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5 marzo| 1617 - 3 maggio| 1617 Gabriel Morosini

Dispaccio del 6| settembre| 1616|

N. (senza numero)

Serenissimo Principe,
Havendo io convenuto con insolite maniere contradir amicitia con mezzi barberi per venir ne’ mezi dissegni, in essecutione degl’ordini di Vostra Serentità, et essendo quelli sempre sospetti di larghe promesse et di pocha fede, non ho potuto in così breve tempo et indisposto assicurarmi in modo della buona intentione dattami, che io ne dovesse confondamento certo dar certo prima alla Signoria Vostra; finalmente, ridotti alquanti negotii in assai buon statto, mi ha parso tempo oportuno di dargline hora notitia, per attenderne anco il suo volere dal quale non intendo traviar punto. Onde inviandoli conquista le coppie delle lettere corse tra Zalfigar Agha et me, vederà in esse non solo preparatamente di huomeni sudditti turcheschi al numero di 400 incircha, destinatti sotto la caricha del Cipicho et Quarcho, che altro sogetto habile non ha questa giurisditione, ma profferire di migliara sotto la condotta di un suo fratello, con permissione però del Gran Signore; et oltre l’incursione fatte sotto Carlistot a persuasion mia, profferte di farne sotto Segna et altrove, mentre siano per haverne qualche recognitione rispetto alla tenuità delli bottini, quando pur le sucedesse il fatto felicemente. Vederà promessa dell’abocamento con un certo Milos, suditto turchescho ma christiano, di molto seguito, che se mi riuscirà non tralascierò offitio possibile per redurlo con suoi seguaci al stipendio di Vostra Serenità. Queste tutte cose Signor Principe, come importanti e gravi, ho giudicato prima che facci altro progresso in esse dargline riverente conto, aciò dall’alta sua mano venir mi debbano le provviggioni et ordeni, et io con l’ardentia della mia devotione dimostrarmeli non indegno suo Rappresentante, et di questo et di ogni altra cosa ne terrò sempre riguagliato l’Eccellentissimo Generale. Il Chiecagià, cioè Luogotenente, del Sangiacho di Clissa, mi ricerchò che li mandassi Nuntii, per trattar materia di confini, ché il solito loro pretesto quando vogliono l’ordenaria recognitione et havendoli io risposto che alla venuta del suo Sangiacho gli invierei essi Nontii, feci anco presentar lui et suoi divarii reffrescamenti et gentilezze di conto, tutavia o che sia per natura inquieto, o perché ambisca donattivo da Sangiacho, ha continuato a reitherar lettere di voler la patronia di Parghmet villa di questo territtorio, ma io che pocho prima havea ritrovato con qualche industria et non nell’archivi publici registratti ma derilitti in mano di particolari alcune raggioni favorabili per la Serenità Vostra, presi da queste occasioni di risponderli con parole cortese, che alla venuta del Sangiacho gli farei mostrar li Stachiumi solimano, che sotto l’Eccellentissimo Soranzo furno dichiaritti li confini di Traù, che molti miglia più adentro di Perghmet, et la confermatione del presente Gran Signore sotto sua pertinentia, fui sforzato di scriverne duplicate lettere all’Eccellentissimo Bailo (...) con la copia di quelle raggioni, et benché io speri che da se stesso s’aquieterà giusto, non dimeno ad ogni buon fine ho voluto d’arme reverente conto alla Serenità Vostra. Gratie etc.
Di Traù, li 6 settembre 1616.

Gabriel Moresini, Conte e Capitano.

AS Venezia, Senato, Dispacci, Dalmazia, b. 15.
Trascrizione di Umberto Cecchinato.