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29 maggio| 1618 - 1618 Alvise Vallaresso

Dispaccio del 20 maggio| 1618|

N. (senza numero)

Serenissimo Prencipe,
servi l’arrivo già dell’Eccellentissimo Signor Capitan Generale in questa città, per occasione di sopire in parte la differenza che (come avisai Vostra Serenità) vertiva tra questo Illustrissimo Arcivescovo et il Procuratore del santuario, sopra il pastorale. Poiché, levatolo per uso delle cerimonie solite negli incontri solenni degli Eccellentissimi Henti (?), adoprato anco alla benedittione dello stendardo, Monsignor Arcivescovo negò per allora di riporlo nel santuario, ma tenutolo oppodisce [?] due giorni doppo, se le ha portato alla visita et consecratone da alcune monache a Pago. Così cessò che dalla parte dell’Arcivescovo, alterato assai dell’havuta negativa, non seguisse novità maggiore in questo proposito. Benché della di lui attione disgustato il Procuratore con altri, andossi a lamentarsene alla galera di Sua Eccellenza ancora in questo porto, et siano (per quanto intendo) per trattarne inanti la Serenità Vostra. Voglia in tanto a mio discarico la riverente notitia di quanto con verità è seguito. Gratie etc.
Zara, li 20 maggio 1618.

Alvise Vallaresso, Conte.

Documenti relativi alla disputa dell’arcivescovo, giugno 1618 (17 cc.):

Serenissimo prencipe, […],
con qualche mio sentimento vedo anco adesso che Federico Grisogano, che si è fatto far (non per bene certo) procurator del santuario; non stanco di inquetar, secondo il suo solito, con procurar di tirar altri a sé; fatta l’occlusa scritura che supplico la Serenità vostra compiaccersi di intender; in quel [?] consiglio cercandosi che sii presa la parte giusta il contenuto in essa, come si è fatto, tira avanti pur con nuove discortesie, non contentandosi dell’usate [?] per essergli andate bene, et paciezza et perché di buona verità questo cielo non mi ha fatto mutar ponto il Niver [?] che sino adesso per tanti capi et per natural inclinatione et obligatione ho tenuto; con far conoscer esser in me somma devotione et infinita osservanza con la Serenissima republica, né anco con il pensier di lontano affenutrendosi [?] pur un picciolo spirito di avanzarmi dove si potesse esser minima ombra di Vostra serenità et rappresentanti eccellentissimi et illustrissimi. Hora col supplicar la Serenità vostra di buon core a voler esser informata così del mio esser et di questi miei reverendi (per star nel particolar) raccomandati al mio governo et coscienza; come ha compiacendosi di voler pur sapper che si sii Federico Grisogano, l’ambasciator Francesco [?] Civalesi et qualche altro qui, che con inventioni che si può veder a dano de buoni inocenti vogliono cativarsi la buona gratia di cotesto santissimo senato; desidero che se dalle ationi di Federico Grisogano, che di quell’altro non si potrà far massima di pesso di somma inquietezza, et che in me si possi argumentar quello che mi si oppone innocentemente. Per ogni picciolo mio errore di ogni maggior contumatia, ho sii fatto […] et a quello come a […] se gli dii sodisfatione come supplicano.
Il pastoral d’argento non fu mai loro; sono dell’anni 1581 [?] che è stato di verità [?] lasciato da monsignor arcivescovo Marco Valaresso a questa chiesa ad uso delli ordinarii pro tempore, né io ho mai pretesso altro che servirmene così et in diocese. Li miei antecessori per la tal [?] et illustrissimo Antonio Venieri Molino, Minuti et Ragazzoni […] hanno portato il detto pastoral a Pago come gli è occorso per bisogni, et se ne sono serviti a loro piacere. Da questa verità per depositioni de testimonii che in buona forma non loro giuvando si sono essaminati, si conosce con che falsità si trata et l’ingano che si cerca di dar ad intender per fini non buoni certo l’eccellentissimo signor capitan general Pietro Barbarigo, al quale servii volendo [?] quando presse il possesso con il pastorale, et con ogni altro mio potere venendosi [?] la persona sua riverentemente benedicto il stendardo; et la gallera; dicendo questi buoni huomeni a li assai sopra ciò; né anco inaudito sua eccellenza di verità (per questo [?] intedo) non approvo certo li vanità che l’andavano apponendo.
Non è vero assolutamente che si sii altro pastorale buono per uso; il pastoral che sta serato soto tre chiavi, come li altri argienti della chiesa, si hebbe ad buona gratia dalli illustrissimi signori rappresentanti, come è seguito sempre a semplice richiesta di occasione. Concedendo l’illustrissimo signor conte la sua chiave che tiene, come diedi pur io la mia all’hora; voglio dir che con somma riverenza faccio il dovere verso la maestà pubblica.
È [?] vero che il scandalo di ogni uno è stata la loro negativa di lasciar che il prelato si possi valer delle cose mere ecclesiastiche, et solo destinate all’uso suo proprio; et non certo come per la loro scritura è la verità. Constantissimamente potendosi creder che sino che havevo mai polso servirò sempre di […], et che ogni maggior sete [?] studierò di farmi conoscer ogni giorno più come sono ossequientissimo servo et buon prelato.
Mi duole di tingier la carta per occasione tale, et in questi tempi, supplicando come più posso che si cumpatischi al gran zelo con che vivo che ingiustamente non si denigri alla candidezza delle mie attioni, inchinandomi bacio le mani alla Serenità vostra con pregarle ogni maggior prosperità.
Di Zara, 11 giugno 1618.
Di Vostra serenità,
ossequietissimo et devotissimo servo
Luca Stella, arcivescovo.


