5 marzo| 1617 - 3 maggio| 1617 Gabriel Morosini
Dispaccio del 6| gennaio| 1618|
N. (senza numero)
Serenissimo principe
Le lettere di Vostra serenità delli 12 passato per le guardie di questo castello sono gionti in tempo che si è ritrovato qua l’eccellentissimo Belegno, il qual corrispondendo con gli effetti della solita sua prudenza et prontezza alla volontà della Serenità vostra, ha in un medesimo ponto provisto al bisogno del predetto castello et sollevato questa città et popolo tutto, li quali sono rimasti consolatissimi dell’amorevol dispositione di Vostra serenità in gratificarli et provederà senza loro interesse alla medesima loro sicurezza et insieme sodisfatti della dolcissima maniera di Sua eccellenza in disponere a loro sodisfattione gli ordini di Vostra serenità, alla quale però mi hanno pregato che in loro nome io ne renda humilissimamente gratie, come divotamente faccio, testificandole la perseveranza della costantissima fidelità loro in ben vivere et morire sotto l’obedienza di Vostra serenità. L’eccellentissimo Veniero mi ha provisto otto bariletti di polvere grossa et libbre 210 di piombo per difesa di questa città che n’era a fatto senza et se bene è poca provisione l’ho stimata però assai per quel che potesse succedere. Mi ha similmente mandato 12 vesti per darle a questo signor sanzacco di Clissa et altri turchi, conforme all’obbligo che ne tengo et perché all’intera sodisfattione secondo la promessa fatta con l’autorità della Serenità vostra ne mancano altre tre di velludo et tre di raso, et Sua eccellenza non ha da supplir, supplico humilissimamente Vostra serenità a restar servita ordinare che per il primo passaggio mi siano mandati di costà, facendo avertire che ve ne sia alcuna cremisina. Et in questo mentre mi valerò delle sudette desiderando sodisfare a questo sanzacco per li rispetti noti a Vostra serenità. Questo agosto passato diedi riverente conto alla Serenità vostra delle pretensioni et motivi fatti dal luogotenente del sudetto sanzacco sopra alcune ville et possessioni di questa giurisditione, volendo egli esser riconosciuto delli terratici et patronia che sempre ab antiquo sopra essi luoghi hanno havuta questi di Traù, et all’hora scrissi et mandai copia delle scritture a nostro favore all’eccellentissimo bailo in Costantinopoli, acciò di là desse l’ultima mano a questo negotio mantenendo però tuttavia con destro modo li sudditi di Vostra serenità nel possesso; hora di nuovo Sua eccellenza mi ha mandato una scrittura di doglianza presentata alla Porta per nome delli popoli di Sagoria che è la provintia qua sopra, nelle quali esponendo le medesime pretensioni si aggravano che quelle di Sebenico et di Traù particolarmente li occupino li beni che sono delle entrate del Gran turco, aggiongendovi molte falsità per aggravar le cose, il che sì come mi ha fatto giudicare essere inventione del sudetto luogotenente che persista nella medesima pertinatia, né osando per la buona intelligentia che passa tra me et il signor sanzacco palesarsi haverà messo su quei popoli a far questo tentativo alla Porta così per ritettione delle vane pretendenze, ho replicato a Sua eccellenza quanto gli scrissi l’altra volta, et mandatoli il dupplicato delle scritture per le quali si vede che già per commissione del Gran signore li luoghi sopra li quali muovono le pretentioni et prima della guerra et poi sono dichiarati dentro li confini di Traù, li cui habitatori ne hanno sempre havuta la patronia e tirato li serratici. Ho pregato Sua eccellenza a procurare di dar fine a questo negotio se è possibile, acciò non s’habbia da soggiacer sempre alli capricci di questi turchi dediti alla novità, havendolo assicurato nel resto delle querele esser tutte falsissime per la parte di questa giurisdittione venendosi con molta quiete et amicitia a questi confini, come lo testificano le medesime lettere del sudetto signor sanzacco et del cadì di Chiuno[?] mandate da me a Sua eccellenza. Mi è parso mio debito di riverentemente significarlo alla Serenità vostra, acciò se le parerà di passare altra pareza con l’eccellentissimo bailo possa far quello che le soministrarà la sua somma prudenza per sicurezza delle sue giurisditioni et quiete di questi confini. Gratie etc.
Di Traù li 6 genaro 1617 [m.v.]
Gabriel Morosini conte et capitano
AS Venezia, Senato, Dispacci, Dalmazia, b. 17.
Trascrizione di Damiano Pellizzaro