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1614 Giovanni Francesco Dolfin

Dispaccio del 9| novembre| 1614|

N.

Serenissimo Principe,
una delle principali et più importanti cure alle quali io sia obligato per il carico mio et desiderio che tengo di ben servire la Serenità Vostra è d’invigilare con ogni spirito alla buona custodia et sicurezza di questa sua così necessaria et a lei sì cara fortezza. A questo havendo io atteso con ogni diligenza ho trovato nel far la prima rissegna de’ soldati, molti disordini, infiniti abusi, et notabili corrottelle, introdotte in questa militia non solo a danno ma ad eminente pericolo del publico interesse, essendo che quasi la maggior parte di essa soldatesca sono casalini nativi, altri (con haver prese moglie paesane) accasati qua, altri Ragusei, et altri Morlachi sudditi turcheschi circonvicini; et il resto ch’è la minor parte, è soldatesca italian, tra’ quali vi erano anco putti inutili, essendo a simil gente raccomandata la cura di questa così importante fortezza a questi confidati li nomi et segni per le ronde a questi le sentinelle, le porte, le mure, le artigliarie et infine a questi la somma di tutta la forteza, et di giorno et di notte, et se bene non sono stato sin’hora infrutuoso con l’haver provisto a quello che più ho potuto et conosciuto oportuno col cassar questi che in termine di mesi tre debbino haver porvisto et adempito le loro compagnie de genti conforme alle dispositioni delle leggi, et oblighi loro, non havendo però licenciati li casalini per hora, perché sarebbe restata la fortezza senza pressidio et senza chi la guardassi, tuttavia essendo sicuro che da essi Capitani per la lontananza del paese et per esser esausti di danari, non serà fatta alcuna provigione, mi ha parso di notificar il tutto alla Serenità Vostra con la solita mia riverenza, acciò che dalla somma Sua Prudenza sia provisto a così gravi et importanti disordini et perniciose introduttioni, o col mandar una compagnia de’ fanti o con qual’altro miglior modo che all’infalibile sua sapiena parerà. Et dell’istessi disordini n’ho anco datto particolar raguaglio all’Illustrissimo et Eccellentissimo signor Proveditor Generale in Dalmatia, et mandatoli li rolli, accioché ne vedi in quelli comprobata la real verità di quanto le scrivo, et che possi anch’esso porgere qualche rimedio a così importanti abusi et pessime introdutioni.
Oltre quanto riverentissimamente dinotai sotto li 26 del passato a Vostra Serenità, in proposito della captura de Vincenzo di Triffon et compagni da Perasto, et abbruggiamento del suo vassello fatta da duoi fuste di Caolacchi, hora con l’istessa riverenza li aggiungo qualmenti il sudetto Vincenzo et compagni, eccettuati duoic he sono restati schaivi, sono stati liberati con l’esborso di tolari millecento e quarantasei, et che dette due fuste non sono altrimente barbaresche, ma l’una da Santa Maura, patron di essa Memi Reis, et l’altra da Corone, patron Deria Reis, et le genti di quelle sono tutti Leventi, et dette fuste si sono retirate nella fiumera a Polina, il che ha posto gran timore in questi sudditi, ch’erano in quelle parti d’Albania per biade, et sono fuggiti via con li vascelli parte vuoti, et parte con poco formento, et di tutto ciò ne ho avisato l’Illustrisismo signor proveditor dell’armata, che nelle acque di Ragusi si attrova. Se altro occorerà ch’io stimi degno d’esser in teso da vostra serenità gliene darò con ogni humiltà particolar conto. Gratie etc.
Di Cattaro, li viiii novembre 1614.

Giovanni Francesco Dolfin, Conte et Capitanio.

AS Venezia, Senato, Dispacci, Dalmazia, b. 13.
Trascrizione di Umberto Cecchinato.