26 febbraio| 1617 Camillo Michiel
Dispaccio del 3| aprile| 1617|
N. (senza numero)
Serenissimo principe
hoggi a mezo giorno ho havuto aviso essersi veduti in mare alcuni vascelli grossi. Immediate ho mandato il signor Vicenzo Pellegrini voivoda di questo contado perché se ne accerti, et me n’avisi, il quale gionto a Liesena ha scoperto otto bertoni circa sei miglia discosti da terra che volteggiano davanti queste Bocche, et hora che sono le 23 ne ricevo da lui l’aviso. Ho dato subito ordine che siano poste a luochi opportuni le guardie de gli huomini del contado, et farò tutte le provisioni possibili per ogni accidente, et si come prima conforme all’ordine di Vostra serenità feci avertire li patroni de vascelli de nostri sudditi che fossero cauti cosi hora con repplicato ordine gli ho espressamente prohibito che non si levino di questi porti. Ho voluto con questa fregata ispedita a posta darne immediate conto alla Serenità vostra, et ne scrivo in conformità all’eccellentissimo signor general Belegno, et così farò di tutti li accidenti che mi perverranno a noticia. Hebbi già un mese in circa sentore che dovesse capitar dalle parti di Sottovento a Budua un vascello da Pastrovicchio che doveva condurre un Andrea Albanese da Cao de’ Lachi [?] il quale era stato veduto parlar e trattar assai strettamente con un Lissandro da Pastrovicchi, habitante in Trani, ch’è stipendiato da ministri di Spagna per mandar spie in queste parti et far riferire quanto si fa di qui, et che potesse essere, che costui portasse lettere del predetto Lissandro, onde stimando io sommamente il potere scoprire questo negotio, mandai a posta a Budua il signor governator Coccapani, il quale trattenutovisi più giorni, subito gionto il vascello lo fece condur di qui insieme col sudetto Andrea, uno suo compagno et sei marinari che altri non erano in detto vascello. Gli ho subito fatti per priggioni separatamente, et consituitigli più volte, et fatti diversi confronti tra loro alla mia presenza, riescono molto discordi et contrarii et rendonsi grandemente sospetti, et indiciati, conducendo massime detto Andrea seco nove pezze di damaschi di colore, diverse poste di seta di colore, settanta para di calce di seta, et alcune scatole di confetture, tutte robbe dic’egli da vender di qui, ma vado sospettando che fossero presenti a far a qualche turco, anzi che parte di loro et anco il medesimo Andrea confessa d’haver mentre si conduceva qui il vascello stracciate, et gettate occultamente in mare alcune lettere, c’haveva asserendo però esser lettere particolari, et adducendo varie scuse, tuttavia non ho fin’hora potuto scoprire cosa alcuna della trattatione di che ho sospetto, ma non mancherò in questa importantissima materia d’usar ogni essatta diligenza, et rigore, et di quanto succederà ne darò conto alla Serenità vostra. Delli andamenti de’ ragusei non posso penetrare cosa alcuna, ma non posso far buon concetto dell’animo loro, passando frequentemente la fregata Regia da Trani a Ragusi con lettere. Gratie.
Di Cattaro lì 3 aprile 1617.
Camillo Michiel rettore.
AS Venezia, Senato, Dispacci, Dalmazia, b. 16.
Trascrizione di Marco Rampin.