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2 agosto| 1610 Francesco Contarini

Relazione|

Relazione di Francesco Contarini ritornato di Capitano a Zara 2 agosto 1610
[Collegio, relazioni, busta 72]

Serenissimo Principe
Il tornar di novo io Francesco Contarini a racontar a Vostra Serenità quello che da tanti publici rapresentanti li è stato molte volte detto, si a voce come in scritura, a me pare superfluo, tuttavia venedo dal carico di capitanio di Zara et essendomi commesso dalle leggi il render conto di tutto quello che io conosca bisognar a quella fortezza et a quel governo, spronandomi anco il debito di buon servitor della Serenità Vostra, rappresentarli in questa mia scrittura quanto habbi conosciuto esservi di bisogno et di fruto, et tutto quello che nel tempo di questo mio reggimento mi è occorso operare degno di esser dalla Serenità Vostra saputo: attenderò io solo a trattar di quelle cose che mi paggiono più bisognose, poiché doi anni et XX [venti] giorni continui son stato al capitaniato di quella città, nella quale con ogni sorte di studio ho voluto vedere si le cose perfette della piazza, come le imperfette che vi si trovano, le quali sono state da me molto ben considerate et consultate, con quelli signori collonelli che a mio tempo sono stati a quel governo; et hora resciede per governatore di quella militia l’illustrissimo collonello il signor Domenico Cartolaro, che per il suo valore, per la buona esperienza nelle cose militari et per il zelo che ha di ben servire, si rende degno degli honori et carichi che da questo Serenissimo Dominio gli sono imposti.
Il sito adunque della città di Zara si può dire fortissimo, essendo una lingua di terreno circondata dal mare da tre parti et quella parte che non è al mare è picciola et forte ancora, havendo incontro il forte che li cuopre il suo terreno.
Si ritrova nella piazza di Zara cinque capitani con fanti 80, per uno presidio veramente tenuo per le molte fationi che vi si fanno, onde causa disordine che non si trovando soldati forastieri da rimettere, è neccessario il permetter molti soldati della costa della Dalmatia.
Et perché li sopradetti soldati sono aggravati di fattioni, sarebbe neccessario proveder al pessimo stato de alcuni corpi di guardia et in particolare a quello della porta di Terra ferma, così importante per esser di legname fabricato et di già tutto marcio, da invechiati pontelli di legname pur sostentato, minacia apertissima rouina; viene per questa caggione a star male il soldato che guarda la porta et la porta per questa causa viene ad esser debolissima et dico i più a Vostra Serenità che li allogiamenti sono pochi, che non bastano per loro alogio, essendovene tra tutti quelli del forte e della città se non novantasei.
Li doi cavalieri dentro la fortezza sono per la bassezza loro imperfetti et hanno bisogno esser levati, perché essendovi opposti quelli del forte, non potendo scoprir quanto di doverebbe, l’artellaria può poco far l’offitio suo.
Vi è anco in molte parte di questa muraglia verso il mare appriture che minacciano grandissima rouina, tale che è neccessario resarcirla, per che cascando sarà un danno infinito di Vostra Serenità.
Quanto al forte si trova in raggionevol stato, acconci che sarranno alcuni fianchi, che sarà facile il farlo, mancandovi solo una strada levata di buon terreno cuogolata(?) acciò si possi condure dentro et fuora con qualche facilità l’artellaria.
Si trova ancora in così picciol circuito, come è Zara che non è più di passi mille e trecento in circa, sei porte, quatro delle quali stanno sempre aperte, le quali sonno queste la porta di Terra ferma, le Beccharie, le Cattene et San Grisogono, le quali sono, come di sopra ho detto, così scomode che li soldati ci stanno così malamente, che difficilmente in una occasione si possono diffendere, contrario notabile, per che la porta che non si può diffendere con il petto delli huomini da un improviso assalto, debolisse la Piazza; et la debolezza maggiore di queste quatro porte è quella di Terra ferma, tanto importante essendo il suo corpo di guardia, si può dire, in terra, onde ne nasce anco bruttezza a vederlo, tal che per servitio di Vostra Serenità è neccessario rifarlo, per che al sicuro cascherà et presto, con gran rischio di male a quelli soldati che si troveranno a quella guardia; le altre doi porte, la una nominata San Simeone et l’altra delle immonditie, le quali ad altro non servono che alla comodità di terrazzani, alle quali non sta guardia nissuna, salvo che di notte una sentinella sopra di esse, cosa Prencipe Serenissimo perniciosa, che si trovi tante porte in si picciol circuito, che quando le se approno, che segue spesso, vi si manda guardia di quatro soldati, assicurando Vostra Serenità che non può nocer niente il temere, si di quelli di dentro come di quelli di fora, et massime in questa fortezza che vi si trova tante sorti di natione.