In lettere dell’arcivescovo di Zara di 11 giugno.
Copia della parte presa nell’illustre conseglio di Zara li 8 giugno1618, ommissis […]
Non essendo conveniente né ragionevole che le giuriditioni et privileggi, concessi dalla benignità del Serenissimo nostro principe alli fidelissimi et suoi molto benemeriti suditi li nobili di questa città, siano da chi si voglia con mezzi indiretti et indebiti usurpati o diminuiti, et in particolare da persone ecclesiastiche, le quali come è molto ben noto attendono sempre con tutti li mezzi possibili levare ogni giuriditione et autorità alli secolari, per arrogarsi il tutto a sé, il che di quanto pregiudicio sia non solo alli particolari interessati, ma anco al medesimo Principe, dalla cui gratia derivano nelli sudditi tutti li privillegi et tutte le giuridittioni che godono, per il che, non dovendosi tolerare il grave pregiudicio fatto contra ogni raggione, et contra l’anticho et non mai interotto uso et osservanza di questa città, dall’illustrissimo et eccellentissimo monsignor Luca Stella, al presente nostro arcivescovo, con l’haver voluto, con auttorità propria, trasportar fuori di questa città un pastorale d’argento di molta valuta et di eccelente artiffitio, conservato con diligente cura nel santuario tra le preciose reliquie di questa città, et custodito con tre chiavi, una delle quali sta presso esso monsignor illustrissimo, l’altra apresso l’illustrissimo signor conte et la terza dal procurator di esso santuario, che viene elletto del ordine di nobili da questo consiglio, al quale havendolo prima fatto ricercare esso monsignor arcivescovo per portarlo secco nella visita che dovea fare a Pago, li fu modestamente risposto da esso procuratore che ciò non poteva fare, perché mai più per il passato era stato concesso a portare fuori di questa città ad alcuno delli illustrissimi et benevolissimi [?] suoi precessori, che pure erano stati perlati [?] così degni et di tanta estimatione, et questo per non aventurarlo ai dubbi avenimenti della fortuna, ma che sua signoria illustrissima si doveva servire dell’altro che era fatto a posta per quelle occasioni, del quale li medesimi suoi precessori si erano serviti; né havendosi voluto apagare sua signoria illustrissima di così humana et ragionevole risposta, attesa occasione che esso pastorale li venisse alle mani, sicome de lì a pochi giorni li è accaduto con l’occasione dell’incontro fatto all’eccellentissimo signor capitano generale, doppo la qual ceremonia, non havendolo voluto, conforme al solito, rimandar al santuario, ha quello tratenuto et trasportato fuori della città dove più li è piacciuto, violando con infinito scandalo non solo la detta anticha osservanza, la giuriditione del procuratore, ma che importa più l’istesso dominio che ha di quello Sua serenità. Per la qual occasione, essendo imediate recorso il procuratore con molti nobili dall’illustrissimo signor conte, perché da quello fosse provisto di opportuno suffraggio, sua signoria illustrissima non si volse impedire in quella attione, per attrovarsi in quel tempo in questa città l’eccellentissimo signor capitano generale, alla cui suprema autorità li pareva remetter quel fatto. Onde fu fatta subito la medesima instanza a sua eccellentia illustrissima, la quale, havendo con molta humanità ascoltate le nostre raggioni, disse che senza fallo haverebbe trovato temperamento con il quale ci haverebbe intieramente reintegrati et pienamente consolati, sicome indubitamente haverebbe fatto quando dalla stretezza del tempo et dalle publiche occupationi gli fusse stato permesso, ma perché la sua importantissima caricha ricercò subita partenza, non puoté effettuare quanto con molta prudenza si era proposto.
Onde, essendo necessario che il detto nostro aggravio passi più avanti, l’andarà parte posta da signor Fedrico Grisogono, honorando conseglier, con la prudentia et intervento delli illustrissimi signori Alvise Valaresso, conte, et Marco Giustiniano, capitano, rettori di Zara dignissimi, che da questo conseglio sia commesso et data autorità alli ambasciatori nostri, signor Alvise Detrico [?] governator et signor Francesco Civalelli, già elletti per altri negocii alli piedi di Sua serenità di rappresentar a quella, con quella maggior riverentia che si conviene et con quella miglior maniera che sapranno, il ditto pregiuditio fattoci dall’[…] monsignor illustrissimo nostro arcivescovo, et humilmente supplicar Sua serenità che con la sua solita prudentia si degni precluder la via al detto monsignor illustrissimo, perché nell’avenire non possi farci simile pregiudicio, né altro che potesse cader nella sua mente, acciò li fidelissimi suoi nobili di questa città possino in tutti i tempi, con vera quiete, goder della gratia publica, la quale tutto il giorno vano procurando di meritarsi, et con profusione della robba propria, et con l’effusione del sangue.
La qual parte letta et balottata, furono per la parte balle 27 [?] et contra 2, et così fu presa.
Simeon Fondanus, […] veneta, Fedreg [?] iudiciis ac […] aliena manu ex […] et concor dantem repertim […]


Die mercurii 13 [?] mesi iunii 1618
Cum est [?] familliarium eppistolarii illustrissimi ac probissimi [?] domini […] Luca Stella archipreti diei xi mesis iunii instantis expressa, ac spetiali commissione percipiendo, dignosceret admodo [?] […] Antonius Zovuich [?] canonicus et vicarius pagens [?] per […] et ad futuram memoriam dilligenter de nemini de bene ad formationem examinis per […] inquisitionis super nonnullis particulis, prosit indecis les [?] expresse continuitur. […] antistites predecessores illustrissimi ac probissimi archipreti prefati fuerunt in visitatione huius collegata [?] ecclesia Pagiae [?] eos per memores annos secum detulisse quoddam reliquiarium, sive pastorale argenteum, quod proprie ac precise modo in hac […] preferita sua illem […] ac dominus archopretus. Baghum […] detulerat […] usus fuit. Unde antelatus […] vicarius manduit mihi […] notario publico et […] ad […] cancellario, super contentis in duis particulis eondem liticans. […] assumendos servatis suandis, extraordinari debere […] dicta nemini pardita sub suis […] et sigillo […] transimitti ad illustrissimum et […] prefatum […].

