26 febbraio| 1617 Camillo Michiel
Dispaccio del 8| giugno| 1617|
N. (senza numero)
Serenissimo prencipe
coll’ultime mie spedite alli 2 instante colla fregata ordinaria che portò il spazzo da Constantinopoli, significai alla Serenità vostra essersi scoperta in quest’acque un’armata che giudicai essere le galere di Levante, et ne avisai anco l’eccellentissimo signor general Belegno, che si trovava all’hora a Liesena, con particolari tali che haverà Sua eccellenza fatto certissima congettura quella essere l’armata spagnuola, si come poco doppo ne fui certificato et che si sii ridotta in porto di Santa Croce, di che subito con mie lettere spedite per la via di terra ne diedi più certo et particolar aviso a Sua eccellenza, la quale n’haverà informata la Serenità vostra. Feci anco subito intendere a persona mia confidente, che si trova a Ragusi, che procurasse di penetrare quel più che potesse, et di quanto intendesse me ne dasse ragguaglio. Da questo son hora avisato che l’armata spagnuola si trovi tuttavia in porto di Santa Croce al numero di vinti galere et dodeci bertoni, et che il generale d’essa, chiamato Pietro di Leva, et un figliuolo del duca d’Ossuna, siino stati in Ragusi, et molto […] trattati et honorati da ragusei, che gli hano fatto banchetto con dis[….] di più di 1.000 scudi, et mi vien in oltre riferito d’altra parte c’habbiano li spagnuoli poste le guardie in tutti li luochi eminenti della giurisditione di Ragusi, perché non passino messi né anco per terra, il che mi fa credere che passi tra loro et li ragusei qualche stretta intelligenza e trattatione, non di meno spedisco le presenti dupplicate, con fregata a posta patron Vicenzo di Lazari, al quale ho imposto che in caso di cattivo incontro le getti in mare, et anco per via di terra fino a Spalato, le quali spero che colla scorta che a mia gratificatione gli sarà data dalli turchi di Castel Novo, debbino passar sicure. Capitò a Ragusi pochissimo prima che vi giongesse l’armata spagnuola un berton fiamengo, carrico de soldati venuti al servitio della Serenità vostra, il qual haveva havuta per un giorno et una notte continui la caccia da detta armata, che pur incalzandolo, né potendo il capitano di detto berton impetrare dalli ragusei che lo lasciassero entrar dentro della cadena del porto, né vedendo altra via al suo scampo, risolse di sbarcar la compagnia et incaminarsi a questa volta, havendo prima fatti molti protesti a ragusei, et doppo molte dificoltà et patimenti per l’insidie che gli furono ordite da ragusei et da spagnuoli, il general de quali gli scrisse anco una lettera, che sarà qui occlusa, offerendogli d’accettarlo al suo servitio et rendergli il suo vascello et robba quando havesse voluto andar a lui, il che da esso capitano fu sempre constantemente ricusato, affermando che si elegerebbe sempre più di tosto d’esser tagliato a pezzi colla sua compagnia che d’abbandonar il servitio della Serenità vostra, si condusse vicino a Castel Novo, dove da quei turchi, per la sodisfattione che hanno di questa mia vicinanza non solo fu punto offeso, ma anzi bene et amorevolmente trattato, et m’avisarono del tutto. Immediate mandai a riconoscer detta gente, et perché ne prendesse la maggior informatione possibile, il signor Vicenzo Pellegrini voivoda di questo contado, persona fedelissima alla Serenità vostra et di molto molto valore, il quale conferitosi al luoco dove si trovavano, et vedutigli et parlato col suo capitano m’inviò le sue fedi, che sono una patente del signor Christofforo Suriano segretario residente per la Serenità vostra appresso li Stati de’ Paesi Bassi, vostra lettera del medesimo scritta all’eccellentissimo signor procurator Lando, all’hora general dell’armi in campo, la quale m’è parso in tal occasione dover aprire per meglio certificarmi della verità, una lettera dell’eccellentissimo [signor] conte Mauritio in lingua francese dirretta alla Serenità vostra, et diverse altre patenti et fedi pur in lingua francese del signor conte Giovanni Ernesto di Nansau, tuttavia ho giudicato ricercare il debito di buon governo in tempo di tanto sospetto, ch’io non debbi a modo alcuno fidarmi di riceverli qui dentro, ma per conservare alla Serenità vostra qui soldati, così di lei benemeriti, et per rendergli ben affetta quella natione, ho mandato subito a traghettarli, et li ho fatti alloggiare al Scoglio de’ Stradiotti, distante di qui sei miglia, dove tuttavia s’attrovano, luoco da me stimato opportunissimo per essere in isola, et congiunto con un sol ponte alla terra ferma, dove vi sta anco di continuo la guardia de cavalli stradiotti, et li ho fatto provisione delle cose necessarie, et fatto venire a me il loro capitano l’ho consolato de suoi infortunii, assicurandolo che sarà a quelli immediato dalla Serenità vostra con riconoscimento della fede et merito suo, et gli ho dato in soventione trecento ducati, et offertomi di continuare a sovenirlo. Si chiama esso capitano Pietro Mutoni francese, et è compreso colla sua compagnia nella condotta del conte Giovanni Ernesto di Nansau. La sua compagnia è di cento e sessanta fanti di nationi francesi, olandesi et inglesi ma la maggior parte francesi, e tutti bellissima