1 aprile| 1616 Filippo Paruta
Dispaccio del 1| aprile| 1618|
N. (senza numero)
Serenissimo Principe,
dal Clarissimo Sebastiano Marcello, mio precessore, mi sono state consignate cento cinque misure di sale, che a soldi trenta la misura importano ducati ventisie in circa. Ho procurato, et con ogni mio sapere procuro, di trovare vassello per mandar a levarne a Corfù, né posso haverne perché tutti attendono andare in Albania per formenti per condurli nell’Istria con molto più suo guadagno; d’onde, sì come è stato fatto altre volte da’ miei precessori, n’ho ricercato una puoca quantità ad imprestito all’Illustrissimo signor Proveditor di Cattaro sino a tanto ch’io possa quanto prima mandarne a tuore, che di subito gli l’haverei reso più che volentieri, il quale se bene si trova haver pieni li magazeni che gli può bastar per anni sie, non essendovi molto concorso per la vicinità di Risano, non ha voluto prestarmene, et m’ha rescritto le più crude lettere ch’io invio a Vostra Serenità. Et credend’io che si dovesse movere con le raggioni, son stato a pregarlo che per servitio della Serenità Vostra me ne dovesse dare, acciò che non si perda l’inviamento con notabilissimo danno di Vostra Serenità, et gli ho fatta offerta di farlo vendere per suo conto con descavedo della condotta et delle spese minute della mia borsa; né meno l’ha voluta accettare, dicendomi non gli parer bene che quel sale che dalla Serenità Vostra è stato destinato per quella fortezza di Cattaro sia venduto in altro luogo. Ho preso per ispediente, et per pagarne li ministri che servono et altri servitii publici che occorono alla giornata, riverentemente supplico la Serenità Vostra che si degni comettergli che me ne presti trecento, overo quattrocento, stara senza dilatione di tempo, perché il mese che viene principiaranno questi sudditi turcheschi a comperarne, et non trovandone si voltaranno a Risano, così mandati dal Capitanio di Castelnovo, et si perderà l’inviamento, come è stato altre volte per quanto son informato. Onde forse se il signor Proveditor di Cattaro si pensarà di dar via il suo per non haverne io, si trovarà inganato; et però si degni Vostra Serenità cometterli che debba prestarmene senza dilation di tempo né di risposta, essendo che il tempo non può servire a longhezze, et io tra tanto che si venderà questo, farò venirne da Corfù con di quelli vasselli che haveranno forniti li loro viaggi per Albania, et ne farò la subita restitutione. Gratie etc.
Budua, primo aprile 1616.
Riverente servitore, Filippo Paruta, Podestà.
Allegati: dispaccio del rettore di Cattaro, 29 febbraio 1616 (1 c.); dispaccio dal Senato al podestà di Budua, 22 novembre 1614 (1 c.).
AS Venezia, Senato, Dispacci, Dalmazia, b. 15.
Trascrizione di Umberto Cecchinato.