Die […]
[…] Iacobus Vallentich sachrista […] hodie ad testiandum […] Martinus Slovinich Primich [?] et clericum pagens […].
Die mercurii 13 mesi iunii 1618.
[…] Martinus Slovinich Primich [?] et canonicus sancte marie colleggiate ex ecclesia pagnes […] assumptus, ut antecitatus, monitus, in manibus admodum […] vicarii […] et ad ipsius […] super rebus […] exornatus, respondit ut infra: “Io mi ricordo et so benissimo che quando gli anni a dietro erano venuti in visita qui a Pago li illustrissimi et reverendissimi arcivescovi di Zara in diversi tempi, cioè li Venieri, Mollino, Minutio et Ragazzoni, havevano portato seco il pastorale di argento et la croce parimento di argento, et questo è quello istesso pastorale per quanto mi pare che, pochi giorni sono, portato havea a Pago l’illustrissimo et reverendissimo monsignor Luca Stella, al presente arcivescovo a Zara, et questo vi so dire perché continuamente ho servito in questa chiesa, et ho anni 60 in circa.” […]
Ad generalias [?] […]

Die […]
[…] Iacobus Vallentich sachrista […] cita […] ad testiandus […] Ioannem Vallentich, cancellierus […].
Die mercurii 13 mesis iunii 1618.
[…] Ioannis Vallentich canonicus pagens […] assumptus, citatus, monitus et in manibus […] vicarii […] inviatus, ad ipsius […] rebus exornatus, respondit: “Io sono di essa [?] di anni 60 già compiti et più et mi ricordo, che quando li illustrissimi et reverentissimi arcivescovi di Zara, […] l’illustrissimo buona memoria Mollino, Minutio, Ragazzoni et li 2 Venieri venuti erano qui a Pago in visita, havevano portato seco il pastorale di argento et è quello istesso, che ultimamente portò qui in Pago l’illustrissimo et reverentissimo monsignore Luca Stella al presente arcivescovo di Zara, mentre venne alla visita di questa terra, et [..]”
Ad generalias [?] […]

Die supradecto
[…] Mattheus Zutoffich [?] sachrista […] citasse hodie personalmente adtestiando […] Stiphanus Cuitrovich, civem pagentem […]
Dominus Stiphanus Cuitrovich civis pagens […] assumptus, citatus, monitus, iuratus et ad […] super rebus antecedentis exornatus respondit: “Quando venivano qui a Pago in visita li predecessori dell’illustrissimo et reverentissimo monsignore arcivescovo presente, et in particolare quando venuto era l’illustrissimo Minutio et Ragazzoni già arcivescovi havevano portato seco il pastorale, et quello era d’argento, et mi pare che è l’istesso questo che, alli giorni prossimi passati ultimamente, il reverentissimo monsignore Luca Stella hora arcivescovo di Zara haveva portato qui a Pago quando era in visita.” Interogato, respondit: “Son d’etta [?] di anni 82, li qual ho finito a dì 15 maggio prossimo passato.” Et […]
Ad generalia [?] […]

[…] Mattheus Zutoffich [?] sachrista […] citasse personalmente adtestiando per hodie […] Iacobus Radulovich [?] […]
[…]
[…] Iacobus Radulovich de Pago […] assumptus citatus, monitus, iuratus et supra rebus antiscriptis ad […] vicarii exornatus, respondit: “Al tempo della guera al Turcho io mi ricordo quando era venuto in visita qui a Pago l’illustrissimo Loredano, fu arcivescovo di Zara, et portato hauta seco all’hora il pastorale di avolio. Ma di quel tempo in poi quando gli altri illustrissimi arcivescovi di Zara sono venuti a Pago per far la visita, come l’illustrissimo Ragazzoni et Minutio, essi haveano portato il pastorale d’argento seco et quello a mio giuditio è l’istesso pastorale che alli giorni passati il reverentissimo monsignore Luca Stella, al presente arcivescovo, haveva seco qui a Pago, mentre fu in visita, et questo vi so dire perché occulatamente ho veduto le cose predette, quando menai delle creature a Chiesma [?].” Interrogatus, respondit: “Mi attrovo havere anni 69, quali finierò questo […] venturo.” […]
Ad generalia [?] […]

Die mercurii 13 mesi iunii 1618.
[…] Mattheus Zutoffich [?] sachrista […] personalmente citasse adtestiando […] Petrus Stuppicich.
[…] Petrus Stuppicich, canonicus pagens […] assumptus etatiis sue annoque [?] quinquanta tum ut ante sachristam cittatus, monitus, in manibusque antelati admodum […] vicarii […] et super permissis exsignatus, respondit: “Quando l’illustrissimo monsignor buona memoria Nadal Veniero fu arcivescovo di Zara, venuto era qui in Pago in visita, non mi ricordo se lui havesse portato il pastoral d’argento, ma mi soviene et so benissimo che l’illustrissimo monsignor Marco Antonio suo fratello, fu parimenti arcivescovo di Zara, nel primo ingresso che fece in questa terra havea portato seco il pastorale di argento in una schatolla ripposto, la quale era poi portata dinanti a sua signoria illustrissima in questo luoco. L’istesso pastorale d’argento haveano anco portato li illustrissimi signori Marco Antonio Mollino et Minutio Minutii, arcivescovi, nel primo ingresso delle loro visite in Pago; et questo vi so dire di certo perché fu portato dentro in casa del […] monsignor Giovanni Moro, fu primicerio et vicario di Pago a quel tempo, dove io ero continuandogli [?] in casa quasi patrone in essa.” […]
Ad generalia [?] […]

Die mercurii 13 mesis iunii 1618
[…] chiericus Mattheus Zutoffich [?] sachrista […] citasse ad testiandum per hodie  […] Luca Calunis [?].
[…] Luca Calunis hodie […] ettatis annoque sessaginta quinque, […] assumptus, citatus, iuratus, mnitus et supra […] antescriptis exornatus, suo iuramento, respondit: “Mi ricordo bene quando era venuto in visita a Pago l’illustrissimo et reverentissimo monsignore Minutio Minutii, fu arcivescovo di Zara, et parimente l’illustrissimo arcivescovo Mollino, et questo in diversi tempo, et havevano così l’uno come l’altro portato seco a Pago il pastorale d’argento, et credo che fosse stato quello istesso che ultimamente alli giorni prossimi passati havea seco l’illustrissimo et reverentissimo monsignor Luca Stella, al presente arcivescovo di Zara, nella visita che fece qui a Pago” […]
Ad generalia [?] […]

Die mercurii 13 mesis iunii 1618
[…] Marcus Billinich […] pagens ettatis annoque sexaginta quinque […] assumptus, citatus, monitus, iuratus et supra rebus antiscriptis ad penitentiam [?] […] vicarii exornatus, respondit ut […]: “Io mi ricordo che molti illustrissimi arcivescovi precessori del presente sono venuti a Pago li anni passati alla visita, et ho veduto che portavano il pastorale alcuna volta di argento et alcuna volta di avolio, ma non vi so dire precisamente quali fossero quelli che portassero detto pastorale di argento, et quali quello di avolio, se ben che l’uno et l’altro delli predetti è stato a Pago, et di ciò mi ricordo perché occulatamente ho veduto quanto ho predetto.” […]
Supra generalibus [?] […]
Antonio Zorovich, cancelierus […] et vicarius,
Iuannes Mircovich notaio publico […] et antelati admodum […] vicarii cancellierius […]


