22 marzo| 1618 Marin Grisoni
Dispaccio del 22 maggio| 1618|
N. (senza numero)
Serenissimo prencipe,
dalla incomparabil virtù et diglienza dell’eccellentissimo signor proveditor Barbarigo, capitano general da mar, è stato subito previsto al bisogno di questa città et lazaretti di due pezzi grossi di artiglierie, et due periere di già assettate sopra queste mura, et dato ordine di doi altri pezzi grossi, che si aspettano di giorno in giorno; ha Sua eccellenza mandato, in oltre, in questo pressidio una barca armata, et cinquanta fanti ittaliani che con questi si è potuto rinforzar le guardie delle porte della città, et poner di notte il nome sulla muraglia, assicurandosi così da quel pericolo che nel servitio di Vostra serenità mi premeva nell’anima, aggionto alli lazaretti la soldatesca della barca armata, che fatta a sufficienza a custodirli con li novi fanti poglizani insieme; et devo affermare alle Eccellenze vostre Illustrissime haver in modo la cura et zelo di esso eccellentissimo capitano general da mar rincorato qui ogni uno, che poco più si temono le insidie nemiche; et spero che basterà questo tanto ad innanimir ancora li mercanti al concorso di questa Scala; dalla quale, liberi di contumacia, si sono caricati sopra la galea di mercantia et tra vasselli grandi sue conserve, 2.800 coli, in circa, oltre 800 altri et più, non liberi ancora dal sospetto della contumacia, rimasti in terra, et gran quantità che se ne aspetta di paese da più parti, in quando in quando, come a parto dal serraglio mi avisa il signor Velutelli; dal che sarà bene che sia solecitato il ritorno di qua delle galee di mercantia, poiché nella frequenza del loro viaggio consiste la presservazione et l’augimento di questo importantissimo negotio, il quale, ridotto hormai (la [?] Dio mercé) al primo stato, benché insidiato tanto dalla perfidia altrui, et, sovvenuto ai necessarii bisogni della assicuratione di questa città et lazaretti, potrò anco io (in gratia di Vostra serenità et delle Eccellenze vostre illustrissime), astretto dalla infermità de miei occhi, pensar al modo di oportuno rimedio, per non ridurmi a total cecità, come succederà certo nel venturo verno, con l’accutezza di questa aria, mi troverà in queste parti; affidato però sovra il tutto che quanto io sono uguale a ciascuno di devotione verso la patria, tanto, conoscendomi inferiore per debolezza a qual altro si sia, possa avanzarsi il servitio delle Eccellenze vostre, col succedermi soggietto che vaglia, come ho ciò voluto, almeno, molto più alla custodia di questa Loro città, alla conservatione et aggrandimento di questa Scala, et ad ogni altro particolare, nei Loro interessi; per li quali esponerò io però sempre prontamente la vita et le sostanze, per debito di fede et per prontezza di animo; con la riverenza del quale umilissimamente rendo in tanto quelle gratie maggiori che io posso a Vostra serenità, per l’eccesso di benignità con che resto honorato dalle Sue lettere, de primo et 8 instante, resemi con li cinquanta moschetti per li novi soldati poglizani. Gratie etc.
Di Spalato, a 22 maggio 1618.
Marin Grisoni, conte et capitano.
AS Venezia, Senato, Dispacci, Dalmazia, b. 18
Trascrizione di Francesco Danieli.