22 marzo| 1618 Marin Grisoni
Dispaccio del 31 maggio| 1618|
N. (senza numero)
Serenissimo prencipe,
sendo capitato qui da Roma questi passati giorni certo Padre, Fra Fabiano da Bergamo, dell’Ordine de Reformati francescano, con alcuni dinari che come agente del vescovo di Soffia haveva egli riscossi di sue pensioni a Roma, per inviarli (come ha fatto) di qua al detto prelato, et havendolo io richiesto di molte cose del paese di dentro, per esser egli cinque soli mesi che manca di là; mi ha rifferto che, nel venire che ei fece per passarsene a Roma, capitato a Belgrado, era stato persuaso da alcuni ragusei, habitanti in quel loro che facesse la strada di Ragusi, et non questa di Spalato, per esser già disciolta questa scala, et ritrovarsi perciò qui di raro occasione di passaggio per sottoriento [?], difesa confronta con l’aviso che tengo da mi Vido Celsi mio confidente in Belgrado, della malignità ragusea; mi rifferisse in oltre che li fatti Bossinesi francescani, che sono in numero considerabile, sparsi per quella provintia, in diversi corsi mostravano desiderio estremo di veder spagnoli a poner piede nel territorio turchesco, così intestati dall’accortezza da giesuiti che si ritrovano a punto in buon numero a Belgrado, et che, unitissimi [?] con ragusei, hanno fatto crear certo arciprete di Monte Rotondo in Roma, di nation dalmatina novamente vescovo di certo luoco, che non gli soveniva il nome, et che dovesse questi anzi passarsene per di qua in breve, ma con qual fine egli non sa; aggiongendo che in quelle parti di Soffia et altrove si vanno avanzando nella fede molti di quei popoli, et che sin hora il vescovo suo padrone nei contorni di Chiprovar [?], loco dell’ordinaria sua ressidenza, ha convertite più di 12.000 persone al battesimo. Il che tutto mi è parso per ogni rispetto degno della notitia di Vostra serenità; soggiongendole a tal proposito, con l’ordinario della mia riverenza che certo padre Fra Marco Maruli di questa città, pur francescano, inquesito già per materia di stato fin sotto l’eccellentissimo signor proveditor general Zanne, et di ordine di Sua eccellenza fermato da me, et inviato con uno altro Padre dello istesso ordine, chiamato Fra Francesco di Franceschi, sopra la galea dell’illustrissimo signor governator dei condannati Moresini a Veglia, rilassato (per quanto intendo) col compagno pro nunc, con commissione espressa di non partirsi dallo stato delle Eccellenze vostre, si va hora ponendo all’ordine, per andar sottovento, che servirà loro pure per riverente aviso in adempimento del mio debito, ad ogni buon fine. Gratie etc.
Di Spalato, a ultimo maggio 1618.
Marin Grisoni, conte e capitano.
AS Venezia, Senato, Dispacci, Dalmazia, b. 18
Trascrizione di Francesco Danieli.