1614 Giovanni Francesco Dolfin
Dispaccio del 20 marzo| 1616|
N. (senza numero)
Serenissimo Principe,
diedi con mie lettere di 7 instante riverente raguaglio a Vostra Serenità dell’accomodamento da me fatto con la moglie, madre, figli et parenti del quondam Assan Chiaus per la morte a lui et al piciolo figliolo, et ferite al nipote date da’ Pastrovicchi, et la buona pace seguita con l’aiuto de Dio tra questi et quelli. Hora mi occore humilmente dinotarLe qualmente pocco doppo conclusa detta pace, comparvero qua da me sei di quelli mercanti turchi di Albassan, che furono da’ Pastrovicchi alla publica strada svaliggiati et spogliati di grossa summa di denari, vestimenti et arme, come con mie lettere di 25 novembre passato ne avvisai Vostra Serenità; et per nome loro et delli altri compagni mi chiederono con grand’instanza giustitia, et che dovessi da’ Pastrovicchi farli rissarcire di reali mille cento quarantaquattro levatili con le arme et vestiti ch’avevano; et havendo più volte parlato et trattato con loro, et resili certi che havevo fatto ogni mio potere per rihavere da essi Pastrovicchi tutto ciò che gli era stato tolto, et che non havevo potuto recuperar altro che reali trecento et certe robbe et arme, et che però di questi contentar si dovessero, poiché mi affermavano detti Pastrovicchi ch’altro non gli era stato tolto, et che detti denari, arme et vestiti s’attrovavano qua appresso di me, et che ero pronto a darglieli, essortandoli con destra maniera a riceverli et farmene una scrittura d’aquietatione et de integral sodisfattione, per nome loro et de’ compagni, di quanto da Pastrovicchi li fu levato; et essi si mostravano lontani dal volersi aquietare, dicendo questa essere una poca parte, avertendomi di esser ressolutissimi di conferirsi alla Porta a porgerne lamentationi et querelle al lor Signore, che contra la buona pace et capitulationi fossero stati da’ sudditi di Vostra Serenità così spogliati et maltrattati; et io continuando ad essortarli, et con l’anteporli molte difficoltà che a Costantinopoli ritrovarebbono, alla fine (con l’aiuto di Dio) operai in maniera ch’essi sei turchi, per nome loro et de’ compagni (fattili prima riconoscere da chi li vide a Pastrovicchi) si contentorono di ricevere detti reali trecento con le arme et vestiti da me recuperati di lor raggione, havendomi in questo negotio servito dell’opera fedele del signor Francesco Bolizza gentil’huomo di questa città molto devoto di Lei, et pronto in ogni publica occorenza, et perciò meritevole della Sua Gratia. Et li x instante me ne fecero una scrittura in caratere turchesco, et scrivono di ricevuta sodisfattione de ogni lor pretensione et di quanto li fu da’ Pastrovicchi levato, copia della quale qui alligata invio a Vostra Serenità, havendo in questo modo rassetatte le cose a questi confini et accomodate queste differenze con sodisfattione delli interessati, con buona pace de gli uni et de gli altri sudditi, et con publica riputatione. Il che servirà alla Serenità Vostra per espressione dell’animo mio verso il buon sevitio delle cose Sue et de gli interessi de’ sudditi Suoi. Gratie etc.
Di Cattaro, li 20 marzo 1616.
Giovanni Francesco Dolfin, Rettor et Proveditor.
Allegato: scrittura con quanto tolto ai turchi (1 c.).
AS Venezia, Senato, Dispacci, Dalmazia, b. 15.
Trascrizione di Umberto Cecchinato.