• it
  • it
  • en
  • hr
  • el
  • de

26 febbraio| 1617 Camillo Michiel

Dispaccio del 29 maggio| 1618|

N. (senza numero)

Serenissimo prencipe,
venne già pochi giorni a Zuppa [?], villa di confin turchesco, Assan bassà, spedito da Constantinopoli per guardia di questi confini, come significai alla Serenità vostra di esser informato che egli dovesse venire, et mi scrisse una lettera et una al signor Ccvalier Bolizza, essendo questa una tacita richiesta di esser presentato, come invero si è sempre osservato in simili occasioni, né potendo servire il tempo per esser proveduto dalla Serenità vostra, come la ricercai di quanto fosse a proposito per questo effetto, ho preso ispediente di trovar il meglio che si potesse di qui, et ho havute le robbe descritte nell’aggiunta nota di detto signor Bolizza, con patto o di restituirne altretante a chi le ha date, o di pagarle al prezzo come in essa nota et le ho mandate ad esso bassà per il medesimo signor Cavalier con mie lettere, colle quali ho passato seco et fatto anco passar a bocca ufficio di complimento, et di dimostratione di affetto, et di buona intelligenza, il tutto però con riguardo et avantaggio della dignità pubblica, et colla debita distanza et cautella per l’interesse di sanità. Si è partito sodisfattissimo et mi ha rescritto la seconda lettera, che Vostra serenità haverà similmente qui occlusa. Si compiacerà la Serenità Vostra di commettere che mi siano mandate le robbe da restituire in cambio di quelle che ho tolte, overo il denaro da pagarle. È riuscita l’opera del suddetto signor cavalier Bolizza in questo importante negotio, al solito utilissima, di compita mia sodisfattione et di evidentissimo pubblico servitio; et perché frequentemente mi occorre in negotii pubblici di valermi hora dell’opera sua, hora del signor governator suo fratello, et hor di tutti e due, provo in effetto quanto sii stata opportuna la risolutione di trattener qui detto signor governatore. Mando anco qui occlusi li conti del resto di spese fatte in queste fabriche, et resterà servita la Serenità vostra di commettere che mi sia inviato il denaro, perché io possi reintegrare chi me ne ha servito. L’opera di castello è riuscita con molto decoro et compita sicurezza, così che non vi è da temere che vi sia più per lungo tempo occasione di spesa. Nella materia di sanità proseguisco di invigilare et provedere quel più che stimo a proposito, et hieri a punto mi son di novo conferito a Perasto et ho visitato le guardie et la terra, colla debita distanza et cautione. Pare che il mal vada alquanto rimettendo, perché doppo le precedenti mie scritte a Vostra serenità sono morte se non sette persone in tutto, et hoggi corra il quinto giorno che non era ammalato né risentitosi alcuno, eccetto due picigami [?] li quali ammalatisi già due giorni, mentre tuttavia scrivo la presente ricevo aviso che sono morti, et questi sono li secondi che di qui ho mandati a Perasto a prestar servitio, perché due altri andativi precedentemente pur morirono in pochi giorni, onde spandosi ciò in questa città et contorni, dove, et per tutto eccetto che Perasto, si continua (Dio lodato) in buonissima salute, dubito non poter trovare chi vogli andarvi, et è necessario che siano mandati da Venetia di questa sorte di huomini, et altri ministri di lazareto, perché anco quando piaccia a Dio che cessi il male in Perasto, non si potrà mai liberarsi dalli sospetti senza far un general […] di tutte le robbe, come altre volte ho scritto, né in ciò debbo valermi di gente del paese, della quale in cosa tanto grave non posso fidarmi; oltre a ciò prevedo che, se per l’aiuto divino continuerà il miglioramento, li perastini difficilissimamente vorrano stare all’obbedienza delle guardie, et contenersi nei termini [?] et luochi assignatili, anzi già cominciano alcuni di essi a tumultuare et potrebbe la loro inoebbedienza e temerità causare gravissimi inconvenienti. Per il che resto di repplicare quello che altre volte ho raccordato alla Serenità vostra et all’eccellentissimo signor capitan generale della necessità del tener in questo canale una galera, o almeno delle barche armate. Ho fatta, oltre alle prossime, nova et essatta diligenza nell’investigar di dove sii proceduto il male, et da alcuni vien riferito che si sii difuso da quel [...] da testa, che stete lungo tempo riserrato nel barille, da altri et con più […] che sii causato da alcune schiavine, portate dal vascello di quel Marco Basconie [?] perastino, venuto carico di formento di Albania, nella qual provincia si conferma, o Durazzo, et diversi altri luochi circonvicini siano infetti di peste, il qual vascello [...] per Venetia, di che subito che hebbi sentore ne spedii aviso alla Serenità vostra et alli Illustrissimi savi alla sanità: ma però dificilissimamente si può haver da Perasto verità alcuna, la quale anzi essi procurano quanto più possono di occultare, et dubito che questa habbia da essere la maggior difficoltà della loro liberatione. Mandai ultimamente alla Serenità vostra la nota delle spese fatte nelli occorrenti bisogni per la sanità, li quali perché tuttavia continuano, né essendo in questa camera denaro da poter in ciò impiegare, attendo sopra lettere della Serenità vostra ordine et provisione. Scrivo in questa materia in conformità di questa alli Illustrissimi savi alla sanità, et assicuro la Serenità Vostra che non allenterò un punto della diligenza et provedimenti che per me si potranno fare in cosa di tanta importanza, senza risparmio anco della propria vita per pubblico benefficio. Mi gionge hora il dispaccio da Constantinopoli in sachetti quattro, compreso uno che rimase a dietro del dispaccio precedente come aviso di passate, et le espedisco subito colla fregata paron Triffon di Mathia insieme colla qui aggionta dell’Illustrissimo signor proveditor di Corfù, ricevuta hieri l’altro. Gratie etc.
Di Cattaro, li 29 maggio 1618.

Camillo Michiel, rettor et proveditor.

Allegati:
Lettera da Assan bassà a Michiel, per ribadire l’amicizia e la collaborazione tra turchi e veneziani, Antivari 21 maggio 1618 (1 c.).
Lettera da Assan bassà a Bolizza, sullo stesso tema, 21 maggio 1618 (1 c.).
Lettera da Assan bassà a Michiel, nella quale il primo comunica l’ordine ricevuto da Costantinopoli di restare ad Antivari anche durante l’estate e chiede a Michiel di far giustizia su un crimine di un suddito veneziano verso dei sudditi turchi, 21 maggio 1618, presenti testo greco e traduzione (2 cc.).

AS Venezia, Senato, Dispacci, Dalmazia, b. 18
Trascrizione di Francesco Danieli.