[…] a 12 zugno 1618 et presentate all’illustrissimo signor conte [?] per il monsignor reverendissimo […] Angelo Xorovich [?] vicario.
Illustrissimo signor mio […]
se monsignor vicario mio pregasse Vostra signoria illustrissima per l’essamine de alcuni secolari che sapessero che li miei antecessori arcivescovi havessero portato de qui a cotesta terra di Pago il pastoral di argento per le funtioni che si bisogna adoperar con pastorale, supplico Vostra signoria illustrissima conservarsi [?] di farli essaminare dal suo cancelliere, et far poi che di subito di questo sarà fatto, io rehabbia la copia autentica, havendo bisogno di tal depositione per rintuzzar l’ardire et le buggie che siano conosciute de alcuni cativi qui che senza proposito usano delle discordie [?] irreverentissime [?], et ciò desidero anco perché intendo di slaguear [?] le anime di essi cattivi, et pregando Vostra signoria illustrissima non che anco mi conservi suo buon servitio, senza [?] più le bacio le mani.
Di Zara, li 11 giugno 1618.
Di Vostra signoria illustrissima, […] servitore,
Luca Stella.


All’illustrissimo signor mio […] Nicolò Boldù, conte di Pago.
Alli 13 zugno 1618.
Comparse all’[…] cancelleria il monsignor […] don Angelo [?] Xorovich [?] vicario, et nominò gli […] da esser […] supra la […] delle […]
[…] Marco Bilirich [?] il vechio
[…] Steffano Cuitrhovich et
[…] Radulovich et
[…] Luca Collurich [?]
L’illustrissimo signor conte commesse che gli […] siano […] sopra la […] di esse lettere.

Il diì […]
[…] Steffano Cuitrovich da Pago […] come avermi dato in nota, citato [?] nomino giurato et […] per suo giuramento disse: “Io posso haver hormai 82 anni che ho fornito a ponto [?] alli 15 di maggio prossime passato, et mi ricordo et so benissimo che li precessori [?] arcivescovi di Zara, quando venivano qui, portavano il pastoral di argento da Zara, così quando venivano per la cresima, come a consacrar le monache, et particolarmente mi ricordo dello […] Calinio et Minutio et anco Ragazzoni, et di altri avanti di loro non mi soviene, ma so che havevano portato il pastoral di argento qui come a chi detto di supra […].”
[…]
Io Steffano Cuitrovich affermo ut supra [?]

Alli 13 zugno 1618.
[…] Radulovich […] come avanti dato in nota, citan nomin, giurato et ut ante […] posce giuramento disse: “Ho da circa 69 anni, et mi ricordo che l’illustrissimo arcivescovo Loredano venne la guerra passata qui a Pago, et portò un pastoral di osso; et poi mi soviene et so che il precessor dell’illustrissimo Ragazzoni et anco il detto illustrissimo Ragazzoni portarono quando venero qui il pastoral di argiento, che mi par che sia stato quello che il presente illustrissimo monsignor arcivescovo portò in questa terra li giorni passati, quando vene a consacrar le monache, et far la chiesma […]”
[…] confirmavit.

 A dì detto.
Il signor Marco Bilirich [?] nobile di Pago […] come avanti darò in nota, citato, nomin [?], giurato et […] posce giuramento, disse: “Io ho visto più volte et mi ricordo, quando li illustrissimi arcivescovi di Zara venivano in visita qui a Pago, portavano il pastoral hora di argento et hora di osso, ma non so de ragion de chi fossero essi pastorali perché hormai posso haver più di 65 anni; né vi so dire altro […]”
[…] confirmavit.
[…] cancellieri Pagi fidet […]

Nicolaus Boldù comes [?] Pagis, et insulae, ad quos putis huc [?] perveniunt indubiam fidem facimus, et attestamur dominum Nicolaum […] esse cancellarium […] boni hominis, […], cuius scripturis et achi publicis hic […] adhibetur fidis, et […]
Pagi die iovis 14 mis iunii 1618.
[…]


