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5 marzo| 1617 - 3 maggio| 1617 Gabriel Morosini

Dispaccio del 19 marzo| 1618|

N. (senza numero)

Serenissimo prencipe,
se bene stimo che l’eccellentissimo signor proveditor Veniero havrà minutamente raguagliato la Serenità vostra di quanto ho io contrattato con Ogras [?] agà turco per la levata di gente suddita turchesca, et che il simile havrà anco fatto l’eccellentissimo signor proveditor Belegno, al quale in voce ho conferito il tutto conforme gli ordini pubblici, giudico nondimeno mio particolar debito il dargliene ancor io riverentemente conto brevemente. Le dico, donque, che feci venir qua il detto Ogras et, havendoli data la lettera del signor dragomanno Horres, strettissimamente negotiai seco quanto mi fu commesso dalla Serenità vostra; egli, con le offerte avute da Turchi, si è mostrato pronto, ma non mi ha saputo promettere cosa alcuna di fermo, et concorrendo con la mia openione, dice che stante questa venuta del Capici bassi [?] incaminato a cotesta volta, della cui volontà non si ha certezza alcuna, dubita che, se dal nuovo Gransignore non verrà ordine particolare al bassà della Bosna et alli sanzacchi di Clissa et di Licca, perché lassino liberamente venire li sudditi al servitio si haranno di grandissime difficoltà, offerisce non di meno di tentar l’impresa, ma dice volerne prima ordine espresso di Vostra serenità, con dichiarazione del carico et conditioni che deve havere, vuol prefessione di tempo nel servitio per stabilirlo con li soldati, delli quali afferma che se ne potranno haver pochi da moschetto, che è quello richiesto da l’eccellentissimo signor proveditor Veniero, non essendo quei popoli usi se non all’arcobuso: chiede per essi la paga che si dà alli olandesi, per il meno con gli ordinarii stipendii alli officiali da porsi da esso, et per la sua persona non adimanda se non quello che alla Serenità vostra parerà di riconoscerlo secondo l’opera che potrà impiegare nel Suo servitio, et porrà avanti [?] li donativi che bisognerà fare al sanzacco quando si effettuerà cosa alcuna. Io se bene per quello non credei [?] prima, et per quanto posso comprendere dal suo parlare tengo poca speranza di cosa buona non sapendo egli medesimo quello si riprometterà, se ben dice che molta gioventù li ha dato intentione di seguitarlo, l’ho nondimeno incaminito [?] et allettato quanto ho possuto all’opera con intentione che mi sarà largamente riconosciuto. Inclusa vene la sua risposta al signor Horres et si come non mancarò di usare ogni arte per cavarne l’intentione pubblica, così starò attendendo e da Vostra serenità et dall’eccellentissimo Veniero gli ordini di quanto sarà da stabilire con esso Ogras. Ho ricordato a Sua eccellenza che saria ben procurare li suddetti recapiti dalla Porta adove [?] se paresse alla Serenità vostra di scriverne, tornaria molto giovevole al suo medesimo servitio ottenendosi, et di più facilità, et manco spesa. Nel serrar delle presenti è gionto qua il detto Ogras, chiamato da me per ordine dell’eccellentissimo Belegno, il quale sendosi hieri partito per Veglia, acciò che intanto egli non resti otioso in questo negotio, lo ho spedito verso Zara, perché veda almeno di far qualche tentativo per avvisarmi quello si possa sperare, che di tutto a suo tempo ne darò poi riverente conto alla Serenità vostra. Gratie etc.
Di Traù, di 19 marzo 1618.

Gabriel Morosini, conte et capitano.

AS Venezia, Senato, Dispacci, Dalmazia, b. 18
Trascrizione di Francesco Danieli.