Non voglio restar di rappresentar a Vostra Serenità il bisogno delli allogiamenti per la cavallaria, poiché continuando ad allogiar nelle case de particolari et essendo per il più destrutori di dove allogiano, vengono per ciò a portar grandissimo danno alla città et habitanti, poiché per questo effetto si vedono molte habitationi redotte alla rovina; fu dato principio nel tempo del felice generalato dell’eccellentissimo General il signor Giovan Giacomo Zane, alla fabricha di vent’uno allogiamento et da Sua Eccellenza con ogni accurattezza fu sempre atteso alla fabricha di quest’opera in vero santa, quali si trovano hora in questo stato sei ne sonno redutti al colmo, ma non però forniti di quello che vi bisogna di dentro, quatro sono redutti a più della mettà et li altri se li è fatta la muraglia quasi al primo solaro, et credo che l’eccellentissimo signor Marc Antonio Veniero General presente, signor d’ammirabil prudenza, apperfetioneria questa così importante opera, quando da Vostra Serenità li sarà il danaro somministrato, alli quali, con ogni riverenza debita parlando, per mio giuditio, doverebbesi poner ogni diligenza et cura.
È de necessità che sii provisto de luoghi idonei per tenir al coperto li respetti dell’artellaria, come sono ruode et letti, quali per non haver luogo suo proprio vengono sparsi qua et la, in luoghi humedi, dove che non v’entrano l’aere vengono a marcirsi et del tutto rovinarsi; et io in questo mio reggimento ho convenuto scavalcar la maggior parte dell’artellaria che è sopra la muraglia, ponendola sopra cavaletti, per esser di loro letti infraciditi et guasti, si che relasciavano la ferramenta con pericolo di perderla et esser con facilità robata, et ho fatto questa levare et consegnare al sopramassaro della quale si è fatto debitore.
Et è per remediar alla rovina di questi letti et ruode, non mi par che fosse fuor di raggione, anzi giudico che fosse utile assai, che fosse provisto di un carraro, qual havesse particolar cura del governo di questi, tenedoli acconci come si suol nelle altre fortezza havere.
Si trova in questa fortezza doi depositi di polvere et ambi doi si sono sotto il mio reggimento revisti, barillo per barillo, assistente di continuo il collonello Cartolaro et fu per gratia del Signor Dio trovata tutta asciuta et ben conditionata, che altro diffetto non se li può dare eccetto che la polvere grossa è un puoco polverosa, che saria facile accomodarla, et fu pesata tutta et fu trovata esser la grossa lire 138.175 et la fina lire 3.744.
Al maneggio di quest’artellaria s’atrova sedeci bombardieri priovisionati con il suo capo et di questi ve ne sono dui per ettà et uno per privileggio esenti dalle fationi, che quando tutti le facessero sarebbe di numero sufficiente; vi sono 60 scolari bombardieri della città, quali vengono benissimo dal loro capo disciplinati et ne ho anco io havuto particolar cura et ne son restato a pieno consolato, si per la buona dispositione, che ho conosciuto in costoro, come per l’ammaestramento che dal capo loro ho veduto essergli sporto, huomo per la profesion che tiene da esserne tenuto conto.
Quanto all’artellaria che vi si atrova, ve ne è a sufficienza per ogni bisogno che vi potesse occorer, essendo in tutto pezzi numero 90 della sorte et conditione che più distintamente qui di sotto è notato:
canoni da 60 numero 3
detti da 50 numero 10
detti da 20 numero 10
colombrine da 50 numero 3
dette da 30 numero 2
dette da 20 numero 4
dette da 14 numero 5
sacri da 12 numero 13
falconi da 6 numero 14
detti da 3 numero 8
detti da 1 numero 3
moschetti da braga numero 3
periere numero 2
Di più venuti novamente da Venetia:
colombrine da 30 numero 2
dette da 20 numero 4
dette da 14 numero 3
falconi da 6 numero 1
Sono in tutto numero 90
Le arme che in una sala sono per armar al sicuro più de mille huomeni, le trovai in pessimo stato et dalla acconcie, dove che per riccuoperarle feci et è un anno che un armaruolo, a questo effetto rolato, si ponesse a governarle, qual continuamente ha lavorato insieme con un altro che di settimana in settimana vien dalla Camera pagato et le riduce in buon stato, ma vi bisognerà poco meno d’altre tanto tempo a recuperarle tutte, quali finite, sarà bisogno darle immediate un’altra revista et poi mi do a credere che si potranno mantenere con la cura di questo mastro, che doverà continuamente esser tenuto.