In lettere dell’arcivescovo di Zara de 11 giugno 1618
Havendo io, Pietro Begna, inteso quanto l’illustrissimo et reverendissimo monsignor arcivescovo di Zara sia rimasto nell’animo suo giustamente offeso per causa di due scritture, una delle quali solicitai io che gli fusse presentata per nome dei monaci di San Grisogono già un mese in circa, et l’altra già puochi giorni per nome del diacono Simone Biondo, chiamato Rudia, la quale fu fatta con il consiglio et parer mio, havendo falsamente con essa toccato l’honor et la reputatione del sudetto illustrissimo monsignor arcivescovo di Zara, vi tengo con la presente scrittura di mia mano propria a confessare il mio terrore per dimandare puoi nell’ultimo di essa scrittura quel perdono che io devo al sudetto monsignore illustrissimo arcivescovo in questo lugo della sua habitatione, in cospetto dell’istesso monsignor illustrissimo arcivescovo et delli illustrissimi signori rettori et altri, confessando io di esser pentito di tutte le cose che per il passato sono state fatte da me, con irriverenza et poco rispetto verso li prelati passati, ministri suoi, et sacerdoti; sicome per cause simili ho dimandato più volte publico perdono, et così faccio hora per penitenza impostami dal sudetto illustrissimo monsignor arcivescovo con la confessione di tutte le cose commesse da me, con irreverenza et poco rispetto verso di lui, di suoi ministri et altri sacerdoti; sicome quando il suo monsignor vicario, Horatio Ugolini, già molti mesi fatto intimare per il nuntio della sua corte un mandato [?] al chierico Simon Rudea per occasione di liti civili, io dissi al sudetto nuntio che dicesse al vicario che havevo stracciato et buttato nel gattolo il suo mandato, et che non lo stimavo niente, et che egli non sapeva quello si facesse, né fosse vivo, et volevo che il mio chierico, al dispetto di chi non voleva, portasse et stracciasse la cotta [?] della quale si litigava, havendo anco più volte, sicome è notario, dette parole ingiuriose del detto vicario in sua absentia, et alla sua presentia fattoglia atto di disprezzo con non salutarlo, et voltargli le spalle, né havendo voluto havere quel rispetto che si doveva alla persona che egli rapresentava, sicome ho cominciato a far anco il medesimo con il presente monsignor vicario, il signor dottor Grisogono, con tutto che mi siano ben note, sicome a tutta questa città, le honoratissime qualità sue, et che io non habbia ricevuto da lui alcuna vera causa di mala sodisfatione, ma havendone io date a lui con il mio mal modo di procedere, havendo anco più volte villaneggiato et offeso in parole diversi sacerdoti et chierici, et in particolare la bona memoria del canonico Verzogia et del canonico Mathievich, fattore del detto illustrissimo monsignor arcivescovo.
Di tutte queste cose, come cristiano mi sono molto pentito, et particolarmente di haver solicitato che la detta scrittura dei monaci di San Grisogono fosse presentata al sudetto illustrissimo monsignor arcivescovo, poiché non è vero, sicome ho detto in essa, che egli habbia dato afflittioni et vessattioni alli detti monaci, né che li perseguita con indignatione, minatie, molestie et carcere, poiché non so neanco che il detto illustrissimo monsignor arcivescovo habbia mai fatto contro essi pur un atto contrario, ma so bene, come sano tutti, che li ha più volte diffesi et protetti da molte molestie, che haverebbero ricevuto de alloggiamento de soldati et hospitii de galeotti, et cose simili havendo procurato ogni immunità et essentione di cose simili a quella chiesa et monastero, et perché io son pentito, ti [?] riconosco il mio errore di haver consigliata et consultata sudetta scrittura presentata al sudetto illustrissimo monsignor arcivescovo per nome del chierico biondo, però nella parte che è detto che esso illustrissimo monsignor arcivescovo, il quale nelle cose trattate con me et con casa mia ha proceduto con atti di giustitia et di humanità, et non da nemico, affermo anco esser falso quello che è detto nella medesima scrittura, che il detto monsignor illustrissimo arcivescovo habbia né atteso, né pregato, né solecitato il clarissimo signor conte per farmi bandire, per il caso di padre [?] Pietro Cellestino, villaneggiato da me. Ma dico che l’arcivescovo in questo non ha havuto altra mira che della pura et mera giustitia, per la riputtatione sua et per il rispetto che debitamente egli pretende che si porti ai suoi preti, et medesimamente confesso et attesto come io ho visto fermamente che il clarissimo signor conte, nel caso di questa espeditione, non fu mosso da altro fine né da altro stimolo che della semplice giustitia, non havendo havuto nessun altro pensiero che di punire il mio fallo, come ha fatto con giustitia et con clementia, et però, malamente, nella medesima scrittura vien attribuito la causa della morte di mio fratello al bando che egli hebbe dal clarissimo signor conte, sicome queste et altre simili parole, non solo nella scrittura, ma anco più volte nottoriamente le ho dette con molti, et in diversi luoghi, delle quali come false et dette per passione, et non per verità, me ne pento et ne domando perdono, sicome anco di quelle altre parole, che sono nella sudetta scrittura, le quali dicono che il Rudea saria castigato dall’illustrissimo monsignor arcivescovo in vendetta et per hodio contro di me et casa mia, et queste medesime parole le condanno come false et per dette contra ogni raggione, affermando haver fatto malissimo a consentire che per questo il detto illustrissimo monsignor arcivescovo fosse allegato sospetto, il quale ho medesimamente conosciuto haversi governato nelle sue attioni con giustitia et con rettitudine, et non con male volontà; danno anco per vana et ingiusta la reccusa [?] che è fatta nella sudetta scrittura del giuditio dell’illustrissimo nuntio del Papa in Venetia, per la causa di non haver voluto conceder una cittatione al detto Rudea per far piacere a questo illustrissimo arcivescovo, affermando io di credere che né l’illustrissimo monsignor arcivescovo sudetto habbia fatto instanza di questo, né quell’illustrissimo prelato si sia mosso per altra causa, che per giustitia, al quale domando humilmente perdono in abundantia, che sarei pronto a fare in presentia, confessando esser vane, temerarie et ingiuste tutte le cause di sospettione allegate in detta scrittura, per sotrahere il detto Rudea della giuridittione del sudetto illustrissimo monsignor arcivescovo come giudice giustissimo, et che né con Rudea, né con altri (si sa per il passato), né si può credere per l’avenire, che facesse alcun atto che non fosse conforme alla giustitia et alla conscienza sua.
Hora con questa humile confessione di tutte le colpe sudette, et debita rettrattatione di tutte le parole et cose che in scrittura et in voce ho detto indiscretamente et appassionatamente, et per giusta penitenza impostami di far tal offitio in questo luoco con ogni summissione, pregho che mi sia dato il perdono, promettendo nell’avenire non dover essere né così molesto, né così infesto ai prelati, ai vicarii suoi et ai sacerdoti, né dover trattare negotii che mi occorheranno inanzi di essi o a loro tribunali con quella passione et ostinatione dell’oppinion mia et delle mie domande che ho fatto per il passato, ma dover esser sempre facile et humile in acquietarmi alla raggione et alla giustitia. Prommettendo principalmente che se nell’avenire io incorrerò in tali irreverenze et disprezzi contra le persone religiose, et massime i prelati, offendendoli ingiustamente o con parole, o con scritture, in presentia o in absentia, che io mi contengo [?] et voglio esser tenuto per persona irraggionevole, scandalosa et degna della perpetua disgratia dei prelati, et, per maggior sicurrezza di questo, ho pregato il cancelliero del sudetto illustrissimo monsignor arcivescovo che alla presentia sua, et dei illustrissimi signori rettori, et de tutti gli altri che sono qui presenti, debba legger la presente scrittura, scritta di mia propria mano.
[…] 22 [?] decembre fu letta la sudetta scrittura alla presentia delli nominati in essa, per me Angelo Bassano cancelliero della corte arcivescovile di Zara.
Locus signati archipretali [?]
Idem Angelus Bassanus, cancellierius […] et se subscripsit ac sigillavit.
Ego […] Petrus Hariboldo coadiuvans [?] cancellieria […] iadrie aliena sibi fida manu […] fecit et in fidem me subscripsit et signit.


