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24 dicembre| 1617 Piero Morosini

Dispaccio del 28 maggio| 1618|

N. (senza numero)

Serenissimo prencipe,
con mie lettere del corrente diedi conto all’eccellentissimo signor capitano general da mar, che haveva havuto aviso da persona mia confidente che li sudditi turcheschi del sanzacato di Clissa in grosso numero si erano solevati contra il signor Mustai begh [?] loro sanzacco, dependente per via di madre dalla casa ottomana et da circa 40 anni in qua rissiede in esso sanzaccato, per pretensioni de quantità grande de beni, che il detto sanzacco in questo tempo gli ha levati et apropriatisci, et che gli havevano abbruciati molti casali et destrutte le possessioni et anco fugatolo da quella provintia, et che, ritrovandosi così scolevati [?] et grossi, trattavano di tentare regolatione de confini con questo et con il contado di Trau, ancorché si conservino senza minima alteratione in quell’essere, et doppo l’ultima guerra furono terminati, et che io per tale aviso, confinatomi anco dalli Illustrissimi signori rettori di Trau et Spalato, haverà dati buoni ordeni per tutte le ville confinanti, che dovessero molto ben guardarsi, et tenire li loro animali appresso, per subitar qualche depredamento, con commissione che fossero radoppiate le guardie che si tengono sopra alcuni monti di questo territorio, per aviso quando vi entra gente di mal fare in questo confine, et che nel castello di Vengolie [?], che è la chiave del territorio et guarda le due campagne che dà il vito a questi sudditi, vi ho mandato quella poca cavallaria stradiota, che quindi vi si ritrova con il signor governator Steffano Solimano, et li due capitani, et appresso questi domino [?] Iseppo Teodosio, capitano di questo contado, gentilhuomo della città, creato con questo titolo dalla città per suoi privileggi di due in due anni, con 200 arcobusieri delle cernide sotto li loro carambassà, […] si trattenghino ivi fino che si intenda l’esito del pensiero dei solevati; hieri mio dal medesimo confidente, che tengo in paese turchesco qui avisato che li turchi solevati dovevano per hoggi radunarsi in congregatione, per deliberare sopra il loro pensiero sudetto; onde stimando l’aviso quanto si conviene per interesse di Vostra serenità nelle presenti congiunture, per maggior reputatione del detto castello di Verpoglie, et assicuratione del confine era in pensiero di passar in persona in quello con altra gente, ma conoscendo il bisogno che vi è qui nella città della mia persona, ho risolto di ispedirci il Colendissimo signor Marco Antonio Malipiero camerlengo, con il signor Zorzi Moresini, figlio del signor Giuane [?] mio fratello, che si introva qui capitatovi li giorni passati, sbatuto dalla fortuna, per passar in Armata a servir la Serenità vostra, con quali vi sono andati diversi di questi gentilhuomini et cittadini a cavallo con un altro numero di archebusieri delle cernide, così che in quel castello adesso vi si ritrova appresso 300 huomini da fattioni, che è quel qui et in questa occasione io possa fare, come me pure anco dato conto al medesimo Eccellentissimo signor capitano general, acciò parendo a Sua eccellenza di aggiungermi qualche numero di soldatesca in questo incontro, fin tanto si veda il fine di questa solevatione, per interesse del confinepossa farlo, non mancando io in tanto di ogni possibile vigilanza, per non ricevere improvvisamente qualche danno, et Dio mi liberi. Con la qual occasione non restarò di raccordar da novo in tutte le passate occasione è stato et è l’unica speranza et difesa di questo contado dalla parte di levante, ritrovandosi in essere tale che a pona li poveri soldati vi possono habitare, come ne diedi riverente conto alla Serenità vostra con altre mie di 26 febraro passato, et anco posteriormente, sendo parse nelli alloggiamente cascati cioè il tetto, come anco il casello dalla sentinella, ne io vi posso rimediare, per non ritrovarsi in questi magazeni materia, supplica da novo riverentemente si bisogni dar ordine per la provisione della materia, che con nota particolare allhora le ricercai, et subito che la habbi lo farò accomodare per conservarlo in questa reputatione merita il luoco, che nel resto Vostra serenità può restar sicura che io non tralascio né tralasciarò fattica, né patimento, per ben servirla come è mio debito. Gionto a questo punto, capitan qui due persone, che haveva sabbato ispedite in paese turchesco per intendere la risolutione de solevati nella loro radunanza, li quali mi riferiscono esser stata prolongata a domani, et che hanno cavato che invogliono andar prima a danni di Trau, et poi di qua; onde subito in diligenza ne ho fatto consapevole l’Eccellentissimo signor capitano general, et anco l’Illustrissimo rettor di Trau, per che possa colla sua prudenza governarsi ancor esso come più conoscerà necessario per l’interesse publico, camenando unitamente seco et con buona intelligenza in negotio così importante, conforme alla mente di Vostra serenità. Laudato il Signor Dio il sospetto della peste va cessando, ma però ancora si tiene sospesa la pratica con turchi, fino ad altro ordine dell’Eccellentissimo signor capitano general. Gratie etc.
Di Sebenico, a 28 maggio 1618.

Piero Morosini, conte et capitano.

AS Venezia, Senato, Dispacci, Dalmazia, b. 18
Trascrizione di Francesco Danieli.