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24 dicembre| 1617 Piero Morosini

Dispaccio del 23 agosto| 1618|

N. (senza numero)

Serenissimo prencipe,
a mesi passati, come allhora rapresentai riverentemente alla Serenità vostra con più mano di mie lettere, li sudditi turcheschi del sanzaccato di Clissa, solevati in grosso numero, minaciavano armata mano voler regolatione de confini con questi territori di Vostra serenità; di che fattone avisato l’eccellentissimo bailo in Costantinopoli, invigilando sua eccellenza alli interessi pubblici, ha ottenuto et inviatomi con sue lettere di 6 del passato un chuchuime [?] o commandamento del Gran signore del tenore che Vostra serenità intenderà dall’aggiunta copia di traduttione, che le invio in sodisfatione del mio debito. Questo commandamento lo ha mandato per un gentilhuomo et un cittadino a far pubblicare et notificare alli cadì, aghè et altri rappresentanti del sudetto Gran signore confinanti, per traherne quel frutto, col qual fine è stato dal medesimo eccellentissimo bailo impetrato, havendolo essi veduto con loro grandissima ammiratione, et per essere amplissimo, che non si racordano, come neanco questi cittadini, di haverne veduto altro simile, et per l’espresso ordine, che dà a capi di dover castigar chi tentasse minimo danno o novità contra sudditi et confini di Vostra serenità, et nel riceverlo hanno mostrato segno di grande riverenza, essendosi lasciati intendere, con parole di grande sommissione, che sarà essequito, onde voglio sperar ogni bene, e tanto più, quanto che da me riceverano sempre reciproca ovazione [?] di buona vicinanza et amicitia, conforme alla mente di Vostra serenità, che il medesimo ho procurato anco per il passato, et col favor del Signor Dio fin hora la ho passata bene, anziché [?] regnando certo odio vecchio tra turchi delli castelli di Rachitrizca, Daslina, Vellin et Vrana, con questi sudditi delle ville di Vodice, Trabovosin, et stretto di morter ho tenuto mezo che si sono pacificati già alcuni giorni, come ne diedi riverentemente conto alla Serenità vostra, cosiché si vive in quiete et amorevolezza, con compita sodisfattione de communi sudditi, et mia in particolare. Gratie etc.
Di Sebenico, a 23 agosto 1618.

Piero Morosini, conte et capitano.

Allegato (2 cc.):
In lettere di Sebenico de 23 agosto 1618.
Traduttione del commandamento del Gran signore a Schienter Bassà, beglerbei della Bossina, et alli cadì della detta provintia, et al cadì di Clissa, et a tutti li agalari et capi delle militie che sono nelle fortezze del detto paese. Tradotto dal Borissi.
Al giunger dell’eccellentissimo legno [?] imperiale saprete che, essendo li signori di Venetia di antico tempo congionti in buona et sincera amicitia con la mia felice Porta, et conservando quelli sempre ottimamente le conditioni della pace, sono stati perciò diverse volte espediti miei nobili commandamenti, acciò che anco li ministri delli custoditi miei confini dovessero, con li ministri et rappresentanti delle fortezze di essi signori venetiani, et con li sudditi loro medesimamente, passarla pacificamente, et non lasciar inferir alcuna molestia alli luoghi che sono alli confini di essi signori, né alli sudditi loro, contro la buona pace, né metter cosa che possi apportar scandalo; con tutto ciò è pervenuto alle mie imperial orecchie come alcuni musulmani a quelli confini, et particolarmente quelli di Clissa et di Sedelam, hanno intentione di trapassar nelli confini di Sebenico, Trau, Spalato et Almissa, fortezze de signori venetiani, per dar molestia alli luochi et sudditi loro, contro la buona pace et all’imperial mia permissione. Però è uscito questo mio imperial commandamento, con il quale vi commando che dobbiate osservare [?] nell’istesso modo che per avanti si soleva fare le conditioni della buona pace et amicitia, et passarla bene con li governatori et ministri di essi signori, siccome si conviene alli eccelsi capitoli della pace, né permetter che persona alcuna faccia cosa contraria a quella, et così ognuno di voi conforme al mio imperial commandamento vicinando [?] bene doverà passarla amichevolemente con li ministri et governatori delle fortezze de signori venetiani, et con li sudditi delli paesi loro, schivandovi molto bene di non lasciar che in alcun modo sia fatta attione, né motto alcuno che possi esser causa di scandalo et misfatto a quelli confini, né di inferire alcuna molestia alli confini delle fortezze et luochi de venetiani, né alli sudditi loro; avvertendo che se le genti dei miei vittoriosi confini volessero, contro la buona pace et imperial mia permissione, trapassar i termini et inferire alle fortezze, ville et confini delli signori venetiani, et alli luoghi delli sudditi loro alcuna molestia, voi li oviarete, né li lasciarete far pur minima cosa che sia contraria alli eccelsi capitoli della pace, perché non è mia imperial volontà che a quelli confini succeda alcun motto, ma castigarete come si conviene quelli che volessero haver ardimento di commetter misfatti et trapassar li termini loro, et così per niun modo non lasciarete che si faccia cosa contraria alla buona pace, né alcun motto a quelli confini. In somma voi fermamente come per avanti attenderete di conservar tuttavia le conditioni della pace, che si ha con essi signori venetiani, non lasciando che sia data minima molestia alli confini, luochi et sudditi loro, et in questo modo vi guarderete et schivarete che non sia fatto alcun motto, che poscia portar alcuna perturbatione alla buona amicitia, ma sì come ricerca essa buona pace la passarete con buona quiete, et ottima vicinanza con essi venetiani, adoperando in ciò ogni vostro potere. Et essendo questo negotio importante, non lo rimarete simile a gli altri, ma usarete in esso essata [?] diligenza. Così saprete et doppo [?] visto questo mio imperial commandamento lo restribuirete alla mano dei venetiani, prestando fede all’honorato segno.
Scritto in Costantinopoli alla mettà della luna di Meheb [?] l’anno 1027. Cioè li 6 luglio 1618.

AS Venezia, Senato, Dispacci, Dalmazia, b. 18
Trascrizione di Francesco Danieli.