povere inutili che si trovano in questi depositi et che tengono bisogno d’esser raffinati con buone opportunità, andarò a parte a parte ispedendoli al Magistrato sopra l’Artiglietie et operarò tutto quel di più che riguarda questo Publico interesse e che resto incaricato dai comandi di Vostre Eccellenze.
Perché si possa in maniera debita agguistar in questa Camera il giro di scrittura di ducatti 50 costà ritenuti per il rissarcimento del vino somministrato dal Governator Marcovich, scrivo agl’illustrissimi signor Proveditori sopra le Camera, acciò si compiacciano trasmetter la bolletta o alla Publica cautione che tiene di credito al medesimo Marcovich per l’importante della preaccenata summa, onde l’interesse di Vostra Serenità resti sempre ben cautellato. Gratie etc.
Cattaro a primo di novembre 1652.
Francesco Bragadin Rettor et Proveditor.
ASVe, Senato, Dispacci, Cattaro, b. 3.
Trascrizione di Giulia Giamboni