In lettere dell’arcivescovo di Zara di 11 giugno 1618.
Die lune 11 mesis iunii 1618.
Cum ad aures et notitiam illustrissimi et reverendissimi patri [?] domini Luce Stella miserat divina archiepiscopi iadrens decenisset, in consilio nobiliscum huius civitatis, die veneris octavia mistantis nostris captam fuisse partem habendi recursum, coram Serenissimo principe venetiarum contra […] suam illustrissimam pro et quod, pastorale argenteum excellentia sua metropolitane […] debulerit proficiscendo Pagum occasione visitationis terre et insule eiusdem, adhibitis in eadem parte, narrationibus, aliisque digressionibus falsis ac iuri et exputate [?] contrarii a dedicatione [?] sua illustrissima et reverendissima alienis. Super quibus omnibus et singulis mitendens donatio sua illustrissima secretatem [?] haberi, mandavit admodum reverendissimo domino Ioanni Millaneo [?] […] iadrens eccellentia sue metu […] ac vicario suo generali quaterus ex offitio, testis aliquos assumere et servatis servandis examinare debet ad dictam meritatem circa […] habendam et […] ac milioni […].
Die […]
Coram admodum reverendissimo domino Ianne Millaneo archipreto et vicario iadrens antescripto [?] […] Ioannes Cuitrovich cancellierus pagens testi ex offitio assumptus, citatus, monitus, iuratus et examinatus, et primo interrogatus quanti anni egli ha et quanto tempo è che ha cominciato servir nella chiesa di Pago per chierico, respondit: “Io corro li 39 anni dell’età et mi son vestito chierico l’anno 1590 [?] che l’illustrissimo et reverendissimo di […] monsignor […Marco Antonio Veniero arrivò [?] mi ordinò di prima tonsura a Pago mentre era venuto in visita, et gli altri ordeni tutti con il sacerdotio li ho havuti dalla […] di monsignor illustrissimo et reverendissimo arcivescovo Minutio.” Interrogatus se ha veduto quando li detti prelati sono stati a Pago in visita, et hanno fatte le funtioni pontificali, che se hanno serviti di pastorali et quali, respondit: “A tempo di monsignor Marco Antonio Veniero io ero figlio [?] che non so dire di quello fosse fatto a tempo suo, nemeno dell’illustrissimo monsignor arcivescovo Molino successor di esso Veniero, ma quando fu in visita monsignor Minutio, et fece la consecratione di alcune monache a Pago, fu data a me la careca [?] delli paramenti archipretali [?] perché li portassi alla chiesa di Santa Maria collegiata di Pago dalla chiesa delle monache, et in sacristia della collegiata medesemo con li chierici et altri che quivi si trovavano il pastorale del quale in quella consecratione si era servito esso monsignor illustrissimo arcivescovo, et era quell’istesso pastorale di argento del quale si è hora servito nella istessa attione monsignor illustrissimo et reverentissimo nostro arcivescovo per quando è stato a Pago, et anco nella celebratione della […] la festa della ascensione prossima passata, et anco qui a Zara sabbato passato nella ordinatione celebrata nel domo di Zara; […] mi ricordo benissimo che detto monsignor ministrio havea fatto portar seco a Pago così il detto pastorale di argento, venne un altro pastorale di avolio.” Interrogatus super causa scientie, respondit: “Queste mi ricordo benissimo perché come ho detto di sopra io li ho portato dalla chiesa delle monache alla chiesa collegiata, et anco son stato […] Milich lo che vedo [?] nella detta sacristia, et lo pose in pezzi in una capelletta longhetta [?] quanto potranno […] essi pezzi del pastorale dentro et me la diede che la portassi come feci alla casa del [….] primicerio [?] Moro, dove era alloggiato esso monsignor ministrio.” Interrogatus se sa che monsignor illustrissimo Ragazzoni habbi portato il detto pastorale a Pago, respondit: “Signor sì che lo ha portato quando venne a far la sua prima visita, et io ero allhora decimano et per tal carico havevo […] di dar da mangiar a sua signoria illustrissima et alla sua corte conforme al solito, […] anziché ancor esso monsignor Ragazzoni havea portato anco il pastorale di avolio, che mi ricordo che erano tutti doi essi pastorali; dicens ex se un’altra volta monsignor Ragazzoni, essendo venuto da Venetia a Pago et havendo a far funtioni pontificali si servì di un pastorale che è in casa delli signori Mircovichi, che era stato di un abbate di cassa loro, era stato abbate di San Pietro a Pago.” Interrogatus supra causa scientie, respondit: “Così come ho detto, so le cose supradette seguite anco a tempo dell’illustrissimo monsignor Ragazzoni.” […] et relictum, confirmavit et subscripsit.
Io […] Iuane Civitrovich cancelliero confermo quanto ho detto de supra.

Die […]
Diaconus Vucos Billinich pagens […] ex […] assumptus, citatus, movitus, iuratus et […] admodum reverentissimo domino vicario generali examinatus, et […] interrogatus de eius etate et suscetione habitus clericalis, respondit : “Sono in età di 25 anni, et son fatto chierico dall’illustrissimo et reverentissimo monsignor Minutio di […] che mi diede la prima tonsura a Pago.” Interrogatus se sa che detto monsignor Minutio, overo il suo sucessore monsignor illustrissimo Ragazzoni, habbi portato a Pago alcuna volta il pastorale, et quale, respondit: “Di monsignor Minutio se l’havesse portato io non lo so, perché essendo stato putto non ho posto a mente, ma mi ricordo benissimo che monsignor Ragazzoni l’havea portato, et era l’istesso pastoral di argento che ha portato adesso nella sua visita di Pago monsignor illustrissimo et reverentissimo arcivescovo nostro presente, et quell’istesso che ha adoperato sabbato passato nella celebratione della ordinatione che ha fatto, nella quale io sono stato nominato diacono.” Interrogatus sulla causa scientie, respondit: “Lo ho veduto nella chiesa colleggiata de Pago, et anco nella sacristia di essa chiesa” […]
Io […] Vucos Billinich confermo quanto ho detto di sopra.

