5 marzo| 1617 - 3 maggio| 1617 Gabriel Morosini
Dispaccio del 23 novembre| 1616|
N. (senza numero)
Serenissimo Principe,
Esendomi venuto a noticia che quelli di Pagho avevano introdoto il portar salli a Rogosnizza, villa bipartita fra Sebenicho et Traù, et ivi venderli o baratarli a vil prezzo a’ Murlachi e Turchi che in quel luoco capitavano, con grave pregiuditio de’ datii dell’antedeta città et con pericolo notabille della sanità, perché ricevevano a baratto robbe di lana, come schiavineti, forbice, et sachi, che venivano condoti da Cetina, et altri lochi della provintia di Scopia, sospeti per il più di peste, mandai questa cavalaria con un numero di pedoni appresso ad intercederli la strada, et gli anemi di prenderne sei, fugiendo gli altri dalli costituti de’ qualli ò liquidato parte de’ nomi delli Ciatraienti, suditi però di Vostra Serenità, che proclamati con termine di giorni otto, procederò a quel castigho contro di essi che giudicherò potersi servire di coretione et di teror agli altri. Ho rilasciato gli huomeni, cavalli et robbe delli Morlachi pressi, essendo suditi turcheschi, per schivar ogni romore a questi confini, in questi tempi massime et per procurar qualche benevolezza con queste genti, acioché mi snudi quello ch’io sopra moddo desidero di amicarme qualche trupa all’Eccellentissimo signor Gieneralle, stimando anco di incontrare con la mente di Vostra Serenità. Ho di ciò datto conto all’Illustrissimo signori Proveditori al Sal, Sopra Proveditori et Proveditori alla Sanità, ad ogni buon fine. Il Logotenente del Sangiaco di Licha, doppo aver fatto tentativo con le solite vanie de’ Turchi, di ricever il presente da Sanzacho, et prova di usurpar la villa di Parghmet, stimando facile che una delle due le potesse riuscire, conoscendo esser io novo del caricho, si è pur in fine aquietato alle semplice ragioni della Serenità Vostra, da me fatelli sapere et doppo qualche pertinace pensiero nel qualle insisteva et del qualle gli se diedi riverente conto con mie delli sei settembre. Avendomi con ultima sua scrito che si acontenta aspetar la venuta del Sanzacho, per la ultimatione di detto negotio, il qualle si atende per Pasqua di Resuretione, ho dato conto all’Eccellentissimo signor Gienerale dell’offesa fatta dal figliolo di questo signor Governatore, di cinquanta cavalli et di altre particolari occorenze, ne aspetto il suo comandamento, et ciò ho fatto in obedienza delli ordini di Vostra Serenità in simil cause, et per non aportarle maggior occupatione nelle multiplicità de’ negotii. Gratie etc.
Di Traù, li 23 novembre 1616.
Gabriel Moresini, Conte et Capitano.
AS Venezia, Senato, Dispacci, Dalmazia, b. 15.
Trascrizione di Umberto Cecchinato.