1614 Giovanni Francesco Dolfin
Dispaccio del 28 settembre| 1616|
N. (senza numero)
Serenissimo Principe,
capitò li 24 instante alle Rive di Zavalla, nei confini de’ Pastrovicchi, giurisditione di questo mio reggimento, una felucca ponentina con 17 huomini sopra, parte Greci et parte Dalmatini, sudditi di Vostra Serenità et parte sudditi Regii, quali scoperti da’ Buduani collà si trasferirono, et quelli retenero et condussero a quel Clarissimo signor Podestà consignandoli et la felucca et gli huomini; del qual fatto essendone stato il giorno sussequente avisato da private persone, et non me ne dando parte alcuna detto signor Podestà, ne restai amirato, et stimando io questo accidente di gran consideratione et di molta importanza per tutti li rispetti, di subito espedii mie lettere a detto signor Podestà dolendomi di questo suo mancamento, et lo ricercai a darmi minuto raguaglio del tutto perché questo negocio non pativa dilatione né bisognava dar tempo al tempo; et che era neccessario di venirsi alla subita espeditione; et per poter far questo stimavo essere bene il far condurli tutti in queste mie forze, non havendo et lui in quel luoco né offitiali né ministri, né cancelliero habili alla diligente formatione del processo, dessignando io di cavare dalla viva voce di essi retenti ogni maniera, a che effetto erano venuti in questi mari, et in queste rive; et se per aventura fossero stati mandati a trattare qualche cosa in questi contorni, o con Pastrovicchi o con Buduani o con altri, o vero a spiar le cose nostre, hora che l’armata nostra è nell’Istria, o a inferir danni a questi nostri confinanti, per ridurli in necessità di far querimonie contra di noi per il danno che li fosse fatto, et in summa per sapere quel più che havessi conosciuto essere di publico servitio, et interesse così circa li pensieri loro come de chi mandati li havesse, et di poi devenire con ogni celerità alla loro espeditione, sapendo in ciò di conformarmi con la publica volontà et dar quel castigo alli scelerati malfattori, che il merito loro richiede per esser anco buona parte di essi banditi; parve a detto Clarissimo signor Podestà ricevute esse mie lettere, di non condescendere alle raggionevolissime et sincierissime mie richieste et persuasioni, ma se rissolse di mandar il patrone con quattro altri principali di quelli retenti con la felucca, et alcuni Buduani all’Eccellentissimo signor Generale in Dalmatia, non considerando, come io l’havevo avisato, che questi negotii non hano bisogno di protraersi in longo, potendo dalla tardanza all’essecutione et dalla longhezza del tempo nascere sinistre consequenze, et doppo haver fatto quello che il suo capritio gli ha aditato, mi ha scritto una sua lettera con poca sustanza; perilché me rissolsi, zelante del publico servitio, di espedire a Budua un Coaditore di questa mia Cancellaria sufficiente, et fedelle per ricevere informatione sopra il fatto sudetto, et per constituir anco qualche d’uno delli predetti retenti, acciò informato potessi devenire a qualche fruttuosa ressolutione, né sua Signoria Clarissima ha voluto meno permettere che detto Coadiutore constituischi alcuno di essi retenti, ancorché siano stati tratenuti nelle acque de’ Pastrovicchi, giurisditione di questo mio reggimento; et vedendomi precluder con queste sue operationi la strada di poter far quanto ero tenuto, et disposto di fare et che stimavo esser di publica sodisfatione in matteria tanto importante, et essendo capitato in mano detto negotio di Sua Eccellenza, ho preso per ispediente di non passar più oltre in detto fatto, aspettando quello Sua Eccellenza rissolverò, havendo solo avertito detto Clarissimo signor Podestà a far haver buona custodia di essi retenti, acciò non fughino come ha fatto uno di essi, doppo che li sono stati consignati, trattandosi di matteria gravissima. Io ho voluto riverentemente dinotar il tutto a Vostra Serenità, affinché sapia l’ottima dispositione che in me vive di renderLa ben servita; la quale haverei fatta espressa con li effetti anco di questa occasione, se il detto signor Podestà mi havesse fatto pervenir nelle mani, come doveva, questo negotio così grave et bisognevole di straordinaria diligenza et espedita essecutione; et se avanti il mio partire di questo reggimento mi giongerà ordine alcuno in detta materia, non mancarò di far quel tanto che come suo ben devoto rappresentante son tenuto di fare. Gratie etc.
Di Cattaro, li 28 settembre 1616.
Giovanni Francesco Dolfin, Rettor et Proveditor.
AS Venezia, Senato, Dispacci, Dalmazia, b. 15.
Trascrizione di Umberto Cecchinato.