Die […]
Subdiaconus Andrich Cuitrovich pagens […] ex […] assumptus, citatus, movitus, iuratus et […] admodum reverendissimo domino vicario generali examinatus, et […] interrogatus de eius etate et clericalis habitus suscetione, respondit: “Credo haver 23 anni dell’età, et ho havuto la prima tonsura a le dimissonie di monsignor vicario […] per mano dell’illustrissimo monsignor vescovo di […] presente diantecio [?].” Interrogatus se sa che alcuno delli arcivescovi predecessori a monsignor illustrissimo et reverentissimo arcivescovo Stella habbi a Pago portato et servitosi nelle funtioni pontificali di pastorale, respondit: “Me ricordo quanto che sono qui adesso, che la prima volta quando monsignori illustrissimo arcivescovo Ragazzoni venne a Pago, portò il pastorale di argento et lo adoperò così nel celebrar nella colleggiata, come nella consacratione delle monache.” Interrogatus, respondit: “Era il pastorale di argento, et credo che sia questo istesso del qual si è servito sabbato passato monsignor illustrissimo Stella, nostro arcivescovo, nella celebratione delle ordinationi, quando anco io fui ordinato di suddiaconato.” Interrogatus super causa scientie, respondit: “So quanto ho detto di sopra, perché io ho servito a sua signoria illustrissima in quella occasione nel […] di Santo Antonio, delli frati dell’ordene di San Domenico, dove fu alloggiato quella volta, perché l’altra volta poi è stato alloggiato in casa di monsignor […] et allhora […].” et tantum [?].
[…]
Io […] Andrea Cuitrovich confermo quanto ho detto de supra.

Die […]
[…] Ioanes Avetta [?] mansionarius […] iadens […] assumptus, citatus, movitus, iuratus et examinatus coram [?] antelato ad reverendissimo domino vicario et […] interrogatus de etate et habitu clericali ab eo suscepto, respondit: “Io ho circa 65 anni dell’età mia, et sono chierico da […] picolo che potevo, havei otto o dieci anni.” Interrogatus se sa che li illustrissimi et reverendissimi arcivescovi nell’andar in visita habbiano portato seco qui da Zara il pastorale, et quale, respondit: “Del 1582 fu fatto curato del domo, et ho servito in diversi tempi tal carico per 13 anni, et so che gli illustrissimi et reverendissimi signori arcivescovi quando sono andati in visita, specialmente a Pago, hanno portato il pastoral di argento da […] nel santuario, con tutta la sua cencellita supra di coram con l’arma valaressa sopra, nelle quali si mette detto pastorale a pezzi, con pezzi nelli luochi fatti a posta per tal comodità.” Interrogatus, respondit: “Lo hanno portato monsignor Nadal et monsignor Marco Antonio Venieri, monsignor Molino arcivescovi et anco monsignor Minutio.” Interrogatus, respondit: “Se monsignor Ragazzoni lo havesse portato o no, io non lo so, perché a tempo suo non son stato curato.” Interrogatus de causa scientie delli altri arcivescovi supradetti, respondit: “Come curato havevo cura di tuor le chiavi dalli arcivescovi et dalli illustrissimi signori rettori, et con il signor procurator del santuario che era di tempo in tempo, aprirvo detto santuario, et cavavo esso pastorale facendolo portar su nell’arcivescovato all’istessa scattola sopradetta, et nel loro ritorno della visita […] metterlo nel santuario.”  […]
Io […] Giovan Avetta confermo quanto ho detto di sopra.

Die […]
[…] Simone Beneventas [?] cancellierus […] assumptus, citatus, movitus, iuratus et coram ad monsignor domino vicario generali iadens untelato examinatus, et […] interrogatus de etate et susciptione habitus clericalis respondit: “Ho 63 anni dell’età mia, et quando presi l’habito chiericale havevo 12 anni.” Interrogatus se in questo tempo che è nel clero sa che li illustrissimi et reverendissimi arcivescovi nell’andar in visita habbino portato da Zara il pastoral, et quali, respondit: “Lo son stati scritto della […] di monsignor illustrissimo Nadal Veniero, et so che quando andò in visita a Pago portò il pastoral di argento seco a Pago, questo che hoggi dì è in chiesa et si conserva nel santuario, et andò a Pago esso monsignor arcivescovo con la galea di suo fratello [?] che era sopracomito, il clarissimo signor Francesco Veniero, portava per misegna sette colli […], a monsignor illustrissimo Marco Antonio Veniero, fratello di monsignor Nadal, et suo successore, son stato […] il quale medesimamente posto a Pago in visita il sudetto pastorale. Delli altri arcivescovi illustrissimi Molino, Minutio et Ragazzoni non so dire, perché non ho havuto con essi […] servitù come con li sopradetti Venieri; […] che a tempo de monsignor Molino io son stato a Roma al servitio dell’eccellentissimo signor Polo Paruta, ambasciatore.” Interrogatus super causa scientie, respondit: “Io so le cose sopradette perché ero attualmente al servitio delli sudetti prelati, con li quali in quelle occasioni son andato anco a Pago, dove essi nelle funtioni pontificali hanno adoperato il sudetto pastorale.” Et tantum […]
Io Simon Benevento cancelliero confermo quanto ho detto di sopra.

Altri documenti relativi alla disputa, agosto 1618 (3 cc.):
    
