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17 luglio| 1617 Piero Querini

Dispaccio del 14 aprile| 1617|

N. (senza numero)

Serenissimo prencipe
son ritornato questa sera di campagna doppo essermivi trattenuto col visitar et consolar le ville ne li correnti sospetti, accresciuti dalla venuta in Colfo de galioni spagnuoli, et dalla voce sparsa che si trovino con loro quelli uscochi che passorno sottovento, li quali potessero con questa spalla inferir danni all’improviso, massime trovandosi il territorio essausto della miglior gente, passata nelli esserciti et armate di Vostra serenità, et questa cavallaria diminuita come ella sa, havendo io particolarmente havuto l’occhio nella presente strettezza anco di soldatesca alla città di Nona, col sopraseder in quel contorno, per esser con pochissimi habitanti et mal guarnita di presidio, nel che però si procura di supplir in tutto quel più che ha possible. Per questi rispetti, facendosi tanto maggiore il bisogno di conservar la pace con turchi, et stringersi in buona intelligenza con li principali del confine, anco per assicurarsi maggiormente da quella parte, ho atteso et attendo con sommo studio a soddisfarli et essercitar giustitia summaria nelle pretensione che occorrono loro con questi sudditi, in modo tale che ne restano contenti et me ne ringratiano con lettere, non abandonando però la protettione de’ sudditi predetti, et procurando con desterità che le sodisfattioni siano reciproche, onde al presente per gratia di Dio si trovano le cose molto quiete. Dubito solo che facendosi espeditione di genti del sanzaccato confinante per le cose di Polonia, possano li soldati con l’ordinaria licentia (come mi avertisce il turco confidente) far qualche male, convenendo loro andar con poca paga, ma anco sopra questo starò avertito, et metterò ogni opera perché non segua scandalo alcuno che habbia da interromper la presente tranquillità. Al qual effetto, oltre li altri fini di publico servitio, havendo a giorni passati Cabil agà della Vrana, barone del Gran signore, huomo veramente da tenere conto per le sue facoltà et seguito alli confini, et che per li suoi interessi ama la pace, mostrato gran desiderio di conoscermi et amicarsi meco, mi sono risolto di compiacerlo, come ho fatto. Con questo, dopo haver io passati offitii et dimostrationi mutue di cortesia et amorevolezza, entrai con buona occasione in ragionamento delli preparamenti del predetti galioni di Spagna, che si armavano per venir in Colfo a danneggiar, et della resistentia che a commune diffesa doveva farsi loro dall’armata della Serenità vostra, et dalli bertoni et galere grosse che s’erano allestite di ordine di lei a questo effetto, tentando con tal proposito et col dimostrarli la sicurtà che ne sarebbe derivata alle cose del generale di ottener col suo mezo qualche quantità di gente. Egli me ne diede intentione ogni volta che l’ordine ch’io li dissi esservi dalla Porta al bassà di Bossina, capiti in queste parti che in altra maniera mi afferma asseveramente esser impossibile il compiacermi, eccitandomi a scriver al detto bassà di Bossina come la Serenità vostra vederà dall’inclusa copia di sue lettere. Il che vengo a significarle riverentemente perché se sarà levato l’impedimento, sperarei d’impiegarmi nel negotio con qualche profitto.
Venne a questi confini il Chiecaià del nuovo sanzacco per farsi riconoscer, sino all’arrivo del suo patrone. In tanto mi vien detto che l’Hussumovich habbia cacciata a Costantinopoli buona somma di denaro per esser confirmato egli se potrà. Ho dato conto all’eccellentissimo signor bailo di questo, et altri particolari nella presente materia, come anco all’eccellentissimo signor generale, et come farò di tutto quello di più che stimerò conferir al servitio delle cose di Vostra serenità. Gratie.
Di Zara lì 14 aprile 1617.

Piero Quirini provveditore della cavalleria.

Allegati: lettera di Habil agà (n°1).
Allegato n°1
In lettere del provveditor della cavalleria in Dalmatia de 13 april 1617.
Copia dalla traduttione.
Lì 12 aprile 1617
All’in tutto molto altamente honorado, et di ogni dono et signoril laude degno detto signor provveditor general della Dalmatia, supra la cavallaria. Da me Habil agà Zaim del Gran signore, riverenza et molto cara et amorevole salutatione, come a vicino et fidato amico nostro. Et doppo ricevessimo la vostra signoril lettera, ci scrivete in proposito degli huomini quali su le galie guereggiassero. Non vi essendo licenza del signor bassà, non ardiscono li nostri huomini andar de lì, et anco dal signor sanzacco non vi è adesso nel sanzaccato, et non vi essendo in ciò la sua parola, la gente schiva d’andar de lì. Et l’altro giorno quando ci abboccassimo con la Serenità vostra havevi detto che sono venuti li commandamenti al signor bassà che debbano li nostri huomini venir in vostro aiuto, et havemo dimandato, come ci havevi detto, non sono venuti ma se da mo’ nell’avenir veniranno, perché ci è stato a casa il capicì bassì del bassà, et havemo havuto lettere dal signor bassà, et noi de recavo mandiamo huomini, et lettere al bassà, se havete qualche negotio presso il bassà potete dir. Et ecco mandiamo alla Serenità vostra un polledro in dono, alla Serenità vostra se non vi piacerà, et lui sarà lì per vostri servitori. Se Dio concederà sanità, et che qualcuno nell’avenir sarà da noi, non si mancarà alla Signoria vostra. Et Dio allegri la Serenità vostra.

AS Venezia, Senato, Dispacci, Dalmazia, b. 16.
Trascrizione di Marco Rampin.