26 febbraio| 1617 Camillo Michiel
Dispaccio del 16 gennaio| 1617|
N. (senza numero)
Serenissimo Principe,
ricevei a’ 3 dell’instante le lettere della Serenità Vostra delli 23 del passato col dispazzo per Constantinopoli, che fu da me spedito in diligenza all’Eccellentissimo signor Bailo. Ma tre giorni doppo tornarono in dietro li porta littere, riferendo essergli le littere state levate a Dragoloviti, villa del Sangiacato d’Arcegovina, da Unimille et Michailo, fratelli Conti di detta villa, per certe pretensioni c’hanno contro alcuni altri sudditi turcheschi, Conti della villa di Zurne, sotto il Sangiacato di Scanderia, soliti per quanto li predetti asseriscono, di venir alle volte a Cattaro, et per ciò pretendevalo coloro di trattener le lettere fino che venisse occasione ch’io potessi far metter priggioni questi altri et astringerli a darle soddisfattione. Ho subito spedito a quella volta il signor Governator Antonio Bolizza, nobile di questa città, con mie littere, il quale cavalcando giorno et notte con molto patimento, et non poco pericolo della sua persona, s’è conferito a Dragoloviti dalli predetti fratelli Conti, et adoperandosi con vivacità et ardore grandissimo, parte con ragioni et parte con protesti, ha infine, se ben con somma dificoltà, ottenute esse lettere et quelle consignate alli corrieri, c’hanno proseguito l’incominciato viaggio. Di questo accidente n’ho fatto consapevole l’Eccellentissimo signor Bailo con mie littere, et hora ho voluto darne conto a Vostra Serenità, perché essendo quest’atto così ardito commesso da persone di bassa qualità, può forse coll’essempio pregiudicar non poco a’ publici interessi quando non ne sii fatta qualche dimostratione, che per ciò stimerei fosse bene che la Serenità Vostra ne scrivesse all’Eccellentissimo signor Bailo, per impetrar con ordine dal Gran Signore al Sangiaco d’Arcegovina, o al suo Luogotenente al quale anch’io scrivo, non solo per che sii provisto che non succedano più sì fatti accidenti, ma anco perché siano castigati della lor temerità li predetti Conti, che si sono di più lasciati intendere di voler presto far il medesimo et prohibir il transito delle lettere per la loro villa quando non ricevano dalli sodditi loro aversarii la sodisfattion che pretendono, la quale è impossibile che conseguiscano per mezo mio, non potendo né dovendo li Rappresentanti di Vostra Serenità ingerirsi a terminar diferenze vertenti tra Turchi e Turchi. Ho procurato di voler intender la spesa fatta dal predetto signor Bolizza, in questo viaggio per rimborsarmelo, né ha voluto ricever cosa alcuna, et ho poi havuto informatione che questi signori della famiglia Bolizza in ogni simile occorrenza di publico servitio si sono sempre con somma prontezza et affetto adoperati non solo senza alcuna mercede, ma spendendo anco con animo nobile et grato del proprio, che per ciò m’è parso conveniente col testimonio della presenti rappresentarli degni della buona gratia di Vostra Serenità. Mi giongono hora le littere da Constantinopoli in sachetti sette, quali in una cassetta segnata S invio alla Serenità Vostra colla fregata patron Triffon de Dimitri. Gratie etc.
Di Cattaro, li 16 genaro 1617.
Camillo Michiel, Rettor e Provveditor.
AS Venezia, Senato, Dispacci, Dalmazia, b. 15.
Trascrizione di Umberto Cecchinato.