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5 marzo| 1617 - 3 maggio| 1617 Gabriel Morosini

Dispaccio del 10 novembre| 1616|

N. (senza numero)

Serenissimo Principe,
Mi è inffin sucesso l’abbocamento con Milos, sudito turchescho ma cristiano, del quale gli ne diedi riverente conto con più mano di mie litere, et particolarmente con quelle di sei settembre et doi ottobre pasato. Questo sogieto è huomo di molto seguito, ma però di giente murlacha, et vine per quello dimostra con ardentissima volontà di venir a morere sotto la protetione della Serenità Vostra; offerise doi mille anime de’ qualli cinquecento buoni da spada, et desidera di condur secho un tal turcho, qual brama farsi cristiano con doi cento persone, adimanda ducati quatrocento l’anno di provisione così in pace come in guera; per il turcho dusento, ai suoi figlioli, che sonno d’anni quatordeci, in tempo di guerra ducati quindeci al mese, et a’ dui neppoti salario di Capitano. Queste Sua Provvidenza, sonno le sue proposte delle qualli quando paresse bene alla Serenità Vostra tratarne, si potria andar restringiendo in conditione più honeste. Io mi abochai secho più per desiderio di levarli giente, che per pensiero di discorer sopra simil instanze, tutavia stimai di servitio publicho l’ascoltarlo, et agradere quanto ricercava, per portar come facio il tutto alla notitia dell’Eccellenze Vostre, et atenderne la Sua prudentissima deliberatione. Promise anco per la ventura setimana incaminarme sotto la condota di uno delli sopradetti suoi nepoti, fin sesanta huomeni che sucederà l’inviero subito all’Eccellentissimo signor Generalle. È verro che la fedde de’ suditi turcheschi è falsissima, ma di costui mi vien rifferto gran bene; è cristiano, e dovrebe averne, ma quello che magiormente mi fa creder possi meter in essecutione quanto ricercha, et atender a quanto promete, è nemicissimo di quello deve essere Sanzacho di Licha, territorio ove stantia, avendoli destruti dui suoi castelli, et perrò dubita et della robba, et della vitta. Averei cavato altri particolari, cioè della condition delle gienti, del moddo del venire, della quantità de animali, et del locho che desiderava, ma ho stimato bene prima di pasar avanti, in questi tempi masime, ricever il comandamento della Serenità Vostra, per poter secondo quello andarmi regolando, et suplico riverentemente cadauna delle eccellenze vostre restar sicura che di me serrà nella presente charicha incontrato con tutto l’affeto delle mie debolisime forcie, il loro gusto et servitio, né risparmiarò la vitta istessa, per servitio della mia carissima patria. Gratie etc.
Di Traù, li 10 novembrio 1616.

Gabriel Moresini, Conte et Capitano.

AS Venezia, Senato, Dispacci, Dalmazia, b. 15.
Trascrizione di Umberto Cecchinato.