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5 marzo| 1617 - 3 maggio| 1617 Gabriel Morosini

Dispaccio del 26 ottobre| 1616|

N. (senza numero)

Serenissimo Principe,
Per debita et riverente essecutione di litere di Vostra Serenità delli primo agosto passato instante, fu due giorni sonno, con la parte presa nell’Eccellentissimo Maggior Consiglio sotto li 21 luglio, in materia di decime, ho fatto quello registrar et publicar nelli lochi soliti acciò sii essequita in ogni sua parte, se ben per avanti l’havevo io fatta publicare in virtù di lettere dell’Eccellentissimo signor General Zane. Capitò in queste acque alli passati giorni al luogho di detto Arcangielo, un vaseleto patronizato da Zerbin Penzo, et naufraghò sopra il quale è stato ritrovato sei botte di oglio et cento e tredeci sacchi de anesi, finochi et comini, le qualli robbe ho recuperato con qualche diligienza, et inviato il tutto direto all’Illustrissimi signori Cinque Savii, et il processo all’Illsutrissimi signori Avogadori, con tal ocasione non devo restar di agionger alla Serenità Vostra che con mie delli sei del pasatto, le diedi reverente conto delle speranze che mi venivano portate per la levata di giente nel paese turchesco, le qualli erano fondate sopra certe promese de’ ministri pur turcheschi, et se bene in molte esperienze si conose la involubilità di quel governo, et la pocha fedde delli ministri, come so per esse mie lettere aver detto di dubitarne, tutta via per l’ardente mia volontà dissi veramente quello che mi veniva portato, et che io sopra modo desideravo. Par mo che l’effettuatione si vaddi allongando, et che per consequenza possi eser atribuito a me qualche mancamento, sii mo o per il prometer cossì pronto o per dubio del effetuar lento, ho detto quanto basta circha la promesa. Dirrò adonque dell’effetuacione aciò che possi essere sincierate cadauna delle Eccellenze Vostre che da me vien operato tutto quel più si possi nel lorro servitio. Credami la Serenità Vostra ch’io non riposo con l’animo né di giorno né di notte per veder a qualche buon fine terminata tal opera, et se non si fosse atraversato, credo io ordeni dalla porta, et la fugita delle gienti del cambio. Al sicuro averei supertato tutte quelle difficultà magiori che mi avesse portato l’involubilità de’ Turchi, non son però a fatto fuori di speranza avendo questi ricevuto altra lettera dal turcho confidente, il quale s’affaticha per l’effettuacione delle promese quanto può, et ne spera bene, et ne doverò post dimani abocarmi con quel Milos christiano sudito turchesco, et di molto seguito, al qualle essendo effetuato quello ch’io sopra modo desidero et mi vien promeso da chi ne trata, sero possi riusir di satisfatione alla Serenità Vostra, et serrà certo di gran solevo al mio animo che di tutto quello anderò operando darò riverente conto al Eccellentissimo signor Generale. Anco di questi signori Capichi et Quarchi, non si vedde l’effetto delle sue promese, dicono per le sopra narate difficultà, credo anch’io che quelo ne abbi parte, ma dubito anco vi s’agionghi la loro pocha volontà, et il desiderio di goder le comodità della patria, ne voler aventurar la vitta nelli patimenti della guerra. Gratie etc.
Di Traù, li 26 ottobre 1616.

Gabriel Moresini, Conte et Capitano.

AS Venezia, Senato, Dispacci, Dalmazia, b. 15.
Trascrizione di Umberto Cecchinato.