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26 febbraio| 1617 Camillo Michiel

Dispaccio del 2| luglio| 1617|

N. (senza numero)

Serenissimo prencipe
La sera di 27 del passato al tardi mi gionse il dispazzo della Serenità vostra per Constantinopoli in sachetti sei, et la mattina seguente fu da me spedito a Sua eccellenza con commissione alli portalettere d’usare ogni possibile celerità nel viaggio, et con promessa giongendo in giorni 19 di farli dare tolleri tre d’avantaggio per cadauno d’essi, et giongendo in giorni 20 talleri doi d’avantaggio, et oltre a detto termine niente più dell’ordinario. Hora ricevo un dispazzo d’esso eccellentissimo signor bailo per la Serenità vostra in sachetti quattro, uno de quali signato S et lo spedisco immediate colla fregata proveditor Piero de Paulo in diligenza et con aggionta di remi. Ricevo anco da Sua eccellenza un commandamento del Signor turco, et una lettera del bassà primo visir per li cappi di Castelnovo, l’uno et l’altra scritti sopra li avisi che da detti di Castelnovo per li discorsi c’hebbi con loro furono dati alla Porta, et da me mandati a Sua eccellenza, la quale perché mi scrive di mandar copia a Vostra serenità di detta lettera et commandamento, io non le aggiongerò altro del contenuto loro, et farò quanto prima capitar detto commandamento et lettera a Castelnovo. Dicono questi turchi aspettar di giorno in giorno l’armata turchescha in queste acque, dell’uscita della quale da Constantinopoli, et del numero et qualità de vascelli et genti d’essa non debbo similmente dir altro, poiché ne sarà la Serenità vostra pienamente informata dal medemo eccellentissimo signor bailo, della cui molta virtù et valore et dell’amabili et grate sue maniere, e destrezza con che si rende gratissimo a tutta quella Porta, n’è pervenuto la fama fino a questi tirchi convicini, che tutti l’ammirano e predicano con molte sue lodi, riputatione della Serenità vostra, et ottimo servitio delle cose publiche. Quanto alle cose di sanità, doppo la morte di quei due huomini del vascello sospetto, et le diligenze da me usate, et avisate alla Serenità vostra, non è per la Dio gratia seguito fin hora altro sinistro progresso, anzi sono tutti sani. Onde spero presto restar libero di ogni sospetto, ma perché intendo pure alcuni luochi dell’Albania esser infetti, come intenderà la Serenità vostra dal qui occluso constituto, stimo doversi usare essatissima vigilanza nelle guardie in questa importantissima materia, et così farò per li luochi a me commessi, et ne do conto alli illustrissimi signori proveditori alla sanità, et alli eccellentissimi signori generali Zanne, Venier et  Belegno, che ne furono anco prima da me avisati insieme colli illustrissimi signori rettori di Dalmatia. Gratie.

Di Cattaro. Lì 2 luglio 1617.
Camillo Michiel conte e proveditor.

Allegati: costituto del provveditore del vascello giunto dall’Albania. Vicenzo Bolizza lo interroga per ottenere informazioni in merito ai luoghi colpiti dal contagio (allegato n°1).

Allegato n°1

In lettere di Cattaro de 2 luglio 1617
Die dominica 2 julii 1617.
Fatto venire colla barca alla loggietta della sanità alla presenza del magnifico signor Vicenzo Bolizza honorevol signor alla sanità domino Luca de Zorzi Pallavisin da Perasto proveditor di vascello, fu interrogato quanto sia che partì con detto suo vascello da queste parti. Rispose: partii alli 25 di maggio per andar in Albania a carricar di formento, et in tre giorni gionsi a Durazzo. Interrogato rispose: partissimo al numero di 24 in tutto, et li medesimi siamo ritornati di qui. Interrogato dove habbi carricato il vascello, rispose: prima siamo stati quattro giorni sotto la città di Durazzo a scarrivare li pani che havevimo di ragione di mercanti turchi, et poi andassimo a carricar li formenti al cargador chiamato Cavalla, dove siamo stati circa vinti giorni, et poi siamo partiti. Interrogato se habbino toccato alcun altro luoco d’Albania, che a Durazzo et al predetto cargador. Rispose: quando partissimo da Cavalla, andassimo a drittura a Redoni, a finir il carrico del vascello pur di formento. Interrogato se habbino toccato altro luoco. Rispose: signor no, ma siamo venuti a drettura a Cattaro doppo esser stati dieci giorni a Redoni. Interrogato se habbino carricato sopra il vascello altro che formento. Rispose: niente altro che formento et un poco de legumi. Interrogato come passino in quei luochi dove sono stati le cose di sanità. Rispose: a Durazzo et a Cavallo dove noi siamo stati vi era sanità al tempo che vi fossimo, et per quello che habbiamo potuto intender, ma habbiamo inteso che a Luxi vi erano due case infette, et che anco un luoco murato chiamato Pecchine era infetto, et similmente tutti li villaggi circonvicini dal mal contaggioso, et quando a Redoni vi è similmente sanità. Interrogato se habbi inteso che alcun’altro luoco d’Albania particolarmente Caodelachi et il paese d’Albassan siano infetti. Rispose: questo non possiamo saper del certo, perché non vi siamo stati, è ben vero che in Albassan vi era la peste, ma non so se vi sia di presente, et habbiamo inteso che questi vilaggi siano stati infetti da persone venute di Scopia, ma per quanto habbiamo inteso, la Valona, Croia, Scuttari, Antivari sono sani, e tutto il resto d’Albania è sano eccetto Luxi, Pecchine et vilaggi circonvicini. Interrogato se nel tempo che sono stati in Albania, o doppo di loro partire, alcun di loro si sia amalato. Rispose: per gratia di Dio siamo sempre stati et tuttavia siamo sani. Interrogato quanti giorni siano che partirono da Redoni, rispose: sono cinque giorni, nel qual tempo senza toccar luoco alcuno siamo venuto in queste Bocche, nel qual luoco di Redoni morivano molti putti per le varvole. Quibis habitis.

AS Venezia, Senato, Dispacci, Dalmazia, b. 16.
Trascrizione di Marco Rampin.