La Camera fiscal ha de entrada di datii, incanti, livelli de scogli et terratici circa ducati 12.000, essendovi nel tempo del mio reggimento accresciuto più de 200 ducati, de quali si pagano sallariati et provisionati et tutte le altre spese che ordinariamente fano bisogno per servitio della fortezza, danaro d’avantaggio sufficiente quando non fossero le spese estraordinarie, che ben spesso occorrono, come alli giorni passati per causa del sospetto di peste poco lontana dalli confini, covenendo tenere molti guardiani, per haver prohibita la pratica alli proprii sudditi delle ville di terra ferma per più di quatro mesi, non potendo esser sicuri che questi tali non pratichino con li sudditi Turcheschi, ancorché siino state fatte rigorose proclame; et al principio del mio reggimento per le grandi spese che si havevano fatte, nel tempo che era la peste in Spalato, andandovi 200 ducati di più al mese de salariati, trovai che la Camera era andata al disotto da 1000 ducati et più che non poteva l’entrata bastare, et nel mio tempo si è risarcito ogni cosa et ne sono hora più de 1000 soprabondanti; è custode di questo danaro il clarissimo signor Zuanne Lippomano camerlengo et castelano, gentil huomo di gran sincerità et perfetta bontà.
A cotesti confini pochi sono li tempi che si stiano in quiete, perché essendo vicini a Morlachi et Turchi, gente roza et barbara, alla rapina dedita, è difficile guardarsi dalla rappacità loro, ma però dalla sufficienza et valore de signori procuratori della cavallaria vengono rafrenati, col passar a viva forza ne paesi loro et col far preda maggiore et col maggiormente risentirsi; et nel principio del mio reggimento vi erano rumori assai, perché vi si facevano prede grandissime d’ambe due le parti, ma sempre avantagiosamente dalli nostri, dove che passavano tra il regimento et il Sanzacco di Licca, Halil Begh, che signoregiava il paese vicino, grandissimi trattati, ma havendossi ridotto il detto Sanzacco questo novembre prossime passato al castello di Zemmonico, per sette miglia distante da cotesta città, con pensiero d’haver il presente che a nome della città se li suol dare, ci spedì uno de primati suoi, con parole cortesi fuori dell’usato, a farci instanza dell’abbocamento, parendogli forse onta il non esser per molti anni inanti stato presentato, il che da un confidente che suole esser molto accarezato ci fu referto, gli fu risposto con pari amorevole parole, ma gli fu messo in difficoltà l’abboccarsi, quando non si fosse stati sicuri d’ultimar li strepiti et terminar le pretensioni, che dalle loro parti erano grandi, et viver da qui inanti in buona pace et in tranquila quiete, all’hora sarebbe stato compiaciuto del presente. È stato con così destra maniera trattato questo negotio, che con tutto che si mostrasse renitente, ha ultimamente condesceso alla quetanza, senza un minimo esborso; il che è considerabile, poiché al sicuro si sono superiori nelle depredationi per il valsente [valore commerciale] di doi mille ducati et questo è stato trattato in altro tempo coll’offerirgli parechi tolleri et non si ha potuto effettuare; havuta questa certezza fu giudicato dovergli inviare il presente per l’ambasciatore della città, del che tutto fu avisata Vostra Serenità a quel tempo, coll’apportarle speranza che si dovesse nell’avenire vivere in quiete a questi confini. Ma havendo poi il Sanzacco per via di condana fatto bastonare un Aga, qui alli confini principale, se gli solevò contro et prese l’armi per instigatione di parenti di questo Aga, lo assediorno in una casa talmente, che doppo haverla sforzata gli ammazzorno il primo locotenente et tre soldati, li tolsero la magior parte di cavalli et fornimenti et scaciorno la sua persona con promessa di non tornare al Sanzaccato et a mala pena vivo se ritirò egli verso Licca, in un suo castello di patrimonio, dove che li Turchi et Morlacchi confinanti, per non haver alcun timore di poter esser castigati, ogn’uno si fa lecito far a suo modo et più che prima infastidiscono questi confini, et molto peggio fariano quando che dal clarissimo signor Proveditor della cavallaria, il signor Camillo Trivisan, non fossero tenuti con mirabil maniera in freno et timore.
Tralascierò il render conto della qualità de cittadini, della quantità delle anime che sono dentro la città et delli sudditi nei villaggi di terra ferma et delli scogli, del modo del proveder il vitto et la maniera del governo di questi popoli, dovendo di breve referir a Vostra Serenità il clarissimo signor Domenico Thiepolo, al presente Conte di quella, signor di tanta prudenza e valore che rende ad ogn’uno satisfatione, contento et stupore, perché tenendo con assiduità pari, et alle audienze et alla proviggione, si fa da ogn’uno riverire et temere, oltre l’haver tenuto sempre la città abondante.
Restami solo presentar a Vostra Serenità la mia fedel servitù et si come nel già detto carico non ho restato, con quel maggior spirito concessomi dal Sommo Fatore, d’occuparmi in quello che ho potuto comprender dover esser di fruto a Vostra Serenità et a questa Serenissima Republica, così prometto per l’avenire dover impiegar quanto posedo et questa vita istessa ad ogni servitio di questo felicissimo Dominio. Gratie