24 dicembre| 1617 Piero Morosini
Dispaccio del 19 gennaio| 1618|
N. (senza numero)
Serenissimo principe
havend’io in sodisfattione del mio debito per la carica che tengo in questa città, merito dell’infinita benignità di Vostra serenità, voluto vedere [...]elatamente la quantità, qualità et stato dell’artellaria che si trova sopra queste mura et le munizioni di questi suoi magazeni per ogni conveniente rispetto, ho trovato che così come di artellaria si sta assai bene, così all’incontro di munitioni et apprestamenti per quella si sta molto male, essendovi poca quantità di polvere rispetto al bisognoet niun letto da poter mutarsi quelli che sono in opera et pur questi sono poco buoni, tanto che si può dire che l’artellaria resta quasi inutile, oltre che non ha alcun manteletto et li pezzi che sono nelli turioni non si possono adoperare per tema che si ha che sparandosi il tetto non caschi minacciando tutti rovina per la fracidità dei legnami che sostentano il copperto, né si può rimediarvi come pur è necessario il farlo prima che il danno si faci maggiore per non vi essere qui materia per il qual accommodamento; et per poter fare li manteletti vi è bisogno di travi, tavole, coppi et ferramenta, per mancamento della qual materia anco li corpi di guardia, li caselli per le sentinelle et altre fabriche di Vostra serenità si trovano in mal stato. Ho veduto che vi è poco numero di arcobusi et moschetti, et questi pochi rotti et consumati dal tempo et dalla rugine, onde ve ne è bisogno di qualche numero da rispetto, come anco di qualche quantità di petti, di fuochi artificiati, di solfare, di salnitro, trementina et pegola per poter occorrendo valersene in servitio et difesa di questa città et castel vecchio, et però lo raccordo riverentemente alla Serenità vostra. Ho voluto anco vedere tutti questi scolari bombardieri che sono in numero di 60 et li trovo tutti inesperti per non esser, per quanto intendo, stati essercitati, come si osserva nelle altre sue città, et questo per mancamento di balle da falconetto, che se la Serenità vostra, come riverentemente la supplico, si degnerà commettere che ne sia mandata qualche quantità li farò essercittare, per poterne cavar quel frutto ch’è mente di lei. Del mal stato della porta di terra ferma di questa città et del poco numero di soldatesca che si trova al presente qui non aggiungerò altro alla Serenità vostra, se non raccordarle riverentemente quanto le ho rapresentato con le precedenti mie di 5 del corrente per la gelosia che si deve havere di questi tempi. Se dirò bene, che altre volte pur in tempo di quiete in questa città vi stavano 50 soldati a cavallo et hora che tanto importa ve ne sono solamente 30, li quali tenendosi per difesa di questi confini per ordinario se ne mandano dieci ad habitar nel castello di Verpoglie che per essere al confine et ostaculo da terra, si può dire, di questa città et territorio da levante, et però conseguentemente da stimarsi vi si tiene in quello anche otto fanti della compagnia della città, al commando de quali vi stanno già molti anni don Teodosio de Martinis castellano et il stratioto Alfonso Agresta alfiere destinatici dalla Serenità vostra per benemerti, ambidue al presente impotenti, quello per haver quasi affatto per la età grave perduta la vista et questo per convenir stare continuamente in letto per una longa malattia, cosiché né dell’uno né dell’altro si può più promettersi servitio alcuno in quel luoco tanto importante, onde ho conosciuto mio debito il doverne far consapevole la Serenità vostra acciò parendole vi possa con la sua somma prudenza rimediare. In questo poco tempo che mi trovo qui son pur anco stato più d’una volta in fortezza di San Nicolò per visitare il clarissimo signor Benetto Soranzo provveditor in essa, gentilhuomo vigilantissimo et di quell’ardore et valore che l’è d’avantaggio noto, qual mi ha fatto vedere che vi è bisogno di molte cose per rendere quella piazza sicura, come porta il servitio et interesse di Vostra serenità nelle presenti congiunture, et in particolare di polvere, munitione da vivere, di soldatesca et di diversi aprestamenti come dall’aggionta nota fatta dal stratioto Orlando Ruscetti, capo de questi scolari bombardieri in essa fortezza, la Serenità vostra intenderà et gliela mando ad ogni buon fine, ancorché Sua signoria clarissima mi dice havermela con più mano di sue lettere di tutto ciò avisata, come il medesimo ho fatto ancor io nelle precedenti; servendomi l’occasione per direl che uno di questi giorni saranno affatto fornite le opere dalla Serenità vostra comandate per beneficio di quell’importante piazza et che stimerei di gran servitio della medesima fortezza, parlando con ogni debito di riverenza, il far profondar quanto più si potesse un canaletto o sguazzo che è poco discosto di essa fortezza dalla parte da terra per impedir et levar il transito che al presente vi è, acciò il nemico non potesse a piedi cacciarsi sotto le mura et coprirsi col terreno. Gionto a questo punto son avisato da don Mattio Rucich cugino di don Zuanne Ongaro essere capitato a casa sua con occasione di negotio un turco di Dernis, castello discosto da questa città 30 miglia, che con occasione di ragionamento gli ha detto che da Signor Turco è stato commesso a Husain Begh del medesimo luoco di dover fare 50 soldati a cavallo per custodia di quel castello, onde insolito et di più che siano partiti da Costantinopoli due turchi di grande auttorità con commitiva d’altri soggetti di qualità per venirsene a Spalato et di là imbarcati per cotesta volta per comparere a piedi di Vostra serenità per causa delli danni c’hanno avuti per la perdita delle galee di mercantia, delli quali avisi ho stimato bene per ogni buon rispetto farne consapevole la Serenità vostra, aggiungendole che havendomi scritto il clarissimo signor conte di Traù che il bassà di Bosna sia per venire in questi confini ho ispedito nel paese persona pratica per haver maggior lume di questa venuta per intendere la causa, il seguito che potrà havere in questo viaggio et quel di più che sarà possibile, al ritorno della quale di quanto mi riferirà che sia di numento et degno dell’attentioni di Vostra serenità immidiate ne la farò consapevole, non mancando nel resto della debita invigilanza nelli suoi interessi. Gratie.
Di Sebenico a 19 genaro 1618
Pietro Moresini conte et capitano
Allegati: inventario degli armamenti e del materiale presente e di quello necessario nelle fortezze di Sebenico, redatta da Orlando Ruscetti (2 c.), gennario 1618.
AS Venezia, Senato, Dispacci, Dalmazia, b. 17.
Trascrizione di Damiano Pellizzaro