• it
  • it
  • en
  • hr
  • el
  • de

5 marzo| 1617 - 3 maggio| 1617 Gabriel Morosini

Dispaccio del 30 agosto| 1618|

N. (senza numero)
    
Serenissimo prencipe,
si sono scoperti a questi confini del Turco alcune quadriglie di ladri loro sudditi, quali improvisamente penetrati nella hiurisditione di Sebenico, vi hanno fatto preda di animali, et altri di loro quasi nel medesimo tempo entrati in questi confini assaltarono alla strada 2 villici di questi castelli, che erano fratelli andati per far ligne, et fatone un pregione lo menorno via schiavo, togliendoli li cavalli et malamente ferirno l’altro. Stimando io questa risolutione assai viva et molto pregiudiciale all’interesse publico, feci risolutioni di fare imprigionar 4 morlachi, qualli si poteva credere che se ben non erano delli ladri, fossero adherenti; et in un istesso tempo, passando [?] bona inteligienza con li ministri turchi, feci con essi grave condoglienza di questo fatto, mostrandosi che erano cosse contrarie alla volontà del Gran signore et buona pace, richiedendo con caldo officio che fosse restituito il sudito di Vostra serenità et ristato [?] il danno, ma loro scusandosi di non saper chi siano li malfattori, perché sarebbero stati pronti alla loro mortifficatione et mia sodisfatione, mi fecero sotto mano intender che io tratenis [?] alcun morlacho che quelli haveriano fatto trovare, et restituir il pregione; sentii molto gusto di aver incontrato nell’isteso pensiero dei ministri, che voleva dirre asicurarmi non poter sucedere altri incontri, ma sentii pocho apresso il buon successo del negotio, perché li parenti delli imprigionati morlachi facilmente trovorno et rimandorno l’huomo fatto schiavo con li cavali, sì che con il rimedio aplicato ho ricuperato questo et non lasiato agravare la riputation publica, facendo rilasiare anche io li già retenti.
Si trovano qui alcuni uschochi venuti per farsi pagare il caraggio che solevano riscoter dalli suditi turcheschi a questi confini di Sebenico, Trau et Spalato, et l’adimandano per cinque anni dal tempo della guerra con Vostra serenità scorsi, in ragione di 3 taleri [?] per casa, che per quanto posso sotrare importerà sino a 15 o 16'000 zechinii, et in particolare lo pretendono dalli morlachi che abitano le ville chiamate Vratchovich, Labin, Succhidol, Papovich et Triloque [?], che sono dentro li confini di questa giurisditione et a ponto quelle che li turchi pretendono siano nelli loro conffini. Mi hanno adimandato licenza di andare a contratare questo loro interese li morlachi sudetti, ma havendo io giudicato asai pernitiosa tal permisione, stante la buona pace che passa con li turchi, come ancora per liberar le dete ville da tal gravenza pregiudiciale al publico, et per facilitare insieme con tal discaricho l’esazione [?] de le intrate solite darsi dalli deti morlachi, che pur sono nella giurisditione di Vostra serenità. Ancor che aditare [?] da suditi turcheschi, glieli ho sospesi con destro moddo, et vaddo portando con essi avanzi il tempo sin che mi vengha espresso ordine di quello doverò fare dalla Serenità vostra o dall’eccellentissimo et illustrissimo signor capitan gienerale, al quale pure ne ho dato conto, et così starò atendendo che mi sia accennato il publico volere, per confermarmi con la mia solita pronteza a quello, et essequirne con ogni riverenza il commandamento della Serenità vostra, alla quale devo riverentemente soggiongere che la peste si fa gagliardamente sentire in serraglio di Bosna, et per il sospetto che fose possuta penetrar più in qua, ho spedito confidenti pratichisimii in paesi, quelli spiatone ogni intimo particolare mi hanno rifferto non esser per gratia di Idio in nesun altro luogo, il che confronta con li avisi hauti dalli illustrissimi signori rettori di Spalato et Sebenico, per le diligenze che ancor essi ne hanno fatto. Tengho bonissime guardie et ho fatto tutte le provigioni et datto quei ordini che ho stimato oportuni per sicurezza di tanto pericolo malle, che piacia al Signor Dio tenir lontano, et alli illustrissimi savi alla sanità ne ho datto destinto raguaglio, né mancherò di invigilare alla publica salute. Gratie etc.
Di Trau, li 30 agosto 1618.

Gabriel Morosini, conte et capitano.

AS Venezia, Senato, Dispacci, Dalmazia, b. 18
Trascrizione di Francesco Danieli.