5 marzo| 1617 - 3 maggio| 1617 Gabriel Morosini
Dispaccio del 16 dicembre| 1616|
N. (senza numero)
Serenissimo Principe,
Se nella litera ricevuta in questo ponto con il solito della mia riverenza, et inviatami dalla Serenità Vostra sotto li 4 di novembrio pasato, non mi fosse espresamente comesso di doverLe dar particolar risposta, tralasierei di farlo, conosendo le molte Sue ocupationi, et esser questo offitio al presente di avantagio; tutavia in obedienza delli Suoi comandamenti dirrò riverentemente non aver procurato né pensato ad altro la mia volontà, se non al vicinar bene et ad insinuarmi l’amorevoleza di quelli che comandano a questi confini, se ben anco con qualche mio interesse, conosendo esser talle la mente di Lei, et desiderandollo sopra moddo anch’io per cavarne quel fruto che alle presente turbolentie è necessarissimo per mio che l’Eccellentissimo signor Bailo le abbi signifficato aversi doluto secho il Sangiacho di Clisa per certo aviso auto da Nadan Chiechagia suo Luogotenente, dolendosi costui con intentione di asserti danni pretesi a questi confini, il qualle se ben a quest’hora et già qualche tempo apresso a mortifficato li suoi pensieri et ville con perfeta corispondenza mecho essendo pasate diverse amorevoli offerte, con litere et con effeti delle qualli partendo inviato alla Serenità Vostra et molta quantità ne potria al presente mandare che mi ritrovo, quando non dubitasi di aportarLe tedio. Nelle sue machinate inventioni non erra il fondamento sopra danni, ma sopra l’ambitione et avaritia di ricever presente de Sangiacho, movendo anco bisbiglio ne’ confini che è il solito pretesto de’ Turchi, del qualle con riverenti letere mie le ne diedi destinta noticia sotto li sei settembrio pasato, et con duplicate all’Eccellentissimo signor Bailo, né mi aquieta stimando costui facile avantagiar la sua causa, vedendomi novo al caricho, fino che con vive ragioni et particolarmente con dui Achiumi del Gran Signore, in questo proposito che li feci vedere, me lo resi confidente, aquietando apresso senza alcun interesse della Serenità Vostra la pretensione vana capitatoli nel pensiero, avendo pur in questo ponto ricevuto sua amorevolisima litera, et s’asicuri la Serenità Vostra che con il solito della mia riverenza porcurerà quanto più si possi l’obedienza delli suoi ordini et l’avantagio delle cosse sue. Né a questo proposito devo tralasciar di dirLe che avendo uno di Seghet danegiato un cortivo de’ Morlachi con trasportarle un pocho di paglia, et un altro Sebenzano che aveva rubato sopra il teritorio di Zarra sei manzi ad un turcho et capitò in questa giurisditione, feci quelli proclamar alle pregioni, il valor de’ manzi restituir al turcho, castighai li delinquenti, et con questa giustitia mi capitò litere del medesimo Chiechagia et di molti Agha, che non si potero contenire di mostrarmene gratitudine. Gratie etc.
Di Traù, li 16 decembrio 1616.
Gabriel Morosini, Conte et Capitano.
AS Venezia, Senato, Dispacci, Dalmazia, b. 15.
Trascrizione di Umberto Cecchinato.