24 dicembre| 1617 Piero Morosini
Dispaccio del 8| giugno| 1618|
N. (senza numero)
Serenissimo prencipe,
diedi riverente conto alla Serenità vostra con altre mie di 28 maggio passato del ammassamento de turchi del sanzacato di Clissa, et del loro mal animo contra questo et il reggimento di Trau, et insieme delle provisioni da me fatte per oviar qualche sinistro tentativo di questi, et hora le aggiongo che da persona confidente, che ho tenuto in paese per intendere di giorno in giorno li loro andamenti et pensieri, mi fu hieri referto che sendosi li sudetti in numero di 3000 in circa radunati in campo da Piero [?], nel loro confine meza giornata discosto da questa città, trattarono et stabilirono prima di non accettar più a modo alcuno il sanzacco da essi fugato, con solenne giuramento di essere per sempre uniti contra lui, et correndo voce che sia per ritornar accompagnato dal bassà di Bossina con grossa compagnia di fanteria et cavalleria, restarono in apontamento (verificandosi tale venuta) di ritrovarsi tutti lunedì 21, et sarà a 11 [?] del corrente in nova congregatione in luoco di Prosor [?] sotto Clissa, discosto da questo confine appresso tre giornate, et poi fu proposto di venire alla distruttione del castello di Verpoglie in questo reggimento, et dannificar questi et li confini di Trau, et questa fu messa in campo da persone che mal […] vedono in essere quel castello, preservato si può dire miracolosamente in tempo della ultima guerra, perché gli impedisse il poter così facilmente scorrer et dannificar queste campagne, a che da un cadì nominato Zirovich [?] capo di quella solevatione fu risposto che adesso non era tempo di fare simili tentativi, e tanto meno quanto che intendeva da morlachi ritornati da Sebenico, che in detto castello di Verpoglie vi si ritrovava un numero di mille persone in difesa, se bene in effetto non erano di gran longa tanti, onde non haverebbono senza evidente loro risego [?] et danno, potuto fare alcun tentativo contra il sudetto castello, cosiché senza risolver né deliberar in ciò altro, martedì di sera si sbandarono andando alle loro case, tanto che le provisioni et buoni ordeni da me dati (col volere del Signor Dio) hanno partorito ottimo frutto, et parendomi non dover più temere di quel nembo, ho levato dal detto castello la fantaria estraordinaria, che vi haveva mandata per il suddetto immassamento, come colle passate rapresentai riverentemente alla Serenità vostra, per oviar la spesa, lasciandovi solamente la guardia ordinaria, con buoni avertimenti et per maggior cautione ho risolto di tenir in paese per qualche giorno ancora persona confidente, perché vada osservando se trattassero questa altra novità, per esserne avisato et, occorendo poter da novo provedere alla conservatione di questo territorio commesso dalla benignità di Vostra serenità alla mia cura, in che vi ponerò sempre tutto il spirito per ben servirle, et farò quel più che mi sarà possibile ancorché mi attrovi con poca cavallaria rispetto al passato, et senza la barca armata che per ordinario in soleva stare per valersi delli suoi in terra et in mare, secondo le occasioni, havendo in questo presidio soli 20 soldati, la maggior parte sudditi di Spagna, come so pure di haverne dato conto a Vostra serenità altre volte, della qual natione se ne trova anco qualche d’uno in fortezza di San Nicolò, che, per rispetto delli mottivi che corrono, mi è parso di darsene novo aviso ad ogni buon fine. Faccia sua Divina maestà che li sudetti turchi si acquiettino, perché in altro modo potrebbe seguir qualche tagliata tra essi che darebbe occasione di vivere a questi confini con grande sospetto et travaglio, come può essere molto ben considerato dalla somma prudenza di Vostra serenità, alla quale con queste occluse raccordo riverentemente che in queste munoìitioni non vi si trova alcun moschetto, né pur una giacenza di corda da fuogo, et in castello di Verpoglie vi sono due falconetti, ma non vi sono balle da poter valersene di essi nelle occorrenze che potessero nascere, il che con altre mie ho già riverentemente rappresentato alla Serenità vostra. Gratie etc.
Di Sebenico, a 8 giugno 1618.
Piero Morosini, conte et capitano.
AS Venezia, Senato, Dispacci, Dalmazia, b. 18
Trascrizione di Francesco Danieli.