Serenissimo prencipe,
sa Dio quanto dolore io sento di convenir molestar la Serenità vostra et quei miei illustrissimi et eccellentissimi signori et paroni, mentre sono occupatissimi in affari di soma importanza, in cosa che li sarà di poco guasto, et che apporta a me afflitione non piciola per il dispreggio che fa Fedrico Grisogono, non dirò alla persona mia, ma alla dignità di questo carico et alla chiesa istessa, poiché questo huomo, non contento et poco grato, dimostrandosi che gli sia riuscito bene quello che per santissimo decreto dell’eccellentissimo conseglio di 11 [?] de 29 novembrio prossimo passato gli poteva riuscire di non poco male per altre inique operationi contra di me a giorni passati usate, sopite poi, et terminate con l’autorità di prudentissimo et benignissimo senatore, che qui all’hora si ritrovava, continuando il suo animo di dare a me ogni disgusto, che poi procurò di esser fatto procuratore del santuario, come gli è riuscito, et presa ocasione di negarmi con false loro inventioni et mendatii, che si scoprono chiaramente, con la depositione de molti testimonii, che io possa nelli bisogni di questa chiesa prevalermi del pastorale d’argento, solito usarsi da miei precessori, et fatto dall’arcivescovo Matteo Valaresso, ha proposto et fatto prender una parte del tenore della copia, che mandai con la mia debita riverenza alla Serenità vostra; et ne sarà anco un’altra con le presenti, inserendo in essa parolle indecenti, inique, di malle esempio et di grandissimo intaco alla dignità ecclesiastica, cercando con propositioni infidelissime di capitar [?] benevolmente da prencipe cristianissimo, come è quella Serenissima repubblica; la quale mi posso render sicuro che non comporterà per la sua antigua pietà che restino vive simili parole tanto pregiuditiali, et inconvenienti, che repugnano ad ogni retto senso, et apportano così gran scandolo; ma vorrà et comanderà che siano abolitti, come la suplico riverentemente, che quanto alla cosa del pastorale sempre, che piacerà a Vostra serenità potrà pigliar ad altro tempo veridica informatione, per conoscer la verità che apparerà da scritture auttentiche, da me inviate a Vostra serenità; che io, fino che haverò spirito, conserverò la mia devotissima voluntà et obsequentissima servitù verso quella Serenissima repubblica, la quale Idio nostro signore si degni di prosperare con ogni maggior augumento di stato et di felicità, et umilmente mi inchino alla Serenità vostra et alle Eccellenze vostre illustrissime.
Di Zara, a dì 12 agosto 1618.
Della Serenità vostra umilissimo et devotissimo servitore,
Luca Stella, arcivescovo.


Copia della parte presa nell’eccellente consiglio di Zara li 8 giugno 1618 omissis etc.
Non essendo conveniente, né raggionevole, che le giurisditioni et privileggi concessi dalla benignità del Serenissimo nostro principe alli fedelissimi et suoi molto benemeriti sudditti, li nobili di questa città, siano da chi si voglia con mezi indiretti et indebiti usurpati o diminuitti, et in particulare da persone ecclesiastiche, le quali come è molto ben notto attendono sempre con tutti li mezi possibili levare ogni giurisdittione et auttorità alli secolari, per arrogarsi il tutto a sé, il che di quanto pregiudicio sia non solo alli particolari ininteresssati [?], ma anco al medesimo Prencipe, dalla cui gratia derivano nelli sudditi tutti li privileggi et tutte le giurisdittioni che godo; per il che, non dovendosi tolerare il grave pregiudicio fatto contra ogni raggione, et contra l’antico et non mai incorotto uso et osservanza di questa città dall’illustrissimo et reverentissimo monsignor Luca Stella, al presente nostro arcivescovo, con l’haver voluto con auttorità propria trasportar fuori di questa città un pastoral di argento di molta valuta, et di eccellente artificio, conservato con diligente cura nel santuario tra le preciose reliquie di questa città, et custodito con tre chiavi; una delle quali sta appresso esso monsignor illustrissimo, l’altra appreso l’illustrissimo signor conte, et la terza dal procurator di esso santuario, che viene elletto dall’ordine di nobili da questo consiglio, al quale, havendolo prima fatto ricercare esso monsignor arcivescovo per portarlo seco nella visita che doveva fare a Pago, li fu modestramente risposto da esso procuratore che ciò non potteva fare, perché mai [?] più per il passato era stato concesso a portare fuori di questa città da alcuno delli illustrissimi et reverendissimi suoi precessori, che pure erano stati prelati così degni et di tanta estimatione, et questo per non aventurarlo ai dubii avenimenti della fortuna; ma che sua signoria illustrissima si diceva [?] servir dell’altro che era fatto a posta per quelle occasioni, del quali li precessori suoi medesimi si erano serviti; né havendosi voluto appagare sua signoria illustrissima di così humana et raggionevole risposta, attese occasione che esso pastorale li venisse alle manni, sì come de lì a pochi giorni li è accaduto con l’occasione dell’incontro fatto all’eccellentissimo signor capitano generale, dopo la quale cerimonia, non havendolo voluto, conforme al solito, rimandar al santuario, ha quello trattenuto et trasportato fuori della città, dove più li è piacciuto, violando con infinito scandalo non solo la detta antica osservanza, la giuridittione del procuratore, ma che importa più l’istesso dominio che ha di quello Sua serenità. Per la qual occasione, essendo immediate ricorso il procuratore con molti nobili dall’illustrissimo signor conte, perché da quello fosse provisto di opportuno suffraggio, sua signoria illustrissima non si volse impedire in quella attione per trovarsi in quel tempo in questa città l’eccellentissimo signor capitan generale, alla cui suprema auttorità li pareva remetter quel fatto. Onde fu fatta subito la medesima instanza a sua eccellenza illustrissima, la quale, havendo con molta humanità ascoltate le nostre raggioni, disse che, senza fallo, havrebbe trovato temperamento con il quale ci haverebbe intieramente reintegrati et pienamente consolati, sì come indubitatamente havrebbe fatto, quando dalla strettezza del tempo et dalle pubbliche occupationi gli fosse stato permesso; ma perché la sua importantissima carrica ricercò subito partenza, non puotte effettuare quanto con molta prudenza si era proposto.
Onde, essendo neccessario che il detto nostro aggravio passi più avanti l’andata parte posta dal signor Federico Grisogono, honorando conseglier con la presentia et intervento delli illustrissimi signori Alvise Vallaresso, conte, et Marco Giustinian, capitanio, rettori di Zara dignissimi, che da questo consiglio sia commesso et datta auttorità alli ambasciatori nostri signor Alvise Detrico [?], governator, et signor Francesco Civalelli, già elletti per altri negocii alli piedi di Sua serenità di rapresentar a quella, con quella maggior riverenza che si conviene et con quella miglior maniera che sapranno, il detto pregiudicio fattoci dall’oltrascritto monsignor illustrissimo, perché nell’avenire non possi farsi simile pregiudicio, né altro che potesse cader nella sua mente, acciò li fedelissimi suoi nobili di questa città possino, in tutti i tempi, con vera quiete goder della gratia pubblica, la quale tutto il giorno vanno procurando di meritarsi, et con profusione della robba propria, et con l’effusione del sangue.
La qual parte letta et ballotatta furono, per la parte balle 27 et contra 2, et così fu presa.

AS Venezia, Senato, Dispacci, Dalmazia, b. 18
Trascrizione di Francesco Danieli.