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22 febbraio| 1607 Marin Gradenigo

Dispaccio del 22 luglio| 1607|

N. (senza numero)

Serenissimo principe,
refferendo un mercante venuto in questa città da Lubiana alcuni particolari degli Uscochi che hanno preso li duoi vascelli questi giorni passati qui nell’Istria, ho fatto tuor la sua depositione e la mando qui occlusa a Vostra serenità, perché la ponga in quella consideratione che le parerà. Gratie etc.
Di Capo d’Istria li 22 luglio 1607.

Marin Gradenigo, Podestà e Capitano.

Allegato:
Die 22 iulii 1607. (1 c.)
Constituto alla presentia e de merito [?] dell’illustrissimo signor Podestà e Capitanio nella salla del pallazzo monsignor Giovan Battista Zuliani di Capo d’Istria, mercante solito pratticar a Lubiana et altri lochi superiori, et interrogato nel particolar in […] da lui rifferto, rispose: “Ritrovandomi io a Lubiana alli 17 luglio instante et abbattendomi così a caso in un Iuan Vlatco vaivoda di Segna, da me conosciuto già alcuni anni, gli dimandai, come si suol fare, che buone nuove erano alle basse, il quale mi rispose cattive nuove, mi disse li nostri soldati di Segna al numero di 300 in sei barche sono andati in Istria, et hanno preso due vascelli grossi con gran bottino, che per quello che dicono hanno valsente sopra tra danari e mercantia di 150.000 ducati, e per haver gli suoi delli vascelli e mercanti che vi erano sopra fatto grandissima difesa, sono stati tagliati a pezzi delli Uscochi, che pochi ne sono restati vivi e si trovano schiavi. Ma che se havevano vinto ogni poco si salvavano facilmente, e mi soggiunse anco esso vaivoda che questi uscochi, venuti con il bottino e schiavi a Segna, non erano stati accettati dentro dal capitano, onde loro si erano ritirati alle Dinizze sul Vinodol, et havevano scaricati li pezzi che erano sopra li vascelli et li havevano posti in un castelletto che si trova in quel loco, et là si erano fatti forti e stavano aspettando quello che succedesse, perché il capitanio di Segna ha scritto al general di Caslistor [?], il qual è subito partito per le porte alla volta di Graz, e non si sa ancora quello che sarà.” Et tantum […] interrogato come questo vaivoda sapeva questi particolari et se veniva all’hora da Segna, respose: “Signor sì, egli veniva all’hora da Segna et era venuto a Lubiana in due tornate e meza, essendosi abbattuto presente quando li uscocchi venero col bottino a Segna; dicens questo è il maggior capo di Uscocchi che sia a Segna, e mi rifferiva che si era partito da Segna e retirato a Fiume, insieme con Iurissa Cabdun altro capo, per non andar fuori con essi Uscocchi, per non dar disgusto a sua altezza.”
Interrogato, disse: “Egli mi disse che delli Uscocchi erano stati ammazzati tre soli, ma molti feriti, e diceva che a Segna li capi erano in gran furia, dubitandosi che l’Armata della Serenissima signoria, qual essi sanno che è fuori, non faccia qualche danno e rissentimento [?], sapendo che la Repubblica non vorrà sopportar un affronto di tal sorte.” Quibus habitis etc.

AS Venezia, Senato, Dispacci, Istria, b. 4
Trascrizione di Francesco Danieli.