gente, benché hanno molto patito. Mostrano un’intenso desiderio d’esser condotti al campo, ma però s’è eshibito il capitano di servire dove dalla Serenità vostra, o da suoi rappresentanti gli sarà commandato. Del loro vascello feci subito per messo a posta intendere a ragusei quello essere della Serenità vostra, et che dovessero haverne cura, perché haveranno a renderne conto, tuttavia ho inteso ch’è stato preso da spagnuoli col patrone et marinari, et che doppo haver dato tormenti al patrone, l’hanno obligato a servirli. Ho passati con questi turchi di Castel Novo quegli ufficii et discorsi c’ho stimato ricercare il publico servitio in questi tempi, con ringratiarli della buona volontà che mostrano verso la Serenità vostra, et li ho accertati che conosceranno in ogni occasione d’essere ultimamente corrisposti, et sono venuti essi turchi in confidenza tal […] mi si sono offerti, quando sapessero dover succedere conflitto n[…] coll’armata [spagnuo]la nel luoco dove s’attrova d’occupar con […] gente tutt[…] et posti, che sovranstano al porto di Santa Croce, […] moschettaria, qualche pezzo d’artiglieria spedita infestarli, et […]. È gionto hieri sera da Corfù, et s’è ridotto sotto questa fortezza, l’[…] capitan in Golfo con dodeci galere, et hanno li turchi di Castelnuovo nel suo passare trattato seco, et fattagli la medesima offerta, si come ne sarà la Serenità vostra avisata da Sua signoria illustrissima, la cui virtù et prudenza dimostrata sì nella celerità et nel procedere ordinatissimo nel viaggio, tutto che con tempi molto fortunevoli, come anco nell’adempire ogni ufficio d’ottimo capitano si rende veramente commendabile, et degna della noticia di Vostra serenità. M’è stato affermato da Sua signoria illustrissima et da diversi gentil’huomini che si trovano sopra questa armata, che hanno veduto a Corfù il vascello con questo capitano et compagnia suddetta francese, il che m’ha comprobato l’informatione prima presa di questa gente. Ha condotto seco illustrissimo signor capitano sopra queste galere circa mille fanti, la maggior parte per il campo, e tutti vivono del pane che si vende in questa città, che per la Dio gratia mi trovo haver fatta assai buona provisione di formenti. Tuttavia quando si trattenesse qui lungamente dubiterei si sentirne disaggio, et perché m’occorre di far molte spese estraordinarie importanti in soventioni et altre occorrenze publiche, né trovandomi io denaro, vedrò di trovarne in prestito da questi della città. Ma supplico la Serenità vostra a somministrarmene con prima occasione, poiché non me ne trovo manco da far ragion publica il prossimo pagamento a questa militia. Ho stritto all’eccellentissimo signor bailo per messo a posta, et datogli aviso della giunta dell’armata spagnuola in quest’acque et di quanto passa, et hora scrivo in conformità di queste all’eccellentissimo signor general Belegno, né mancherò di tener avisata Vostra serenità et Sua eccellenza di quanto potrò intendere et d’invigilare con ogni spirito al publico servitio, havendo anco fatte quelle provisioni e dato quegli ordini c’ho stimato opportuni et a me appartenenti. Gratie.
Di Cattaro, lì 8 giugno 1617.
Camillo Michier conte e provveditore
Allegato: lettera del generale spagnolo al comandante del bertone fiammingo, in due copie (n°1).
Allegato n°1
In lettere de Cattaro de 7 giugno 1617.
Havendo presso segnor capitano il vascelo dela vostra embarcacione, ho intesso come ve andate retirando dentro in terra, et como voi et la vostra compagnia seate franccesse, et per che el re de Spagna mio signore e padre de la maestà del re de Franssa, con vinculo astretti, et dopio de amoroso et feliche matrimonio che oblicano a tuti i soi vassalle a pacce et fraternità, per questa ragione mi vedo obligato a scrivire questa letera dichendove che si volete venirve al servicio da Sua maestà catolica dal re mio signore in questa ocasione libera potite venir con la vostra gente et vandiera, et vi [serà] pagato el vostro soldo tuto el tempo da questa ocasione, [la] quale finitta vi serà datta licentia libera a vostra posta [e] satisfatione, senca obligarve in questo tempo a altro [che] a la fideltà et dichiplina militare che come von soldato sapite, adbertendo però che questa salbaguardia et securità solamente sa da intendere con le soldati franchesse et anco inglesse, per le amititia che l’ree mio signore a con le due corone de Franssa e Ingliterra. Et si volite prendere questo partito, come he usanca et bona guerra, io come capitano generale dal ree mio signore nele galera da Napoli ve asicuro in nome da Sua maestà catolica et en nome dal eccellentissimo signore duca d’Osuna suo vicceré et capitano generale in quelo regimento da Napoli, che ve sarà cumplito tuto quelo che in questa letera ve scrivo e acetando lo partito potite venire a imbarcarbe in questa armata con la vostra vandiera e gente che sarete raceputo con amorebolezza et cortesia. Et da questa prima capitana da Napoli le dì 4 de giunio 1617 ho inteso segnor capitano quasi a un galante gentilomo e per questo li prego volla procurar la mia cortesia.
Don de Ganboa y Chleiva.
AS Venezia, Senato, Dispacci, Dalmazia, b. 16.
Trascrizione di Marco Rampin.