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24 febbraio| 1616 - 22 luglio| 1617 Marin Garzoni

Dispaccio del 14 dicembre| 1617|

N. (senza numero)

Serenissimo prencipe
li turchi che suggeriti per lo inanzi dalla perfidia de ragusei et dalla accortezza de ministri cesarei che si trattengono a tal effetto in paese, li primi per appaliar l’error commesso delli inviti fatti a spagnoli et li secondi per avantaggiar li proprii interessi, discorrevano prima più col timore et col loro proprio costume che con ragione alcuna et si andavano persuadendo che potesse Vostra serenità haver facilmente secreta intelligenza coi nemici per rispetti di fede, aducendone varissimi argomenti d’esser state a fronte le armate l’una all’altra senza nocersi et haver havuto ardire la nemica, disgiunta la sottile dalla grossa, di capitar non solamente in Golfo, ma nel centro dei lochi dell’Eccellenze vostre et a vista delle fortezze stesse. Hora mo veduto il generoso assalto datogli dall’eccellentissimo signor procuratore general Veniero, che con singolar virtù l’ha mal concia et fugata sino alle rive di sottovento, benché impeditoli la total vittoria dalla rabbia del mare, emulo quasi della rabbia de nemici (se forse non ha sdegnato il seno Adriatico di dar tributo di poca et volgar preda alla gloria di Vostra serenità risserbandole unito col cielo più degni et maggiori trionfi, ad onta de codardi et de maligni). Si sono essi rimossi dalla falsità dell’opinion loro et mostrandone particolar contento dimostrano insieme una vera inclination d’affetto a gli interessi di lei, sprezzando, per così dire, gli ultimi ordini venuti dalla Porta a favor de suddetti ministri cesarei in Serraglio et altrove: di che a punto tengo particolar aviso con lettere dal signor Velutello di Bossina, che mi da anco buona speranza di haver l’estratta di qualche numero di gente, ciò che per il passato non ha egli con ogni spirito et diligenza ansiosamente postavi potuto prima spedire, scrivendomi in conformità anco con altri a chi havendo io dato il simil carico, seben (et devo dire il vero all’Eccellenze vostre) non so io più come rescrivere intorno a tal negotiatione per trovarmi non solo essausto di dinaro, ma privo anco di pensar più al modo d’haverne, sendomi convenuto, per sostentar queste militie ordinarie, così a piedi come a cavallo, creditrici già di quattro paghe, soccorrer li salariati di questi lazaretti, similmente pur creditori d’altrettante paghe, et dar soventione in oltre alli nuovi Poglizzani già tre mesi introdotti nel numero di settanta in questo pressidio et tutti non hanno di che viver altrimenti, privarmi, ancorché con mio sommo gusto, servendo a chi devo conto, sino delle medesime poche sostanze della mia casa, doppo essermi prima impegnato con questi consoli et con questi mercanti, ricevendo giornalmente perpetue lamentationi et instanze di esser suffragato et sodisfatto hor da questo hor da quello. Il che, tutto che mi riesca a grandissimo tormento, reputo pur nulla, pur che ne segua il servitio dell’Eccellenze vostre, le quali supplico umilmente a restar servite di credermi esser questa una verità evangelica, non circonscritta da altro che dall’essenza del fatto stesso dolendomi all’estremo che ridotto io in tale stato di penuria di denaro, et essendo l’oro anima d’ogni negotio, resta per ciò ogni mia trattatione senza spirito, massime appresso questi animi venali dei turchi che non hanno mira ad altro; et posso parere io così o tardo o negligente nel servitio di Vostra serenità che solo, et lo sa Dio, tengo unicamente cuore non potendo stringer et dar principio al far la gente promessami dal sanzaco d’Hercegovina che le ho per altre mie riverentemente significato. Non devo pur con la solita mia dovuta riverenza restar d’aggiungerle che questi mercanti che si ritrovano già con le loro robbe qualche mese fa a questa scala non cessano del continuo di chiedermi licentia di poter tornarsene in paese et hoggi al fine sono comparsi instandomi ch’io dovessi conceder loro libertà almeno di poter caricar le mercantie sopra una fregada a loro rischio, che volevano non solo pagar il noleggiato al patron d’esso, ma li mezi noli ancor al signor Ottavio Dall’Oglio contentandosi d’arischiar et la vita et la robba per non trattenersi più di qua. Al che, non sapendo io che rispondere, ho preso espediente dir loro che il rispetto di queste armate haveva trattenuto l’uscir delle galee di mercantia, ma che in somma di breve sariano state di qua et che in tanto haveria dato parere (come faccio) alli illustrissimi signori cinque savi di questo loro desiderio perché o all’uno o all’altro modo dovessero riceverne sodisfattione, confortandoli con ogni termine d’amore possibile, seben hormai mi rendo loro di poca fede, per havere tante volte promesso et sempre in vano la presta venuta di dette galee. Intorno a che aspetterò per tanto quell’ordine che più parerà all’Eccellenze Vostre Illustrissime di darmi. Gratie etc.
Di Spalato a 14 dicembre 1617

Marin Garzoni conte et capitano

AS Venezia, Senato, Dispacci, Dalmazia, b. 17.
Trascrizione di Damiano Pellizzaro