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24 febbraio| 1616 - 22 luglio| 1617 Marin Garzoni

Dispaccio del 1| giugno| 1616|

N. (senza numero)

Serenissimo Principe,
L’importantissimo negotio di questa scalla, che l’Iddio mercè et gloria di Vostra Serenità abbonda ogn’hora più sempre, fa ch’io non tralassi occasione alcuna superando per vehemenza di desiderio la propria mia natural debolezza, che possa stimar io fruttuosa al publico servitio; per il che in questi x giorni ch’io mi ritrovo a questa carica, ho procurato anco senza denaro et senza molta materia bisognosa alla fabrica di questi Lazaretti, di ridur subito a qualche stato di perfettione così necessaria opera; ho perciò persuaso questi maestri a lavorar con la promissione fatta loro da me di esser in breve sodisfatti, et tolto da diversi in questa città pietre, chiodi et calcina, con obligo della restituttione quando mi sarano inviati dalla diligenza dell’Illustrissimi signori Cinque Savii alla mercantia, li quali provando io zelantissimi d’ogni benché minimo interesse di Vostra Serenità, mi rendo certo che accompagnando essi il loro pronto volere, et molto valore alla mia devottione, resterano presto sodisfatti li creditori. Ho sminuito il prezzo in qualche cosa delle pietre; levato le proviggioni in gran parte de sovrastanti; posto in opera ogni avanzo di materia; dato conto alli medesimi signori Cinque Savii di robbe avanzate et che non s’adoperano, perché risolvino di esse quanto parerà alla singolar loro prudenza, et sollecitato quanto più sia possibile il lavorare per avantaggiar, dove meglio si può, il publico interesse. Ho fin hora anco fatto far il colmo tutto et copertolo dell’ultima parte del novissimo Lazaretto, talché in spaccio di settimane sicuramente, havendo il dinaro et la materia preparata, sarà in total perfettione; di che ho pur dato riverente particolar conto agl’Illustrissimi signori Cinque Savii predetti, dando loro parte app(...) dell’opinion mia circa di questo porto, la qual saria d’affondar due barconi che furono già mandati di qua per servitio delle fabriche et restano hora inutili; non essendosi l’uno mai adoperato onde è ridotto vicino all’abbissarsi, et l’altro col finimento di quest’opera non si saprà pur più che farne; assicurando così con l’empir detti barconi di pietre di far cosa buona, et nell’aggionta del molo et nella porporella da farsi alle becharie per impedir che l’imonditie d’esse non possano più, come fano, atterarlo, risparmiando in questo modo certamente 2 ducati di spesa almeno per la facilità dell’operare, il che è anco opinione del protto a ciò dalla publica providenza destinato; potendosene all’hora assicurarsi et sollevarsi dalla perpetua spesa che si fa nell’escavattione, aciò possano senz’altro impedimento intrar et uscirsene le galee; per carico delle quali devo aggiongere a Vostra Serenità ritrovarsi in pronto sin’hora et fino a’ 24 instante 3.800 et più coli liberi, dare a 900 in circa chiusi all’ordinarie contumacie. Gratie etc.
Di Spalato, li primo giugno 1616.

Marin Garzoni, Conte et Capitano.

AS Venezia, Senato, Dispacci, Dalmazia, b. 15.
Trascrizione di Umberto Cecchinato.